Lavori Pubblici

Impiantisti, imprese dimezzate a causa dei nuovi requisiti per l'Og 11

Ivan Laterza

Gli effetti dell'inasprimento delle regole per l'attestazione dovuti all'entrata in vigore del nuovo regolamento sulla base dei dati forniti dalle Soa

A distanza di poco più di un mese dalla scadenza del periodo transitorio che ha decretato il decadimento delle qualificazioni in categoria Og 11 (impianti tecnologici coordinati) ottenuta con il vecchio regolamento 34/2000, è possibile abbozzare una prima analisi dell'effetto del «nuovo regolamento». Con i nuovi e più stringenti requisiti richiesti per la qualificazione in Og 11, il mercato sta subendo una drastica riduzione delle imprese che potranno offrire le loro prestazioni sul mercato pubblico.

Facciamo un passo indietro. Non poche erano state le segnalazioni, fin dall'entrata in vigore del nuovo regolamento, l'8 giugno dello scorso anno, di possibili ripercussioni negative sul mercato causate dalle modifiche introdotte nella qualificazione della categoria generale impiantistica dal comma 16 dell'art.79 . Le percentuali fissate del regolamento riguardo alla dimostrazione del possesso di requisiti nelle categorie specialistiche in misura del 180% della classifica richiesta (il 40% per l' Os 3 impianti idrici, il 70% per l'Os 28 impianti termici e il 70% per l'Os 30 impianti elettrici) era risultata da subito un serio problema per la riconferma delle qualifiche ottenute con il precedente sistema. Il pericolo di restringere il mercato dell'offerta è stato tra l'altro un costante grido d' allarme fino a pochi giorni prima della scadenza del periodo transitorio, dall'Assistal, l'associazione di categoria delle imprese impiantistiche.

Per una prima valutazione è stata condotta un'indagine, con il prezioso contributo di tre importanti organismi di attestazione: Cqop, La Soatech e Protos Soa. Pur tenendo in conto di un periodo breve di applicazione del Dpr 207/2010, i risultati, come vedremo, evidenziano, alcune ragionevoli tendenze di mercato. Infatti, se è pur vero che il periodo di rilevamento è solo di un mese, è da ritenere che le imprese specialiste ed in generale le più strutturate e puntuali, avevano, in parte, già provveduto al rinnovo della categoria con il nuovo regolamento in prossimità della scadenza. Comunque, tenendo conto non solo degli attestati emessi ma anche delle istanze presentate alle Soa che arriveranno ad attestazione nei prossimi mesi, i risultati conducano a valutazioni attendibili in ordine ai trend a partire dal numero di attestazioni.

Rispetto alle 1.939 qualificazioni rilasciate dalle tre Soa in base al Dpr 34/2000, ad oggi si possono contare un totale di 501 qualificazioni già rilasciate in 207/2010 che andranno a sommarsi alle 475 istanze già presentate ed in corso di lavorazione dai tre organismi, per un totale di 976 (clicca qui ). E quindi l'ordine di grandezza della riduzione passando dal vecchio al nuovo regolamento si aggira intorno al 50%. Il dato risulta ottimistico se confrontato con alcune valutazioni fatte sulla base dei dati provenienti dall'Osservatorio dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici: tenendo conto delle data di emissione degli attestati rispetto all'entrata in vigore della norme e delle proroghe, si addiviene a valori nettamente inferiori, compresi tra il 15 ed il 20%.

L'analisi condotta è entrata anche nel merito di cosa è successo classifica per classifica.
I risultati sono più che eloquenti (clicca qui ). Il mercato dei competitors si va riducendo sensibilmente e con tempistiche differenti tra le basse e le alte classifiche. Tenendo conto delle istanze non ancora arrivate a qualificazione, e che sono numericamente un quantitativo di poco inferiore a quelle già rilasciate, è ragionevole che al termine dei rinnovi si arriverà ad un dimezzamento più o meno omogeneo. Al momento (clicca qui per il grafico ), sono le imprese con alte classifiche (dalla VI all'VIII) a far registrare le più alte percentuali di aggiornamento degli attestati (tra il 50 e il 70%), mentre la percentuale è molto più contenuta (20-30%) tra le imprese con bassa classifica di attestazione (dalla I alla IV). Ciò si deve anche alla diversa attenzione che le medie e grandi imprese hanno rispetto al mercato delle società piccole che presumibilmente arriveranno con più lentezza a regolarizzarsi e quindi è ragionevole aspettarsi che nei prossimi mesi siano le categorie più basse ad ottenere la nuova qualificazione rispetto a quelle più alte.

Va detto, per amor di verità, che all'effetto riduzione del diverso regime di requisiti occorre tenere in conto anche di altri effetti contingenti di mercato come i mancati rinnovi per crisi aziendali e le maggiori difficoltà di spesa. La generale tendenza è comunque a nostro avviso innegabile.
Se le cose che andremo a registrare da qui a tre ed a sei mesi dovessero confermare l'andamento, si andranno quindi a confermare gli allarmi delle associazioni di categoria preoccupate di una contrazione del 50% dell'offerta in un momento già difficilissimo per le imprese.

Ricordiamo che la proposta di una soluzione alla questione nella direzione di "alleggerire" i più stringenti requisiti, sventolata a più riprese nelle varie ipotesi di provvedimenti legislativi, non aveva trovato alla fine accoglimento nelle pieghe degli innumerevoli interventi governativi varati nell'anno appena chiuso.

La proposta messa a punto dalle Infrastrutture aveva, infatti, messo praticamente tutti d'accordo nel portare le percentuali delle specialistiche dal 180% ad un totale del 100% della classifica richiesta, abbassando i requisiti delle specialistiche dal 40-70-70 al 20-40-40. Tale riduzione avrebbe reso sicuramente meno drastica la riduzione assicurando una certa una ragionevole continuità nella prosecuzione dei contratti e delle gare al passaggio tra i due sistemi.


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