Lavori Pubblici

Standard urbanistici: controlli sul rispetto del Dm 1444/1968. Proventi da licenze edilizie: almeno il 50% alle aree verdi

Alessandro Arona

In vigore la legge «per lo sviluppo degli spazi verdi urbani», piena di buone intenzioni su verde pubblico e aree a servizi, ma priva di sanzioni per i Comuni inadempienti

Un nuovo Comitato nazionale per lo sviluppo del verde pubblico, un rapporto annuale sul rispetto del Dm 1444/1968 (aree a standard) da parte dei Comuni, vincoli per la destinazione dei proventi da permessi di costruire, la promozione dell'incremento degli spazi verdi urbani da parte di Regioni, Province e Comuni.
E' piena di buoni propositi la legge 14 gennaio 2013, n. 10 «Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani» , andata in «Gazzetta Ufficiale» nei giorni scorsi (n. 27 del 1/2/2013). Si tratta però sostanzialmente di norme-manifesto, in quanto non sanzionate (in caso di mancato rispetto) e comunque soggette alla loro effettiva implementazione da parte del Ministero dell'Ambiente.
Vediamo comunque i punti principali della legge, con particolare attenzione per le norme di carattere urbanistico ed edilizio.

Comitato per lo sviluppo del verde pubblico (art. 3)
Dovrà essere istituito presso il ministero dell'Ambiente il Comitato per lo sviluppo del verde pubblico: sarà un decreto del Ministro a istituirlo e a definirne composizione e modalità di funzionamento (senza nuovi oneri a carico dello Stato). I suoi compiti sono invece già fissati dalla legge: a) monitorare l'attuazione della legge 113/1992 ("un nuovo albero per ogni nato", su cui l'articolo 2 della nuova legge introduce alcune modifiche volte a renderne più effettiva l'attuazione, oltre a istituire - all'articolo 1 - la nuova «Giornata nazionale degli alberi», il 21 novembre, con iniziative di sensibilizzazione soprattutto nelle scuole); b) ...., c) fissare criteri e linee guida per «realizzare aree verdi permanenti intorno alle maggiori conurbazioni e di filari
alberati lungo le strade, per consentire un adeguamento dell'edilizia e delle infrastrutture pubbliche e scolastiche che garantisca la riqualificazione degli edifici ... »; d) ...

Controlli sugli standard urbanistici di cui al Dm 1444/1968 (art. 4)
Tra i compiti del Comitato per il verde pubblico c'è anche quello di preparare un «rapporto annuale sull'applicazione nei Comuni italiani delle disposizioni di cui al decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444», cioè il famoso Dm sugli standard urbanistici, che impone cioè un minimo di «18 mq per spazi pubblici o riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggio, con esclusione degli spazi destinati alle sedi viarie» per ogni nuovo abitante "equivalente", insediato o da insediare nelle zone residenziali.
Un decreto vecchio di 45 anni, ma tuttora vigente e vincolante per gli strumenti urbanistici comunali. Da tempo si discute di adattare quel Dm ai tempi (prevede 4,50 mq/abitante per le scuole, 2,0 mq per «attrezzature di interesse comune», 9,0 mq per parchi, verde, sport, 2,5 mq per parcheggi, in aggiunta ai parcheggi legge 765/1967, art. 18), o di renderlo più flessibile. Ora invece la legge sul verde impone al Ministero dell'Ambiente (perché non quello delle Infrastrutture?) di controllarne alla virgola l'applicazione.
In seguito ai controlli e alla relazione del Comitato, «I comuni che risultino inadempienti rispetto alle norme di cui al decreto ministeriale n. 1444 del 1968 e, in particolare, sulle quantità minime di spazi pubblici riservati alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi da osservare in rapporto agli insediamenti residenziali e produttivi, approvano le necessarie varianti urbanistiche per il verde e i servizi entro il 31 dicembre di ogni anno».
Come si diceva, però, nessuna sanzione è prevista in caso di mancata attuazione di tali misure di adeguamento al Dm 1444, in caso se ne "scopra" il mancato rispetto.

Destinazione dei proventi da permesso di costruire (art. 4 comma 3)
In questa materia la vera novità è entrata in vigore il 1° gennaio 2013, quando - vista la mancata proroga - è scaduta la norma derogatoria del Testo unico edilizia, in vigore da molti anni, che consentiva ai Comuni di utilizzare i proventi da permesso di costruire (oneri di urbanizzazione e contributo costo di costruzione) per la spesa corrente, fino al 70% del totale degli introiti annuali. Una norma concessa ai Comuni negli anni di ristrettezza di bilancio, e al tempo stesso di grandi introiti da permessi di costruire dovuti al boom dell'edilizia. Una norma che ha però contribuito ad aggravare la carenza di servizi e opere pubbliche nelle città italiane.
Dal 1° gennaio 2013 si è dunque tornati alla norma originaria del Testo Unico, che impone l'utilizzo dei proventi da licenza edilizia interamente per spese in conto capitale, e cioè per investimenti fisici sulla città.
A questo la legge sul verde, all'articolo 4 comma 3, aggiunge una precisazione: almeno il 50% di tali entrate dovranno essere destinate «alla realizzazione di opere pubbliche di urbanizzazione, di recupero urbanistico e di manutenzione del patrimonio comunale degli spazi verdi urbani». Cioè, se non si comprende male, a opere, mantenzioni e ristrutturazioni di spazi verdi comunali. Non poco, dunque, il 50%.
Seguono poi norme abbastanza superflue (nel senso che si può già fare) sulla possibilità di dare in gestione a privati le aree verdi comunali.

Promozione degli spazi verdi urbani pubblici (art. 6)
All'articolo 6 una serie di norme sostanzialmente "programmatiche" sul fatto che Regioni, Province e Comuni debbano promuovere l'incremento degli spazi verdi urbani (si veda il testo).


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