Lavori Pubblici

Restauratori, pubblicata la legge: doppio binario per l'accesso alla professione

Pubblicata la legge 7/2013 che rivede la disciplina contenuta nel codice dei Beni culturali che regola l'accesso alla professione

Sembrava destinata a finire sommersa dalle sabbie parlamentari, ma alla fine è riuscita a riemergere. Ed è stata appena pubblicata. La legge che disciplina il tema della qualificazione professionale dei restauratori è arrivata sulla Gazzetta ufficiale n. 25 del 30 gennaio 2013 (clicca qui per scaricare il testo ufficiale ). Dopo un'attesa di anni, il settore ha finalmente la disciplina sulla qualificazione che attendeva. Grazie all'accordo raggiunto tra maggioranza e governo nell'ultimo scorcio di legislatura.

La norma, nella sostanza, rivede tutta la sezione del Codice dei beni culturali che riguarda l'accesso alla professione di restauratore. E, nel farlo, introduce diverse novità importanti. A partire da un riordino dei termini per i diversi esami. «La qualifica di restauratore – si legge nel testo – è attribuita in esito ad apposita procedura di selezione pubblica da concludere entro il 30 giugno 2015».

Il sistema che viene fuori dalla legge è "a doppio binario". La prima strada è una procedura di selezione pubblica, indetta sulla base della «valutazione dei titoli e delle attività». Per questo procedimento sarà valido ciò che i candidati inseriscono nel curriculum entro il 30 giugno del 2012: dovranno raggiungere i 300 crediti formativi in base alle tabelle allegate alla legge.
Accanto a questa strada, c'è una prova di idoneità fatta attraverso un esame di Stato, per tutti coloro che abbiano conseguito la qualifica di collaboratore restauratore, un apprendista che abbia svolta un percorso di studi della durata massima di tre anni, sia in accademia che in ambito universitario.

Da questa strada, infine, si dirama la terza via, che è stata oggetto della discussione parlamentare più accesa. La legge, infatti, crea una prova di idoneità distinta (e facilitata) con valore abilitante per l'esercizio della professione di restauratore, destinata a coloro che abbiano svolto un ciclo universitario o di alta formazione, purché il loro percorso di studi abbia una durata complessiva di almeno cinque anni.

Come sfondo a questo assetto, la norma regola anche l'elemento più complesso di tutti: il valore che deve essere attribuito ai diversi titoli di studio nell'ambito dell'esame di Stato di abilitazione, con il quale si diventerà restauratori. L'esistenza di un panorama molto frastagliato di corsi collegati in qualche modo alla professione di restauratore ha reso il compito particolarmente complesso. Ed è su questo che hanno lavorato soprattutto la commissione Beni culturali di Camera e Senato.

Adesso non resta che attendere i provvedimenti attuativi. La legge, infatti, apre la strada a diversi regolamenti che dovranno organizzare la disciplina degli esami di Stato e delle prove di accesso alla professione. Saranno emanate, presumibilmente, in tempi rapidi per consentire l'immediata messa a regime del sistema.


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