Lavori Pubblici

Decreto parametri-bis da semplificare: basta con le «tariffe», meglio un'analisi del mercato

Giovanni Angotti *

Il commissario straordinario dell'ordine degli ingegneri di Roma ed ex presidente del Consiglio nazionale interviene sullo schema di decreto con i nuovi compensi professionali, dopo la bocciatura dell'Autorità e del Consiglio superiore dei lavori pubblici

Il Sole 24 Ore ed Edilizia e Territorio hanno dedicato ampio spazio alla vicenda del cosiddetto decreto «parametri-bis» sui compensi professionali da porre a base delle gare di progettazione. Ritengo, però, vadano aggiunte ulteriori considerazioni al voto del Consiglio Superiore che conosco e di cui condivido i dati di fatto che lo motivano.

Non può sottacersi, infatti, che già il Dl n. 233 del 4 luglio 2006, convertito con modifiche della Legge n° 248 del 04.08.2006, concernente disposizioni urgenti per il rilancio economico e sociale del Paese e per il contenimento della spesa pubblica nonché disposizioni urgenti per la tutela della concorrenza nel settore dei servizi professionali abbia «abrogato le disposizioni legislative e regolamentari che prevedono con riferimento alle attività libero professionali: la fissazione di tariffe obbligatorie fisse o minime», ed inoltre che «nelle procedure ad evidenza pubblica, le stazioni appaltanti possono utilizzare le tariffe, ove motivatamente ritenute adeguate, quali criteri o base di riferimento per la determinazione del compenso per attività professionali» (art. 2, comma 2).

Sulla stessa materia, con le stesse motivazioni e finalità, è intervenuto il Dl n.1 del 24 gennaio 2012, convertito con modifiche della legge 24 marzo 2012 n. 27, che così recita al capo III sui servizi professionali:

- art. 9, comma 1: «Sono abrogate le tariffe delle professioni regolamentate nel sistema ordinistico» ribadendo quindi quanto già previsto dal Dl 233/2006;

- art. 9, comma 2: «Ferma restando l'abrogazione di cui al comma 1, nel caso di liquidazione da parte di un organo giurisdizionale, il compenso del professionista è determinato con riferimento ai parametri stabiliti con decreto del Ministro vigilante» (parametri già emanati con il Dm 140/2012 del Ministro della Giustizia).

È intervenuto successivamente il Dl n° 83 del 22 giugno 2012 (convertito con legge 7 agosto .2012, n. 134), che all'art. 5 prevede:
- «Ai fini della determinazione dei corrispettivi da porre a base di gara nelle procedure di affidamento di contratti pubblici di servizi relativi all'architettura e all'ingegneria di cui alla parte II, titolo I, Capo IV del D.Lgs n. 163/2006, si applicano i parametri individuati, da emanarsi ….. di concerto con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Con il medesimo decreto sono altresì definite le classificazioni delle prestazioni professionali relative ai predetti servizi», ed inoltre che
- «I parametri individuati non possono condurre alla determinazione di un importo base di gara superiore a quello derivante dall'applicazione delle tariffe professionali vigenti prima dell'entrata in vigore del presente decreto».

Ai fini che precedono non possono essere considerate vigenti le tariffe professionali già abrogate dal Dl 1/2012 e dal Dl 233/2006. Possono, invece, essere considerate tali solo le tariffe che il legislatore ha ritenuto possano essere assunte come criterio base non obbligatorio del calcolo dei compensi relativi alle procedure ad evidenza pubblica e specificatamente a quelle dei servizi di architettura ed ingegneria di cui al menzionato capo IV del Dlgs 163/2006.

Manca dunque coerenza fra lo schema di Regolamento sui parametri predisposto dal Ministero della Giustizia e la norma primaria che ne fissa rigorosamente i limiti di applicazione ma che non vengono rispettati nello Schema. Infatti, le procedure regolate dallo schema di decreto avrebbero dovuto essere esclusivamente quelle relative ai servizi professionali di cui al menzionato capo IV all'art. 91 comma 1 e 2 del Codice dei Contratti e cioè: «Incarichi di progettazione, di coordinamento della sicurezza in fase di progettazione, di direzione dei lavori, di coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione e di collaudo» nonché quelle aggiunte all'art. 92 comma 3 relative a «supporto al Responsabile del Procedimento» afferenti essenzialmente alle verifiche della progettazione ed alla sua validazione (art. 48 comma 8 Dpr 207/2010).

