Lavori Pubblici

Terre e rocce da scavo, le perplessità dell'Ance

Giuseppe Latour

Il decreto non si applica al materiale riutilizzato nello stesso sito in cui è stato prodotto

Il decreto in materia di terre e rocce da scavo (Dm n. 161/2012) non si applica al materiale riutilizzato nello stesso sito in cui è stato prodotto. Lo chiarisce il ministero dell'Ambiente con una nota predisposta dalla sua segreteria tecnica, in risposta ad un quesito posto dall'Ordine dei geologi dell'Umbria. Una risposta che, secondo l'Ance, lascia però ancora parecchi dubbi applicativi.

La nota affronta due punti. Con il primo si chiarisce l'ambito di applicazione del Dlgs n. 152/2006 (Codice ambiente), dal quale il regolamento in questione discende. L'articolo 185 del Codice norma "le esclusioni dal campo di applicazione" e vi include il "suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato, ove sia certo che esso verrà riutilizzato ai fini di costruzione allo stato naturale e nello stesso sito in cui è stato escavato". Il documento, quindi, conclude che "il Dm n. 161 del 2012 non tratta il materiale riutilizzato nello stesso sito in cui è prodotto".

Il secondo aspetto riguarda le cosiddette piccole quantità. Su queste la nota spiega che il Dm non tratta l'argomento perché il Codice ambiente, sulla materia, chiedeva un diverso decreto per disciplinare la semplificazione amministrativa delle procedure relative ai materiali provenienti da piccoli cantieri, "la cui produzione non superi i seimila metri cubi".

Viene, quindi, confermata l'interpretazione formulata dall'Ance all'indomani dell'entrata in vigore del decreto, in base alla quale il materiale da scavo riutilizzato nello stesso sito in cui è stato prodotto è escluso dall'ambito di applicazione della normativa sui rifiuti ai sensi dell'articolo 185 del Dlgs. 152/2006 (Codice dell'ambiente) e quindi anche della disciplina del DM 161/2012.

Secondo l'Ance, però, il documento del ministero dell'Ambiente crea diverse nuove incertezze. E lascia solo tre strade alle imprese: "In via principale trattare i materiali come rifiuti e quindi conferirli in discarica o impianto di trattamento; in alternativa e se economicamente conveniente, applicare il Dm 161/2012, qualora si rispettino le relative condizioni e prescrizioni, al di là delle indicazioni del ministero sulla sua presunta inapplicabilità; in via subordinata ricomprendere i materiali nell'ambito della categoria dei sottoprodotti di cui all'art. 184 bis del Dlgs 152/2006, al ricorrere delle relative condizioni, anche se in assenza dello specifico decreto". A complicare questo già difficile scenario contribuiscono le diverse indicazioni operative che alcune Regioni, come il Friuli Venezia Giulia, stanno predisponendo in materia proprio in considerazione dell'onerosità del Dm n. 161/2012 per i piccoli cantieri.

LA NOTA DEL MINISTERO DELL'AMBIENTE

VAI AL FASCICOLO ON LINE


© RIPRODUZIONE RISERVATA