Lavori Pubblici

Corte Ue verso il no alle limitazioni sull'avvalimento dei requisiti: la priorità è aprire gli appalti alle Pmi

Mauro Salerno

Le conclusioni dell'avvocato: ammettere una sola impresa ausiliaria per categoria riduce le scelte dell'amministrazione aggiudicatrice e può incidere sull'efficacia della concorrenza

La Corte di Giustizia europea verso il no ai paletti imposti dal Codice degli appalti sul meccanismo dell'avvalimento, che permette alle imprese meno strutturate di partecipare alle gare sfruttando la capacità tecnico-economica di soggetti dalle spalle più larghe. Almeno queste sono le conclusioni cui è giunto l''avvocato Ue nella causa che oppone un raggruppamento di imprese (composto dalle società Swm Costruzioni 2 e D.I. Mannocchi Luigino) alla Provincia di Fermo. Precisiamo subito che le conclusioni dell'avvocato non sono vincolanti per la Corte, che però in genere se ne discosta molto raramente.

Al centro della vicenda, c'è il meccanismo previsto dall'articolo 49 del Codice dei contratti pubblici (Dlgs 163/2006) , che consente a un'impresa priva di requisiti necessari per la partecipazione a una gara di appalto, di appoggiarsi a un'altra impresa, anche ai fini dell'abilitazione Soa. Il punto è che il codice (articolo 49, comma 6) consente a un'impresa priva dei requisiti di avvalersi al massimo di una sola impresa per categoria di qualificazione, a meno che la previsione di avvalersi di più imprese non sia prevista dal bando. Motivo per il quale la Provincia di Fermo, nella causa finita davanti ai giudici Ue, ha escluso dalla gara (per i lavori di ammodernamento di una strada provinciale) l'Ati composta da Swm e Mannocchi, «rea» di aver assolto agli obblighi di certificazione Soa sfruttando la capacità di due imprese diverse, nella stessa categoria di qualificazione.

L'avvocato Ue contesta questa decisione. «L'esclusione degli offerenti sulla base del numero dei soggetti che partecipano all'esecuzione , da cui discende che sia ammessa una sola impresa ausiliaria per categoria, riduce le scelte dell'amministrazione aggiudicatrice e può incidere sull'efficacia della concorrenza». Mentre, «l'obiettivo della normativa sugli appalti pubblici dell'apertura alla concorrenza più ampia possibile riguarda la libera circolazione dei prodotti e dei servizi, l'interesse stesso dell'amministrazione aggiudicatrice, la quale disporrà così di un'ampia scelta circa l'offerta più vantaggiosa».

Obiettivo Pmi. Non solo. L'avvocato ricorda che il primo obiettivo delle norme europee è quello di aprire i mercati a tutti gli operatori economici indipendentemente dalla loro dimensione. In particolare l'occhio l'obiettivo deve essere quello di agevolare l'integrazione tra le piccole e medie imprese considerate «la spina dorsale dell'economia dell'Unione europea», ma spesso penalizzate «dalla dimensione degli appalti». «Per tale ragione, - aggiunge - la possibilità per gli offerenti di partecipare a gruppi facendo affidamento sulle capacità di imprese ausiliarie è particolarmente importante per facilitare l'accesso ai mercati delle Pmi».

Conclusione? L'avvocato suggerisce alla Corte di bocciare i paletti imposti dal codice all'istituto dell'avvalimento perchè la direttiva Ue 2004/18 sugli appalti pubblici «non ammette una normativa nazionale che vieta di fare riferimento alle capacità di più di un'impresa ausiliaria per soddisfare i criteri di selezione concernenti la capacità economica e finanziaria e/o la capacità tecnica e/o professionale di un operatore economico».


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