Lavori Pubblici

Vale ancora l'obbligo di pubblicare i bandi sui quotidiani? L'Autorità chiede al Governo di chiarire

Mauro Salerno

Nonostante il vincolo di pubblicazione sia ancora previsto in più articoli del codice degli appalti la questione è controversa: l'atto di segnalazione n. 1/2013 di Via Ripetta

L'obbligo di pubblicare gli avvisi di gara e di aggiudicazione sui quotidiani esiste ancora o no? Sintetizzando, è questa la domanda che l'Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici pone a Governo e Parlamento con l'atto di segnalazione numero 1/2013 , approvato lo scorso 27 marzo, ma diffuso soltanto ieri. Nonostante il vincolo di pubblicazione sia ancora previsto in più articoli del codice degli appalti - articolo 66, comma 7 , per gli affidamenti sopra soglia, articolo 122,comma 5, per gli affidamenti sottosoglia - la questione è controversa. Motivo?

Il punto è che una legge del 2009, mirata a eliminare «gli sprechi relativi al mantenimento dei documenti iforma cartacea» ha stabilito (articolo 32 della legge 69/2009) che, fin dal primo gennaio 2010, gli obblighi di pubblicità legale relativi ad atti e procedimenti amministrativi «si intendono assolti con la pubblicazione» sui siti web delle amministrazioni. Non solo. Al comma 5 dello stesso articolo si legge poi che a decorrere «dal 1º gennaio 2013, le pubblicazioni effettuate in forma cartacea non hanno effetto di pubblicità legale, ferma restando la possibilità per le amministrazioni e gli enti pubblici, in via integrativa, di effettuare la pubblicità sui quotidiani a scopo di maggiore diffusione, nei limiti degli ordinari stanziamenti di bilancio». Dunque, la pubblicazione degli avvisi sui quotidiani sembrerebbe essere stata ridotta a una mera facoltà.

Ma non è tutto. Sul punto è intervenuta anche la legge anticorruzione (la legge 190/2012, clicca qui ) che introducendo nuovi obblighi di pubblicità per le amministrazioni (vedi anche il nostro fascicolo sulla trasparenza ) ha confermato espressamente che «restano ferme le disposizioni in materia di pubblicità previste dal codice di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163».

Non solo. Va anche tenuto conto del balletto di disposizioni introdotte con il decreto sviluppo bis (Dl 179/2012). In una prima bozza l'obbligo di pubblicazione degli avvisi sui quotidiani era stato eliminato. Con la stesura definitiva l'abrogazione delle norme del codice è stata invece sostituita con la previsione che a pagare le spese di pubblicazione sui giornali non siano più le amministrazioni ma le imprese aggiudicatarie di lavori e servizi.

Due tesi. Risultato? Un'enorme confusione . Tanto che anche l'Autorità prospetta due differenti tesi. Da una parte, segnala Via Ripetta, c'è la possibilità che i richiami espressi alle norme di pubblicità previste dal codice, da parte della legge anticorruzione e del decreto sviluppo bis vengano interpretati come espressivi della volontà di abrogare le norme introdotte nel 2009 «con conseguente piena reviviscenza delle disposizioni in tema di obbligatoria pubblicazione sui giornali degli estratti di bandi e avvisi di gara».

Dall'altra, il fatto che le norme previste del 2009 sino successive alla data di approvazione del codice (Dlgs 163/2006), farebbero propendere per la tesi dell'abrogazione implicita «della disposizione anteriore da parte della legge speciale successiva». «Conseguentemente - aggiunge l'Authority - l'art. 32, comma 5, della l. n. 69/2009, sarebbe valso a rendere meramente integrativa la pubblicità sui quotidiani di bandi ed avvisi a decorrere dal 1° gennaio 2013». Dunque, aderendo a questo secondo orientamento interpretativo, addio obbligo di pubblicazione sui quotidiani. Con il corollario che l'introduzione dell'obbligo di rimborsare le spese sostenute dalla stazione appaltante per la pubblicazione degli avvisi sulla stampa «operi esclusivamente nel caso in cui la stazione appaltante abbia scelto di ricorrere a detta forma di pubblicità in via integrativa, al fine di assicurare una maggiore diffusione della notizia dell'avvio e della conclusione della procedura di gara».

Intervento normativo. Conclusione? L'Autorità ricorda a Governo e Parlamento che le norme di pubblicità rappresentano un punto molto delicato della disciplina sugli appalti, con pesanti implicazioni sulla regolarità delle operazioni di gara. Per questo chiedono un intervento normativo, anche per evitare «un ingente contenzioso amministrativo, soprattutto in considerazione dell'obbligo di rimborso delle spese di pubblicazione introdotto ex lege a carico dell'aggiudicatario». Senza nascondere di preferire la seconda tra le due ipotesi prospettate in premessa, visto che il chiarimento auspicato dovrebbe collocarsi «in linea con le misure di modernizzazione, semplificazione e digitalizzazione dell'attività amministrativa, introdotte con i recenti interventi normativi, in tema di spending review e di sviluppo».


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