Lavori Pubblici

Appalti da dividere in lotti, Durc valido 180 giorni, stop responsabilità solidale: edilizia al centro del pacchetto semplificazioni-sviluppo

Alessandro Arona, Alessandro Lerbini e Mauro Salerno

Decreto legge in fase di preparazione, il via libera in Consiglio dei Ministri atteso entro la settimana

Addio alla procedura accelerata sui grandi capannoni, obbligo per le stazioni appaltanti di motivare la mancata suddivisione in lotti degli appalti, con l'obiettivo di favorire la partecipazione delle Pmi al mercato dei lavori pubblici. Sono le principali novità della nuova bozza del cosiddetto «decreto del fare» allo studio del governo. Confermati l' addio alla responsabilità solidale negli appalti, la proroga dell'esclusione automatica delle offerte anomale sotto la soglia comunitaria, la demolizione e ricostruzione con Scia anche senza il rispetto della sagoma.

Nel pacchetto dovrebbero trovare spazio anche i casa bond e l'abbassamento a 100 milioni della soglia per il credito di imposta al project financing

APPALTI PUBBLICI

La novità dell'ultim'ora è l'obbligo per le stazioni appaltanti di suddividere gli appalti in lotti funzionali o di motivare la scelta di operare diversamente nella delibera a contrarre, con l'obiettiovo di favorire la partecipazione delle Pmi al mercato dei lavori pubblici.

L'abolizione della responsabilità solidale nei subappalti è una delle misure più attese dalle imprese e resta nella bozza di decreto. Il provvedimento, introdotto per contrastare l'evasione fiscale e il lavoro nero, ha prodotto soltanto oneri amministrativi aggiuntivi. L'intervento allo studio prevede l'abolizione secca della responsabilità solidale dell'appaltatore per il versamento delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente e dell'Iva dovuta dal subappaltatore per le prestazioni realizzate con il contratto di subappalto.

Nel mirino delle imprese ci sono soprattutto gli obblighi di asseverazione delle ritenute operate e dell'Iva realmente pagata. Oltre agli oneri aggiuntivi, la norma ha prodotto il blocco dei pagamenti per molte imprese già in crisi di liquidità. L'appaltatore e il committente, attualmente, possono sospendere il pagamento dei corrispettivi dovuti al subappaltatore fino all'esibizione della documentazione di correttezza dei pagamenti fiscali.

In materia di appalti pubblici, nelle bozze troviamo anche la proroga di due anni, dal 31 dicembre 2013 a fine 2015, dell'attuale regime transitorio che consente ancora l'esclusione automatica delle offerte anomale sotto la soglia comunitaria.
E invece incarico all'Authority di settore di emanare parametri e modelli da fornire alle PA per l'esclusione (non automatica) delle offerte anomale per le gare sopra il milione di euro.

Tra le novità in materia di appalti anche il ripristino dell'accordo bonario per risolvere le controversie sorte nei cantieri delle grandi opere tra general contractor e stazione appaltante. Prevista anche la messa a punto di modelli standard da parte dell'Autorità per valutare gli sconti sui lavori pubblici da ritenere eccessivi, con l'obiettivo di ridurre il contenzioso.

Infine viene introdotta la possibilità di ricorrere alle centrali di committenza anche per gli appalti di project financing. Una norma che punta a favorire il coinvolgimento di capitali privati anche da nelle operazioni gestite dai piccoli comuni.


SICUREZZA, DURC

Tornano le norme di semplificazione anche in tema di sicurezza. Nella bozza compaiono infatti una serie di alleggerimenti relativi alla compilazione dei documenti di valutazione dei rischi di interferenza (Duvri), l'esclusione dei piccoli cantieri dall'applicazione delle norme del Tu sicurezza per i cantieri temporanei e mobili e nuove regole per accelerare le procedure di verifica delle attrezzature da lavoro.

Sul Durc la principale novità riguarda l'estensione a 180 giorni della validità del documento che attesta la regolarità contributiva delle imprese. L'obbligo di acquisizione di ufficio del documento è già operativo e nel campo dei lavori pubblici.

L'altra grande novità riguarda la soluzione dell'inghippo normativo che impediva alle imprese edili di compensare i debiti contribuitivi con i crediti vantati con la Pa eliminando dal Dl 52/2012 (articolo 13 bis, comma 5) il riferimento al Durc di cui alla legge 296/2006 (Durc rilasciato per richiesta di incentivi e agevolazioni).