Alle procedure anzidette possono naturalmente partecipare una molteplicità di soggetti professionali - autonomi o societari, - individuati nell'art. 90 del Dlgs 163/2006, in possesso dei requisiti e delle qualifiche prescritte dai bandi secondo la natura e la tipologia delle prestazioni professionali afferenti alle gare, nei limiti delle competenze stabilite dagli Ordinamenti professionali.

È certo però che il legislatore, nel caso, abbia inteso riferirsi ai soli servizi professionali del Capo IV citato sopra elencati (e non ad altri) indicando i criteri di regolamentazione futura delle modalità di calcolo dei compensi solo per una ben precisa finalità. Quelli di architettura e di ingegneria del suddetto Capo IV, ad esempio, non costituiscono la totalità dei servizi che la legge attribuisce alla competenza di ingegneri ed architetti, che sono molto più ampi, rinvenendosi essenzialmente nell'Ordinamento delle rispettive professioni. Considerazioni che potrebbero identicamente ripetersi per altre professioni tecniche.

Si rileva peraltro che le procedure di gara dei servizi di architettura e di ingegneria di cui al menzionato Capo IV continuano tuttora ad essere applicate dalle stazioni appaltanti, nel rispetto dell'art. 2 comma 2 del Dl. n. 233/2006 utilizzando per il calcolo dei compensi (quelli che non dovrebbero essere superati con la applicazione degli emanandi parametri) - nei limiti consentiti - i criteri e le tabelle del Dm 04 aprile 2001. Decreto emanato in forza dell'art. 17 comma 12 ter della Legge n. 109/94 ed al quale si riferisce il Dlgs 163/2006 nel menzionato Capo IV all'art. 92, comma 2, ove, ripetendo il testo dell'art. 2 del Dl 233/2006, testualmente specifica che i suddetti corrispettivi «possono essere utilizzati dalle stazioni appaltanti, ove motivatamente ritenuti adeguati, quale criterio o base di riferimento per la determinazione dell'importo da porre a base dell'affidamento».

L'operazione del confronto introdotta dal Dl 83/2012 fra i compensi ottenuti con l'applicazione dei parametri (quelli da individuarsi con l'emanando Regolamento dal Ministro ella Giustizia di concerto con quello delle infrastrutture) e quelli calcolati secondo i criteri e le tabelle del Dm. 04 aprile 2001 è però molto complessa ed incerta.

La complessità potrebbe essere risolta correlando opportunamente i parametri e le classificazioni delle prestazioni professionali demandate dal legislatore all'emanando Regolamento con quelle regolate per le medesime prestazioni delle tabelle e dai criteri del Dm del 2001.
L'incertezza del confronto deriva dalla complessità e dal fatto che, mentre i compensi ottenuti con l'applicazione degli emanandi parametri e classifiche sono fissi (secondo lo Schema di Regolamento), quelli ottenuti dall'applicazione del Dm 4 aprile 2001, possono essere applicati solo se «motivatamente» ritenuti adeguati dalle stazioni appaltanti.

Il soggetto preposto al confronto, previsto dalla legge senza limiti temporali, deve però essere posto in condizioni di poter superare le suddette difficoltà, senza incorrere in contestazioni e responsabilità di varia natura. Andrebbero perciò rese fisse, sia pure ai soli fini del confronto, le tariffe del 2001.

