Lavori Pubblici

L'impatto, Comuni in affanno per la riorganizzazione digitale: rischio caos

Giuseppe Latour

Partenza in salita per gli enti locali: «Non si tratta solo di pubblicare dei dati ma di rivedere tutta l'organizzazione, individuando nuove responsabilità»

Sistemi informatici da rivedere, siti internet da ridisegnare. E, in più, problemi organizzativi, procedurali, di gestione dei dati. I Comuni italiani hanno il fiatone nel prepararsi all'applicazione del decreto trasparenza.
L'ingorgo di adempimenti concentrati dal Governo negli ultimi mesi li sta mettendo alle strette: ci sono, solo per citare i tasselli più pesanti, il decreto anticorruzione e il Dm 26 febbraio 2013, oltre a tutti gli obblighi ordinari, imposti dal codice appalti.

Vito Leccese, direttore generale del Comune di Bari, sintetizza così la situazione: «In questa fase dobbiamo fornire un servizio di trasparenza ai cittadini, ma dobbiamo anche preoccuparci di non appesantire troppo il lavoro degli uffici». E pare un rebus di difficile soluzione. Perché «anche se rendiamo già pubblici molti dei dati che ci vengono richiesti dal decreto trasparenza, dobbiamo riorganizzarli secondo le indicazioni del provvedimento».

Un paradosso che confermano anche dal Comune di Bologna, dove spiegano: «L'insieme dei dati da pubblicare è notevole, molti sono già disponibili nel sito istituzionale, ma il più delle volte sono presentati con logiche diverse e pertanto la prima operazione che stiamo compiendo, sulla base del testo disponibile, è stata l'analisi del patrimonio informativo già pubblicato». Quindi, in moltissimi casi sarà necessario procedere a una revisione strutturale dei propri archivi, per venire incontro alle richieste del legislatore.

A questo si aggiunge un pesante processo di aggiornamento dei software. Ancora Leccese: «L'unica strada che abbiamo è rendere automatica la pubblicazione di alcuni documenti.
Ma, per fare questo, abbiamo dovuto rivedere tutta la gestione delle direttive e delle circolari. Allo stesso modo, abbiamo dovuto rimettere mano a tutti i nostri programmi, come ad esempio quello che gestisce l'albo informatico di fornitori, progettisti e consulenti».

Un programma che prima serviva solo per catalogare, adesso dovrà servire per adempiere al decreto trasparenza. «Non vanno sottovalutati – dicono da Bologna – gli interventi tecnologici necessari su alcune banche dati, che oggi lavorano l'informazione a fini gestionali e che dovranno essere riorganizzate per una finalità ulteriore e cioè quella della pubblicazione». Con impiego di tempo e soldi.

C'è, poi, una questione legata alla responsabilità perché, con la partenza dei nuovi obblighi, bisogna fissare con precisione i compiti di tutti i soggetti coinvolti negli adempimenti.
«Con il decreto – spiegano ancora dal capoluogo emiliano – non ci si limita alla semplice comunicazione di dati, ma i dati sono l'espressione finale di un processo di rivisitazione di procedure che evidenziano le singole responsabilità e le relative azioni: stiamo quindi lavorando sulla matrice delle responsabilità, per individuare "il luogo organizzativo" competente e quindi responsabile della pubblicazione»


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