Lavori Pubblici

Freyrie: con le Stp gli architetti hanno un'arma per crescere

Mauro Salerno

«Corrette le ambiguità della prima versione, strumento utile anche ad assicurare una corretta competizione tra studi e società di ingegneria in campo fiscale e di rapporto con il credito»

Uno strumento per crescere. Utile a garantirsi vantaggi dal punto di vista fiscale e sfruttare le possibilità di abbattimento dei «costi di produzione» e aumento delle opportunità di lavoro conseguenti alla "regolarizzazione" di quelle partnership informali che normalmente connotano l'attività degli studi professionali. È così che gli architetti valutano l'impatto delle società tra professionisti nel settore della progettazione. «Siamo soddisfatti della bozza di regolamento licenziata dal ministero della Giustizia - dice Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio nazionale egli architetti - sono stati corretti gli aspetti più critici e le ambiguità della prima versione».

Si riferisce ai vincoli imposti al socio di capitale, che non potrà partecipare a più di una società?
Nel nostro settore società di capitale esistono già. Sono le società di ingegneria previste dal codice dei contratti pubblici. E che operano già tanto nel settore pubblico che in quello privato. Le Stp servono a dare risposta ad altre esigenze: non credo ci fosse alcun bisogno di fare il bis.

Quali sono i vantaggi che una Stp potrà garantire rispetto a uno studio professionale?
Innanzitutto ci sarà un vantaggio fiscale. Non trascurabile per gli studi minimamente strutturati. Si può intuire anche facendo esempi banali, sulla deducibilità delle spese. Pensiamo soltanto all'uso di un'automobile che al momento un professionista può scaricare al 50% e che invece un società può scaricare integralmente o alla deducibilità delle spese di rappresentanza. Non è un caso che tutti gli studi più grandi in Italia abbiano a fianco una società di servizi. Con le Stp questo dualismo non avrà più ragione di esistere.

Le Stp saranno utili a migliorare anche il rapporto con il credito?
Oggi nessuno può operare senza avere alle spalle garanzie bancarie. Con la formula delle Stp si riporta alla pari nel nostro settore il rapporto, sbilanciato, che oggi esiste tra studi professionali e società di ingegneria.

È un modo anche per dare un impulso alle aggregazioni in un settore miniaturizzato?
È l'aspetto forse più interessante del nuovo impianto. Innanzitutto con le Stp si potrà dare una forma stabile a quelle partnership informali con cui già oggi operano la maggiorparte dei professionisti italiani. Penso ai rapporti professionali che già ora esistono tra ingegneri, architetti, geologi e via dicendo. Potranno formalizzare i legami riducendo i costi e aumentando le occasioni di lavoro. Poi con le Stp si potrà aprire un'altra frontiera fino a oggi preclusa alle realtà professionali. Mi riferisco alle reti di impresa, con cui creare network professionali attivi in più territori e discipline, efficienti e flessibili.

Sarà possibile creare sinergie più strette anche con il mondo delle imprese?
A mio avviso i soggetti dovranno restare separati, ma che si vada verso un orizzonte di collaborazioni sempre più strette è nei fatti. È una strada obbligata, anche a causa dall'evoluzione della tecnologia costruttiva. Il mondo delle costruzioni sta cambiano in modo radicale e diventa sempre più industrializzato. Già oggi accade di vedere edifici di sei piani costruiti in pochi giorni. Domani la tecnologia costruttiva sarà di "proprietà" esclusiva di imprese o magari progettisti. E la collaborazione diventerà semplicemente inevitabile.








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