Per completezza aggiungo che l'unico riferimento a tariffe diverse dal Dm 04 aprile 2001 che si rinviene nel Codice dei Contratti e nel Regolamento riguarda il compenso per gli incarichi di collaudo, previsti fra i servizi nel citato Capo IV all'art. 92 comma 1 e 2 del Dlgs 193/2006, regolati dall'art. 238 comma 1 del Dpr 207/2010, che consente di assumere come criterio o base di riferimento, ove motivatamente ritenute adeguate, (ripetendo anche in questo caso il testo dell'art. 2 del Dl 233/2006), le tariffe professionali per il collaudo effettuato dagli ingegneri e architetti – (Legge n° 143/1949 e s.m.i.) – o da un tecnico appartenente alla categoria professionale del diplomato eventualmente incaricato del collaudo dei lavori di manutenzione, (ad es. Legge n° 142/1949 e s.m.i. per il Geometra). Tariffe che, ai fini del confronto e per il caso specifico, andrebbero anch'esse rese fisse.

In conclusione, lo schema di Regolamento, a mio avviso, deve essere sostanzialmente semplificato e reso conforme alla norma primaria limitandosi alla regolamentazione dei soli servizi professionali previsti dalla Legge. La proposta attuale appare un coacervo di tariffe professionali (e di qualche circolare) abrogate, non riproponibili sotto nessuna forma ed a nessun fine essendo vietato dalla Legge.

Per la determinazione dei compensi da porre a base delle gare di servizi professionali diversi da quelli specificatamente individuati nella delega (art. 5, Dl 83/2012), anche se di architettura e di ingegneria, il sistema legislativo vigente esclude l'impiego delle tariffe abrogate e quindi la istituzione di criteri parametrici nella forma proposta ed ovviamente di poter formulare confronti con tariffe professionali inesistenti. Nei casi anzidetti, nel rispetto dei principi di liberalizzazione delle professioni e di concorrenza, possono applicarsi da parte delle Stazioni appaltanti per il calcolo dei compensi da porre a base delle gare dei servizi professionali criteri non codificati ma ritenuti motivatamente adeguati, eventualmente desunti dal libero mercato.
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Nel rispetto dell'Ordinamento giuridico vigente ed in particolare dei principi di liberalizzazione delle professioni e di concorrenza, l'Ordine degli Ingegneri, a mio avviso, potrebbe sviluppare studi e ricerche per la produzione di documenti fondati e motivatamente attendibili per il calcolo dei compensi professionali, corredati da sviluppi approfonditi, suffragati da riferimenti concreti alle effettive e molteplici prestazioni professionali, da valere come riferimento per le proposte ai clienti ormai rese obbligatorie dalla legislazione in vigore (art. 9 comma 3, Dl 1/2012) e/o da opporre alle Stazioni appaltanti soprattutto per quelle gare dei servizi ove i compensi risultino lesivi (e ciò accade molto spesso) degli interessi e della dignità professionale degli ingegneri. Ma ciò richiede, naturalmente, una concreta disamina da parte dell'Ordine - in tutte le sue articolazioni – delle variegate tipologie di lavoro degli ingegneri. Sarebbe un modo plausibile di affermare oggi il ruolo sociale dell'Ordine in materia di compensi, e per fornire un sostanziale ausilio ai professionisti, soprattutto a quelli più giovani, che inconsapevolmente - nel gravissimo periodo di crisi attuale di lavoro professionale - potrebbero avventurarsi nelle gare di servizi professionali offrendo ribassi sconsiderati o pattuendo con i clienti compensi irrisori.

Tutto ciò, a mio avviso, è richiesto all'Ordine dai mutamenti già avvenuti e da quelli in itinere, che a me appaiono irreversibili. Ricordo al proposito un passo della nota lettera della Banca Centrale Europea del 5 Agosto 2011 rivolta al Governo italiano dell'epoca che non ha mosso eccezione alcuna: «è necessaria una complessiva e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione … dei servizi professionali» per comprendere il solco nel quale, a mio avviso, dovrebbe svilupparsi pragmaticamente e con saggezza l'attività dell'Ordine in materia di compensi professionali, e nel quale si è sviluppata la legislazione vigente in Italia.

* Commissario straordinario dell'ordine degli Ingegneri di Roma, già Presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri e del Centro Studi del Cni


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