Lavori Pubblici

Efficienza energetica, oggi in Consiglio dei ministri i nuovi standard Ue

Massimo Frontera, Mauro Salerno e Alessia Tripodi

Lo schema di Dpr emanato in attuazione della direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico in edilizia fissa i requisiti per i tecnici abilitati alla certificazione - L'attestato avrà «valenza di atto pubblico»

Efficienza energetica degli edifici, l'Italia risponde ai richiami di Bruxelles e fissa i requisiti per gli esperti a cui affidare la certificazione. Approda oggi in Consiglio dei ministri lo schema di Dpr (scarica il testo e la relazione illustrativa ) che contiene l'ultimo tassello per a deguare la normativa nazionale alla direttiva 2002/91/CE, attraverso la definizione degli standard professionali e dei criteri di accreditamento per il personale e gli enti incaricati di misurare l'efficienza degli edifici.

Il mancato recepimento di tutte le indicazioni della direttiva aveva già comportato nell'ottobre del 2006 l'apertura di una procedura di infrazione nei confronti del nostro Paese: secondo la Commissione, la possibilità di autocertificazione della classe energetica di un immobile prevista dallle «Linee guida nazionali per la certificazione degli edifici» (decreto interministeriale 26 giugno 2009) era in contrasto con l'obbligo di certificazione da parte di soggetti qualificati e indipendenti. E anche se nel novembre scorso l'autodichiarazione è stata eliminata da un successivo decreto dello Sviluppo economico, mancava ancora un tassello per completare il puzzle.

Obiettivo del Dpr - emanato in attuazione del Dlgs.192/2005, che recepisce la direttiva Ue 2002/91 - è quello di stabilire principi che garantiscano non solo l'alto livello di qualificazione degli esperti, ma anche la loro indipendenza e imparzialità nelle attività di certificazione, per assicurare un servizio di maggiore qualità a prezzi più accessibili per l'utente finale. Raggiungendo, così, un duplice obiettivo: promuovere l'efficienza energetica e dare un nuovo impulso alle imprese del settore. Destinatari del provvedimento sono tutti i tecnici professionisti che operano nel settore dell'impiantistica e dell'edilizia (architetti, ingegneri, geometri, periti industriali), ma anche gli enti pubblici e gli organismi privati che svolgono attività di certificazione, le Esco (società di servizi energetica).

Secondo il decreto, per conseguire l'abilitazione il tecnico deve possedere specifici requisiti formativi (diploma di istruzione tecnica in settore tecnologico o laurea), essere iscritto all'ordine professionale di riferimento e aver frequentato i corsi di formazione per la certificazione energetica degli edifici (della durata minima di 64 ore) autorizzati dal ministero dello Sviluppo economico insieme con l'Ambiente e le Infrastrutture.

A garanzia dell'imparzialità, nella certificazione i tecnici dovranno dichiarare l'assenza di
«coinvolgimento diretto o indiretto»
nella progettazione dell'edificio o con i produttori di materiali. Secondo quanto previsto dallo schema di decreto, l'attestato di certificazione energetica assume valenza di atto pubblico, con «responsabilità diretta» del tecnico che lo sottoscrive. Per garantire standard il più possibile omogenei a livello nazionale, il Dpr indica linee guida per la formazione e l'aggiornamento dei certificatori alle quali possono ispirarsi le regioni e province autonome.


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