Lavori Pubblici

Appalti, rinviato al 2014 l'obbligo delle centrali di committenza per i piccoli comuni

Giuseppe Latour

Il blocco causato dalle centrali uniche di committenza agli appalti dei piccoli Comuni è stato finalmente rimosso, rimandando tutti i nuovi obblighi a gennaio del 2014. È questo il risultato più importante, sotto il profilo normativo, portato dalla legge di conversione del decreto emergenze, che il Senato ha approvato mercoledì scorso, dopo una lunga serie di rinvii, causati da problemi di copertura del provvedimento. Questi mesi in più saranno anche l'occasione per risolvere le difficoltà interpretative legate alla norma: sul punto l'Anci chiede un intervento dell'Autorità.
La proroga è spuntata in una delle ultime sedute delle commissioni Ambiente e Lavori pubblici e ha una "doppia velocità". Stabilisce, anzitutto, che l'articolo 33 comma 3-bis del Codice appalti resta congelato fino al 31 dicembre 2013, attivandosi a partire dal 2014: qui è contenuto l'obbligo per i piccoli Comuni, sotto i 5mila abitanti, di fare ricorso alla centrale di committenza per i loro affidamenti.

La norma, però, è andata già in vigore dallo scorso aprile. A causa dello stallo politico dei primi mesi dell'anno, non è stato possibile intervenire tempestivamente per avviare l'operazione di rinvio dei termini. Così l'emendamento contiene, oltre alla proroga, anche una mini-sanatoria: sono «fatti salvi» i bandi avviati tra il primo aprile e l'entrata in vigore della legge di conversione, per i quali restano di fatto in vigore le vecchie regole. Chi ha utilizzato le centrali di committenza non è, allora, esposto al rischio di contenzioso e può tranquillamente procedere con l'iter di gara.
Questa nuova scansione temporale va esattamente incontro alle richieste di Anci e Ance, che da tempo avevano sollevato la questione dei problemi legati all'obbligo. «In questo modo viene allineato il termine per l'attivazione della centrale unica di committenza con il termine entro il quale, secondo la legge, i Comuni dovranno gestire molte delle loro funzioni in maniera associata», spiega Mauro Guerra, coordinatore nazionale Anci dei piccoli Comuni. Con qualche mese in più a disposizione, le amministrazioni potranno organizzarsi meglio, integrando i loro uffici, visto che finora l'obbligo aveva prodotto un blocco.

«I Comuni che potevano rimandare gli acquisti o i lavori si sono fermati e penso che qualcuno abbia anche deciso di rischiare, facendo i bandi senza centrale unica, perché non poteva fare altrimenti», dice ancora Guerra. Insomma, quelli che hanno fatto bandi con le centrali uniche sono mosche bianche. Una situazione confermata anche dall'Ance: «Sulla base delle notizie che ci arrivano dai nostri territori, quella norma aveva prodotto un blocco completo degli appalti. Spostare i termini in avanti era, evidentemente, l'unica soluzione ragionevole».
Oltre al problema organizzativo, poi, i prossimi mesi offriranno l'occasione di sciogliere anche qualche problema interpretativo legato alla norma. Sebbene il Codice appalti parli genericamente di affidamenti, all'atto pratico i Comuni hanno cominciato a chiedersi se questa formulazione ricomprendesse tutte le procedure, inclusa la trattativa privata, o dovesse invece includere i soli bandi ad evidenza pubblica. Una distinzione decisiva per amministrazioni che solitamente appaltano lavori di importo minimo.

«Sul punto si sono pronunciate diverse sezioni regionali della Corte dei conti, con risultati contrastanti», ricorda Guerra. Così i prossimi mesi potrebbero servire a dirimere la controversia. «Piuttosto che un ulteriore intervento normativo, penso che potrebbe bastare anche un intervento dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici a chiarire come è necessario comportarsi».


© RIPRODUZIONE RISERVATA