Lavori Pubblici

Tajani: «Via le ambiguità dal dlgs 192, entro il 16 marzo. Altrimenti procedura di infrazione»

Laura Cavestri

Il vice presidente della Commissione Ue: «Troppe deroghe all'obbligo dei 30 giorni nella legge di recepimento: vanno corrette entro il termine fissato dalla Direttiva»

Nessuna elasticità. Se no, scatta l'infrazione. «Pagamenti tassativi entro 30 giorni (festivi inclusi) e procedure accelerate per il recupero dei titoli esecutivi, indipendentemente dall'importo del debito. Il decreto con cui l'Italia ha recepito la direttiva sui ritardi dei pagamenti della Pa contiene troppe ambiguità incompatibili con la norma comunitaria. Se il governo non le correggerà entro il 16 marzo (termine ultimo per il recepimento in tutta Europa) faremo scattare immediatamente la procedura d'infrazione, con le annesse sanzioni pecuniarie».
Antonio Tajani, vicepresidente della Commissione Ue, ieri alla sede milanese della Commissione europea per la prima tappa della campagna di sensibilizzazione sul tema dei pagamenti puntuali, non fa sconti sui tempi al governo e all'insieme delle forze politiche che sembrano non avere nell'agenda della campagna elettorale questo tema come priorità.
Da un mese, infatti, è in vigore la direttiva 2011/7/Ue che l'Italia ha recepito a novembre con il Dlgs 192/2012 e che obbliga la pubblica amministrazione a pagare i propri fornitori entro 30 giorni. Che diventano 60 solo per Asl, ospedali e imprese pubbliche. Ma una formulazione di recepimento alquanto ambigua ha esteso il raddoppio anche a tutte le altre Pa, anche se in casi ben individuati. Questa in particolare è la norma sotto accusa (articolo 1 comma 4): «4. Nelle transazioni commerciali in cui il debitore e' una pubblica amministrazione le parti possono pattuire, purche' in modo espresso, un termine per il pagamento superiore a quello previsto dal comma 2, quando cio' sia giustificato dalla natura o dall'oggetto del contratto o dalle circostanze esistenti al momento della sua conclusione. In ogni caso i termini di cui al comma 2 non possono
essere superiori a sessanta giorni. La clausola relativa al termine deve essere provata per iscritto»
.
Una minideroga all'italiana che Bruxelles intende sanzionare se non sarà subuito corretta.
Ma per passare dai 180 giorni con cui oggi lo Stato italiano paga, in media, i fornitori (con punte di oltre 600 in alcune regioni) a fronte di una media Ue di 65, «non basta la direttiva – ha detto Paolo Buzzetti, presidente dell'Ance – ma serve un contesto favorevole di procedure e trasparenza, mentre la Pa sinora sembra aver cercato soprattutto socrciatoie per dilazionare i tempi».
A partire dall'altro grande macigno: la necessità di un piano di rientro dall'imponente stock di debito accumulato negli anni. Dei 180 miliardi di euro di debiti scaduti e inevasi a fine 2012 da tutti gli Stati membri verso le imprese, quasi 100 miliardi (più della metà) sono "made" in Italy. «Per questo in settimana – ha proseguito Tajani – proporremo al commissario agli Affari economici, Olli Rehn, la possibilità di scomputare pro-tempore questi arretrati dal patto di stabilità, in una sorta di temporanea contabilità separata così da non aggravare deficit e debito pubblico nel momento del pagamento di questi arretrati. Ma penso anche – ha proseguito Tajani – all'idea recepita in Spagna di compensare i crediti delle imprese verso qualsiasi Pa con le tasse dovute o, ancora, alla cartolarizzazione dei crediti in cui le banche, inclusa la Cassa depositi e prestiti, anticipino subito i pagamenti alle aziende facendosi poi rimborsare dallo Stato».
«Per rendere la direttiva contro i ritardi nei pagamenti realmente applicabile – ha sottolineato il leader delle piccole imprese di Confindustria, Vincenzo Boccia – sarà necessario trovare gli strumenti che permettano di smobilitare lo stock dei pagamenti in arretrato: cartolarizzare lo stock di debito sulla contabilità dello Stato consentirebbe di farlo emergere il debito e di cominciare a pagare le imprese».
E ieri in serata, tra le forze politiche, a raccogliere l'appello di Tajani per un'applicazione rigorosa della direttiva "pagamenti" è stato il segretario politico del Pdl, Angelino Alfano: «Chiediamo al Governo Monti di recepire immediatamente e nella loro interezza le norme europee, senza lasciare margini di discrezionalità, che provocherebbero ulteriori danni alle Pmi e porterebbero all'avvio di una procedura d'infrazione».


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