Lavori Pubblici

Zone sismiche, niente permesso in sanatoria se non c'è la «doppia conformità»

Alessia Tripodi

Con la sentenza n. 101 del 22 maggio scorso la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità della legge della Regione Toscana in materia di governo del territorio e prevenzione del rischio

Permesso in sanatoria per gli interventi in zone sismiche, le opere devono essere conformi alle norme tecniche sia al momento della presentazione della domanda che al momento di realizzazione dell'opera stessa. Con la sentenza n. 101 del 22 maggio 2013 (scarica il testo ) la Corte Costituzionale ha infatti dichiarato l'illegittimità costituzionale degli articoli 5 (comma 1,2,3), 6 e 7 della legge della Regione Toscana n. 4 del 31 gennaio 2012 che contiene modifiche alla normativa sul governo del territorio e sulla prevenzione del rischio sismico.

La norma regionale stabilisce la possibilità di ottenere il permesso per gli interventi edilizi che rispettano i requisiti di legge soltanto al momento della loro realizzazione o dell'inizio dei lavori, e non anche al momento della presentazione della domanda. Sono ammessi all'accertamento di conformità, poi, anche le opere che non rispettano le norme tecniche vigenti al momento della loro realizzazione. Tutte previsioni, che, secondo la Consulta, sono in contrasto con l'art. 36 del Testo unico per l'edilizia (Dpr n. 380/2001 ), che subordina il rilascio del permesso al rispetto del principio della "doppia conformità", (cioè sia al momento della domanda che della realizzazione dell'intervento). L'articolo 5, in particolare, viola il comma 3 dell'articolo 117 della Costituzione.

In tal senso la Corte richiama la sentenza n.182/2006, pronunciata nel giudizio di legittimità di alcune norme della legge regionale Toscana n.1/2005, nella quale i giudici affermano he «l'intento unificatore della legislazione statale è orientato a garantire una vigilanza assidua sulle costruzioni riguardo al rischio sismico, che trascende anche l'ambito della disciplina del territorio per attingere a valori di incolumità pubblica che fanno capo alla Protezione civile».


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