Lavori Pubblici

Interventi sui beni vincolati: resiste la competenza degli architetti

Giuseppe Latour

La Corte Ue non entra nel merito delle prerogative stabilite dalle norme interne, pur ribadendo il principio del reciproco riconoscimento dei titoli di studio tra gli Stati membri che apre le porte ai laureati stranieri in alcuni indirizzi di ingegneria

Le prerogative degli architetti italiani in materia di immobili di interesse artistico reggono, ancora una volta, ai colpi della giustizia comunitaria. È questo il senso della sentenza con la quale la Corte di Giustizia europea ha confermato di non potersi addentrare nelle regole interne ai singoli paesi membri in materia di progettazione. Affermando, però, un principio importante e innovativo: gli ingegneri stranieri che vengono in Italia potranno lavorare sugli immobili di interesse artistico.

La questione riguarda il regio decreto n. 2537 del 1925, con il quale si stabilisce che agli «ingegneri civili che hanno ottenuto i propri titoli in Italia – spiega la sentenza – non competono le opere di edilizia civile che presentano rilevante carattere artistico ed il restauro e il ripristino degli edifici di interesse culturale». Su questa materia la competenza è degli architetti. Una limitazione che vale anche per i colleghi degli altri paesi membri. Questa regola, però, si scontra con i principi della direttiva 85/384 sul reciproco riconoscimento dei diplomi nel settore dell'architettura. Qui, in sostanza, vengono equiparate le attività che ingegneri e architetti possono svolgere e, soprattutto, viene affermato l'uguale valore del diploma di laurea conseguito in qualsiasi paese membro.

Da questo contrasto di norme è nato un lungo contenzioso, che ha visto coinvolti sia il Consiglio nazionale degli ingegneri che quello degli architetti. E ha portato a due pronunce contrastanti del Tar Veneto, ad altrettanti ricorsi davanti al Consiglio di Stato e a un'ordinanza del 2004 della Corte di Giustizia europea. I giudici lussemburghesi tornano, allora, sulla questione per fare un po' di ordine.

Il primo problema che si pone è quello degli ingegneri italiani. Questi non sono equiparati agli architetti, in materia di immobili di interesse artistico, in apparente contrasto con le regole comunitarie. La sentenza, però, su questo punto elimina qualsiasi dubbio. «E' pur vero – spiega - che la direttiva 85/384 non si propone di disciplinare le condizioni di accesso alla professione di architetto, né di definire la natura delle attività svolte da chi la esercita. Dal nono considerando di tale direttiva risulta infatti che il suo articolo 1, paragrafo 2, non intende fornire una definizione giuridica delle attività del settore dell'architettura. Spetta, quindi, alla normativa nazionale dello Stato membro ospitante individuare le attività rientranti in tale settore». In sostanza, si tratta di questioni interne ai paesi membri, sulle quali l'Unione europea non può entrare.

Una pronuncia, invece, è possibile sull'altra questione analizzata dalla sentenza: la limitazione a carico degli ingegneri stranieri che arrivano in Italia. Sul punto i giudici sono netti: «L'accesso alle attività riguardanti immobili di interesse artistico non può essere negato alle persone in possesso di un diploma di ingegneria civile o di un titolo analogo rilasciato in uno Stato membro diverso dall'Italia». Ogni paese membro è tenuto, infatti, a riconoscere i diplomi di laurea rilasciati dagli altri paesi membri, in base alla direttiva. E non è possibile, in questo caso, «subordinare l'esercizio delle attività su immobili di interesse artistico alla verifica delle qualifiche degli interessati».

Agli ingegneri stranieri, in questo modo, viene riconosciuta una competenza più ampia rispetto al passato. L'unica limitazione consiste nel fatto che il loro diploma di laurea deve essere «menzionato nell'elenco redatto ai sensi dell'articolo 7 della direttiva». In questo modo, vengono riconosciute solo le lauree equiparate, nei fatti, a quella in architettura dai singoli paesi membri.

Questo assetto, però, crea un piccolo paradosso: agli ingegneri provenienti da altri paesi membri vengono, di fatto, riconosciute prerogative delle quali gli ingegneri italiani non godono. I primi potranno lavorare sugli immobili di interesse artistico, mentre ai secondi questa possibilità, anche dopo la sentenza, resterà preclusa.


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