Lavori Pubblici

Appalti, si moltiplicano gli obblighi di trasparenza: arriva anche la banca dati della Ragioneria

Mauro Salerno

Il decreto del ragioniere dello Stato per il controllo della spesa delle amministrazioni a rischio di sovrapposizioni con il Codice e le nuove regole sulla trasparenza contenute nel provvedimento varato dal Governo a febbraio

Si prospetta un'agenda fitta di impegni per i funzionari delle amministrazioni alle prese con l'iter di realizzazione di un'opera pubblica. Guai soprattutto a dimenticare uno degli obblighi previsti dall'incredibile incrocio di norme sulla trasparenza previste dal Codice dei contratti o arrivate al traguardo nel corso degli ultimi mesi: si può incappare nelle salatissime sanzioni per il mancato invio dei dati all'Autorità di vigilanza fino alla revoca dei finanziamenti pubblici previsto dal decreto 26 febbraio 2013, emesso dal Ragioniere generale dello Stato, pubblicato proprio oggi in Gazzetta Ufficiale (clicca qui per il focus sui contenuti del provvedimento , qui per scaricare il testo ).

In linea di principio l'obiettivo è tutt'altro che contestabile. La finalità dichiarata in premessa è quella di tenere sotto controllo gli investimenti delle amministrazioni attraverso «un efficace monitoraggio della spesa pubblica in conto capitale destinata ad opere pubbliche», dando attuazione al Dlgs 229/2001 (scarica qui il testo ). A voler andare sul concreto il problema è che arrivando a più di un anno di distanza dal decreto legislativo, il provvedimento del ragioniere rischia di sovrapporsi non solo agli obblighi di invio delle informazioni all'osservatorio gestito dall'Autorità di Vigilanza (Dlgs 163/2006, articolo 7, comma 8 ) - per cui è prevista comunque una via di fuga -, ma anche alle ulteriori prescrizioni contenute nel decreto sulla trasparenza della Pa (clicca qui ), approvato in via definitiva dal Governo lo scorso 15 febbraio, ma ancora in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.

Il pericolo, insomma, è quello di creare un ginepraio di norme e obblighi di comunicazioni a banche dati gestite da soggetti diversi, in cui risulta difficile districarsi. In un periodo, peraltro, in cui, con la spada di Damocle del patto di stabilità, a pesare è proprio l'assenza di nuovi investimenti che acuisce la crisi delle costruzioni, piuttosto che l'aumento delle spese in conto capitale delle amministrazioni.

Con un'avvertenza. L'articolo 6 del Dlgs 229/2011 prevede che le amministrazioni che già inviano le informazioni sulle opere pubbliche all'Autorità non devono ripetere la comunicazione alla Ragioneria. L'obbligo si intende assolto. E tocca all'Autorità "girare" i dati alla banca dati delle amministrazioni pubbliche. Al momento le Pa inviano all' Osservatorio gestito dall'Autorità le informazioni sugli appalti di importo superiore a 50mila euro. Poiché nel provvedimento della ragioneria non si fa cenno a soglie di importo delle opere, è da ritenere che alla banca dati delle amministrazioni pubbliche debbano essere comunque inviate le informazioni sulle opere più piccole, quelle di importo inferiore a 50mila euro. Ma su questo servirebbe un chiarimento, così come andrebbe definite (e sciolte definitivamente) le sovrapposizioni destinate a crearsi tra tra gli obblighi di comunicazione dal decreto firmato dal Ragioniere dello Stato e i nuovi vincoli di trasparenza contenuti nel decreto licenziato dal Governo e in attesa di pubblicazione.



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