Non saranno invece ripescate le norme sul riutilizzo di terre e rocce da scavo nei piccoli cantieri, come previsto nella bozza circolata fino a ieri. Si tratta delle norme inserite in uno dei pacchetti di semplificazioni messe a punto dal governo Monti, ma poi rimaste lettera morta. Tanto che nel frattempo alcune regioni (come il Veneto o il Friuli Venezia Giulia) hanno deciso di colmare la lacuna muovendosi in proprio

NIENTE LEGGE OBIETTIVO SUI GRANDI CAPANNONI
Salta la norma che introduceva una sorta di "legge obiettivo sui grandi impianti produttivi" . L'obiettivo era semplificare la procedura di insediamento di grandi industrie, per evitare che le complicazioni dell'iter facciano scappare gli investitori. Il nodo è ovviamente l'equilibrio tra questa esigenza e le tutele dell'ambiente e della salute, da una parte, e delle competenze di Regioni, Province e Comuni in materia di urbanistica e insediamenti produttivi, dall'altra. Un punto che rischiava di creare frizioni nel Governo e nel rapporto on le Regioni.


EDILIZIA PRIVATA
Obbligo di provvedimento espresso di diniego, al posto del silenzio-rifiuto, per il permesso di costruire su immobili vincolati. Estensione dello Sportello unico edilizio anche ai piccoli interventi edilizi soggetti a Scia e Cil. Proroga di due anni della validità dei permessi di costruire già rilasciati.
E poi: niente più obbligo di rispettare la "sagoma" negli interventi di demolizione e ricostruzione e niente più obbligo di progettista "indipendente" nella Comunicazione inizio lavori.
Il Governo prova a riaprire il cantiere delle mini-riforme in materia di edilizia privata, dopo tre anni di continue e parziali modifiche, dall'ampliamento dell'attività libera (2010), all'introduzione della Scia (2011), al silenzio-assenso sul permesso (2011), allo Sportello unico rafforzato (2012).
I testi all'esame del Governo – a parte la procedura unica Cipe per gli insediamenti produttivi, di cui parliamo sopra – contengono appunto mini-aggiustamenti a norme e istituti esistenti, con l'obiettivo soprattutto di far funzionare meglio le novità degli ultimi anni.

Nella procedura per il permesso di costruire si tenta di rendere più efficace l'iter nel caso degli immobili vincolati: oggi in caso di mancata emanazione dell'atto di assenso della Soprintendenza nei termini di legge, scatta il solo silenzio-rifiuto, che si può impugnare solo dopo aver chiesto al Tar la diffida ad agire. Il Governo pensa invece di imporre agli enti di tutela l'obbligo di emanare subito, se contrari, un atto di diniego espresso, più facilmente impugnabile. Ma se non lo fanno, questo è il punto, non ci sono conseguenze.
Per gli immobili non vincolati nessuna novità, resta il silenzio-assenso.

Novità poi in materia di Sportello unico edilizia: il suo obbligo di raccogliere atti e pareri di enti terzi, introdotto nel 2012 solo per il permesso di costruire, può ora essere utilizzato da proprietari e progettisti, in via facoltativa, prima di presentare le autocertificazioni «Cil» e «Scia».
Sempre in materia di Sportello unico è allo studio l'ipotesi di rafforzare il ruolo del Responsabile del Sue quando deve chiedere documenti a enti terzi, assegnandogli un ruolo di "cmmissario ad acta".

Più efficace potrebbe essere una misura pensata per questa fase di crisi delle costruzioni. Tutti i permessi di costruire già rilasciati alla data di entrata in vigore della norma verrebbero automaticamente prorogati di due anni: da uno a tre anni il termine per avviare i lavori, da tre a cinque quello per concluderli. È diffuso infatti il fenomeno dei cantieri mai avviati, nonostante il permesso acquisito: così si consentirebbe di ripartire senza dover ripresentare il progetto e ripagare progettista e oneri.

Un'altra norma allo studio (nelle bozze) risolverebbe l'annosa questione della "sagoma", abbracciando la tesi della Regione Lombardia (L.r. 7/2010), poi bocciata dalla Consulta (sentenza 309/2011) per mancanza di copertura legislativa statale. Nella demolizione e ricostruzione l'intervento può essere fatto rientrare nella ristrutturazione edilizia "minore", dunque realizzabile in autocertificazione con Scia, anche se l'edificio ricostruito non rispetta la sagoma originaria, rispettando però sempre il volume (oggi deve rispettare entrambi, sennò serve il permesso di costruire).

Il Governo pensa poi ad eliminare l'attuale norma che impone al progettista che assevera la Cil (ma non, paradossalmente, la Scia e la Dia) di non essere dipendente di impresa o committente.

Allo studio anche una norma che semplificherebbe molte le varianti in corso d'opera al permesso di costruire: purché si tratti di "varianti non essenziali" si consentirà al progettista di asseverarne la legittimità senza fermare i lavori, facendo poi la richiesta di variante a fine lavori.


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