Lavori Pubblici

Antimafia, dal 12 febbraio stop ai certificati delle Camere di commercio

Mauro Salerno

Con l'entrata in vigore del nuovo codice le Pa saranno sempre obbligate a passare dalle prefetture per acquisire la documentazione antimafia. Scatta anche il raddoppio (da sei a 12 mesi) del periodo di validità dell'informazione. Diventa operativa la stretta sugli obblighi di tracciabilità dei pagamenti

Da una parte il raddoppio di validità dell'informazione antimafia, dall'altra l'addio alla possibilità di acquisire la comunicazione attraverso le Camere di Commercio. Nel bilancio tra semplificazioni e nuovi adempimenti legati all'entrata in vigore delle nuove regole antimafia per le stazioni appaltanti rischia di pesare di più la seconda novità. Con il pericolo di un aggravamento burocratico per le amministrazioni e la creazione di nuove strozzature nell'attività di prefetture già piuttosto ingolfate.

La "rivoluzione" delle nuove regole antimafia scatterà il 12 febbraio, quando entreranno definitivamente in vigore le regole contenute nel libro II del codice antimafia (Dlgs 159/2011) "scongelate" dal Governo con il decreto legislativo 218/2012, pubblicato in Gazzetta lo scorso 13 dicembre. Molte le novità. E con queste anche gli aspetti ancora in attesa di un chiarimento definitivo.

Tra le certezze figura il raddoppio della durata di validità dell'informazione antimafia. Durerà 12 mesi, invece di sei. E il conteggio non scatterà più dalla data di rilascio del prefetto, ma dal momento dell'acquisizione da parte della Pa. Altra innovazione riguarda l'inserimento del mancato rispetto degli obblighi di tracciabilità finanziaria tra i comportanti giudicati a rischio di infiltrazione mafiosa. A condizione che si tratti di una violazione reiterata nell'arco di cinque anni.

La tegola per le stazioni appaltanti arriva dall'impossibilità di acquisire tramite le Camere di commercio la comunicazione antimafia necessaria per l'aggiudicazione degli appalti sotto la soglia comunitaria. Un sistema che finora permetteva alle amministrazioni di controllare in un colpo solo tanto il rispetto degli obblighi antimafia che la sussistenza degli altri requisiti verificabili attraverso la visura camerale. Dal 12 febbraio bisognerà attivare due procedure. «Il correttivo antimafia 218/2012 elimina le certificazioni camerali – confermano al ministero dell'Interno –. Le stazioni appaltanti dovranno rivolgersi alle prefetture per acquisire le comunicazioni antimafia». Con il doppio rischio di un allungamento dei tempi di acquisizione delle informazioni e di appesantimento del carico di lavoro delle prefetture. Ipotesi che il ministero minimizza, ma non esclude. «Trattandosi di attestazioni che vengono rilasciate all'esito della sola consultazione dei dati Sdi – è il commento –, non dovrebbero verificarsi inconvenienti significativi nelle procedure di rilascio».

Un problema, almeno per le Pa, che – se tutto andrà secondo programma – potrebbe trovare soluzione dal primo luglio. Con l'avvio del portale Avcpass sarà infatti l'Autorità di vigilanza a farsi carico della verifica dei requisiti delle imprese in gara per conto delle stazioni appaltanti.

Intanto, non mancano i punti controversi. Un primo aspetto da chiarire riguarda il comportamento che dovranno tenere le stazioni appaltanti nel caso in cui la comunicazione antimafia non dovesse essere rilasciata dai prefetti nel termine previsto di 45 giorni. Nel caso dell'informazione antimafia – che attesta in più la sussistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa dell'azienda ed è necessaria per gli appalti soprasoglia – è prevista una formula si silenzio-assenso. Che invece non è stata prevista dalla normativa per la comunicazione.

Altra questione riguarda il trattamento delle imprese attive nei settori considerati più a rischio infiltrazione. Secondo il codice antimafia – articolo 91, comma 7 – queste attività vanno individuate per decreto (Interno-Giustizia-Infrastrutture-Sviluppo) e per le imprese che vi operano diventerà sempre obbligatoria la richiesta di documentazione antimafia, a prescindere dal valore del contratto. Al contrario, la legge 190/2012, al comma 52, individua già un elenco di attività – dalla filiera di calcestruzzo e bitume ai noleggi, fino al movimento terra – per le quali diventa obbligatoria l'iscrizione in un elenco di imprese sicuramente al riparo dal rischio infiltrazione. Si tratta delle cosiddette white list. Anche in questo caso da rendere operative attraverso un decreto, che peraltro avrebbe dovuto essere emanato entro il 27 gennaio. Il paradosso è che secondo la legge anticorruzione l'iscrizione nelle white list soddisfa di per sé l'adempimento degli obblighi antimafia. E non servirà alcun certificato. Tutto l'opposto di quanto stabilito dal codice antimafia.


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