Lavori Pubblici

«Giro di cassa» coraggioso per il piano sblocca-cantieri

Giorgio Santilli

Sarà solo un «giro di cassa», come dice prudentemente il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, anche per rassicurare le grandi imprese appaltatrici, ma l'operazione sblocca-cantieri non è priva di aspetti coraggiosi sul lato dell'innovazione e della movimentazione di risorse: si crea un fondo di 2 miliardi per finanziare opere cantierate (da proseguire) e cantierabili (da avviare entro fine anno) prelevando «cassa» da alcune grandi opere-bandiera (la Tav Torino-Lione, il Terzo valico e l'appostamento per il contenzioso sul Ponte).

«Non si tratta di definanziamenti, ma solo di spostamenti di risorse di cassa che saranno poi reintegrate», precisa il ministro che non ci pensa proprio a ritardare i cantieri di Tav e Terzo valico, due pietre miliari anche nella sua storia politica. Il ragionamento dello sblocca-cantieri sembra avere comunque una ferrea logica: visto il momento di grande crisi, tenere congelate le risorse in attesa di autorizzazioni e avanzamenti progettuali non ha senso; meglio usare le risorse che abbiamo in cassa per fare subito le opere che hanno progetti pronti; poi rifinanzieremo la cassa per quelle grandi opere via via che comincerà il tiraggio di cassa. La Torino-Lione, per esempio, è già finanziata per competenza con 2,8 miliardi, quasi l'intera somma dovuta dall'Italia (mancano 261 milioni), ma ancora manca l'approvazione del progetto definitivo da parte del Cipe e il cronoprogramma prevede l'apertura dei cantieri del tunnel di base non prima del 2015.

Il cambiamento di prospettiva è notevole. Fino a oggi le grandi opere al rallentatore hanno tenuto ferme risorse che si sarebbe potuto utilizzare per altro. Ora si spezza questo regime privilegiato imposto dalla legge obiettivo (si appalta un'opera solo quando è completamente finanziata). Già Tremonti aveva ridotto questa rigidità finanziaria eccessiva, reintroducendo la realizzazione per «lotti funzionali». E sempre Tremonti aveva avviato la stagione delle revoche dei finanziamenti per opere che non riuscivano a spendere le risorse in cassa.

L'operazione sblocca-cantieri di Lupi sarà ora valutata per due ulteriori passaggi. Il primo è l'impegno effettivo a rifinanziare la cassa di queste grandi opere. Semplice promessa o impegno scritto nella norma? Spostamento temporale di poste di cassa o taglio di risorse in attesa di future "ricariche"? Il modo in cui la norma definitiva sarà scritta peserà anche sul futuro di queste opere. Si tratta di opere che hanno disseminato molti dubbi nel loro percorso e non solo nei no-Tav. È noto che Fs non mette il Terzo valico in cima alla lista della priorità rispetto al Brennero, alla Brescia-Padova o alla Napoli-Bari. Servirà chiarezza e forse un aggiornamento del quadro delle opere prioritarie.

Il secondo passaggio riguarda le opere beneficiarie dell'operazione sblocca-cantieri. Il mix è sapientemente equilibrato tra grande e piccolo, con l'avvio del piano dei 6mila piccoli comuni, quello per l'edilizia scolastica e le manutenzioni di Anas e Fs. Però fra le grandi opere ci sono troppe autostrade (Tangenziale est Milano, Pedemontana veneta, il quadrilatero Umbria-Marche, la Ragusa-Catania), tre metrò (linea C di Roma Colosseo-Venezia, linea 4 Milano e linea 1 Napoli) la cui effettiva capacità di accelerazione del cantiere è discutibile e la sola ferrovia strategica Napoli-Bari. La via di uscita è scritta nella norma: favorire il potenziamento dei nodi ferroviari e il miglioramento delle prestazioni della rete ferroviaria. Se ne avvantaggerebbero, per una volta, anche gli utenti del treno.

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