Lavori Pubblici

Paletti sui soci, reddito e contributi, deontologia: le Stp alla sfida del mercato

Giuseppe Latour

Lo schema di provvedimento in attesa del via libera finale lascia alcuni dubbi interpretativi sull'applicazione pratica delle nuove norme

L'approdo in porto del tanto atteso regolamento sulle società tra professionisti rischia di essere solo il primo passo di un lungo percorso. Perché le Stp nascono, a guardare la versione definitiva del testo redatto dal ministero della Giustizia (in attesa del "via libera" del ministero dello Sviluppo economico), cariche di dubbi applicativi e interpretativi e di piccoli paradossi che rischiano di minarne l'applicabilità. Così, dopo mesi di trattative, il sistema sembra viaggiare verso una regolamentazione che sarà di difficile applicazione pratica.

Partiamo da quanto queste nuove compagini saranno realmente aperte. Nel testo risalta un pacchetto di incompatibilità molto stringente, sia per i professionisti che per i soci «non professionisti». I primi potranno essere soci di una sola società professionale, «per tutta la durata dell'iscrizione della società nell'ordine di appartenenza». Quindi, finché la Stp resta in vita o fino al momento in cui non ne esce formalmente, il professionista resta legato mani e piedi, anche nel caso in cui volesse partecipare a una società che opera in una città diversa o con un campo di attività completamente differente.

Limitazione simile opera per i «non professionisti». Il socio «per finalità di investimento» – così lo definisce la legge - dovrà rispettare requisiti di onorabilità molto stringenti. Ma, una volta passato questo "screening", sarà colpito da un doppio limite: non potrà detenere più di un terzo del capitale e dei diritti di voto (in base all'articolo 10 della legge di stabilità 2012) e non potrà iscriversi a più Stp, come avviene per i soci professionisti. Quindi, la partecipazione di finanziatori viene fortemente disincentivata.

Allo stesso modo, la partecipazione degli avvocati alle nuove società ha dei profili di chiarire. La norma, infatti, rimanda questo capitolo a un regolamento specifico da approvare, in base alla riforma dell'ordinamento forense, recentemente licenziata. Se questo regolamento dovesse porre altri paletti, le Stp ne uscirebbero ulteriormente depotenziate.

Resta, poi, completamente aperto il capitolo dei profili fiscali e contributivi legati alle nuove società. Concretamente, non è chiaro come la nuova compagine debba regolarsi in sede di dichiarazione dei redditi, pagando le tasse in via autonoma o scaricando su ciascun socio la propria quota di fatturato. Mentre sul fronte della contribuzione non viene detto se ciascun socio dovrà continuare a tenere i propri rapporti con la sua cassa professionale o se si dovrà fare riferimento alla cassa dell'ordine al quale si iscrive la Stp.

Questo dipende principalmente dal fatto che il regolamento non prende posizione sulla materia, per evitare l'eccesso di delega. Spiega la relazione tecnica di accompagnamento: «Restano estranei all'oggetto del provvedimento illustrato, per assenza di riferimenti nella normativa primaria, i profili fiscale e previdenziale delle società professionali». Per chiarirli, insomma, sembra necessario un nuovo intervento, ad opera del ministero dell'Economia o dell'Agenzia delle Entrate.

Il tema dell'iscrizione, invece, è stato sciolto dal regolamento, ma solo in parte. La compagine multidisciplinare dovrà iscriversi in una sezione speciale dell'ordine a cui fa capo la sua «attività prevalente». L'iscrizione comporta il rispetto delle norme deontologiche fissate per quello specifico ordine. Questo assetto, però, pare destinato a vacillare nel caso in cui la responsabilità sia condivisa dalla società e da un socio iscritto a un ordine diverso: in quel caso a chi compete il procedimento disciplinare? Sulla nozione di attività prevalente, poi, appare già da adesso chiaro che potrebbero nascere equivoci o abusi.


© RIPRODUZIONE RISERVATA