Lavori Pubblici

Parametri-bis bocciati anche dall'Autorità: «Compensi più alti delle vecchie tariffe»

Mauro Salerno

La strada verso l'approvazione del cosiddetto decreto «parametri bis» si fa sempre più in salita. Dopo il no del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, arriva anche l'altolà di Via Ripetta

Dopo il no del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, arriva anche l'altolà dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. La strada verso l'approvazione del cosiddetto decreto «parametri bis» si fa sempre più in salita.

Lo schema di provvedimento messo a punto dai ministeri della Giustizia e delle Infrastrutture (clicca qui per scaricare il testo ) punta a dare una bussola alle amministrazione pubbliche, impegnate a definire i corrispettivi da porre a base delle gare pubbliche dopo l'abolizione delle tariffe professionali.
Un provvedimento molto atteso dai professionisti che a più riprese hanno denunciato l'arbitrarietà dei comportamenti delle pubbliche amministrazioni, in una fase di mercato connotata da una concorrenza esasperata sul prezzo.

Il problema è che i parametri indicati dal provvedimento finiscono in alcuni casi per comportare un aumento dei compensi rispetto alle tariffe stabilite dal Dm 4 aprile 2001. Ipotesi vietata dal Dl liberalizzazioni (Dl 1/2012, articolo 9, comma 2) da cui il decreto sui parametri dei compensi professionali prende le mosse. Un rischio, evidenziato per prima dalle colonne di questo giornale sulla base delle simulazioni effettuate da Paolo Nardocci, ingegnere in forza alla direzione centrale progettazione dell'Anas (clicca qui ), ma contestato dagli ordini di ingegneri e architetti, secondo cui le proiezioni darebbero «sempre valori inferiori in una forbice compresa tra il 7 e il 30% rispetto ai vecchi minimi» (clicca qui ).

Giustificazioni che non sono bastate a evitare le obiezioni sollevate prima dal Consiglio superiore dai lavori pubblici (clicca qui ) e ora dall'Autorità di vigilanza.
Nel parere inviato il 6 febbraio al ministero Infrastrutture (clicca qui per scaricare il documento ), l'Authority guidata da Sergio Santoro ha ribadito i dubbi già sollevati dal massimo organo consultivo dello Stato in materia di lavori pubblici. Gli esempi riportati nella relazione illustrativa del decreto, si legge nel parere, «non appaiono sufficienti a escludere il superamento delle tariffe (i vecchi minimi del Dm 4 aprile 2001, ndr) per alcuni dei servizi ricadenti nell'applicazione del Dm».

Insomma, anche l'Autorità paventa il rischio che usando i parametri indicati dal Dm per stabilire il compenso da porre a base di una gara di progettazione, si finisca per far parte la competizione da una base d'asta addirittura più generosa dei vecchi minimi, su cui peraltro per prassi le Pa scontavano uno ribasso del 20 per cento.

Per l'Autorità in questi casi spetterebbe al Rup verificare il rispetto del vincolo imposto dal Dl liberalizzazioni, riducendo di conseguenza gli importi che dovessero superare le vecchie soglie. Un'ipotesi caldeggiata anche dal Consiglio superiore, ma che sembra difficilmente praticabile in concreto, soprattutto dalle amministrazioni più piccole. Non solo. L'Autorità rileva anche che «non sono stati resi noti i criteri e le modalità con cui sono stati determinati i parametri per il calcolo del corrispettivo da porre a base di gara». Di certo, obiettano da Via Ripetta «non sembrerebbero riconducibili a un'analisi di mercato, ma piuttosto a un approccio pragmatico che ha assunto quali riferimenti le precedenti tariffe e quelle del recente Dl 140/2012», sui compensi da liquidare in sede giudiziale. Rispetto al quale, peraltro, il nuovo Dm «riduce ancor più qualsiasi margine di valutazione», «determinando in modo univoco anche le spese e gli oneri accessori».

Conseguenza? L'Autorità ricorda che in base al Codice appalti (Dlgs 163/2006, articolo 92) «le stazioni appaltanti hanno la "possibilità" non l'obbligo di rifarsi alle tariffe». E chiede di correggere lo schema di Dm, consentendo alle stazioni di determinare l'importo delle prestazioni «tenendo conto delle precedenti esperienze di affidamento e dell'andamento del mercato», soprattutto «quando il confronto concorrenziale può essere ridotto», come accade negli affidamenti sotto i 100mila euro o nel caso di affidamento diretto sotto i 40mila


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