Lavori Pubblici

Maxi-tasso per la Pa morosa. Sul ritardo per l'emissione del certificato di pagamento resta in vigore l'interesse legale

Massimo Frontera

Il comparto dei lavori pubblici è incluso e nel perimetro di applicazione della nuove norme europee sui pagamenti per le transazioni commerciali. Lo dice ufficialmente il ministero dello Sviluppo e delle Infrastrutture in una nota (n. 1293) diffusa il 23 gennaio scorso. Il testo è stato inviato a una decina di associazioni di settore che avevano chiesto – sottoscrivendo un «Position Paper» – chiarimenti sull'inclusione dei lavori pubblici all'indomani del recepimento (lo scorso novembre) della direttiva 7/2011/Ue.

Lavori pubblici inclusi. Sulla questione principale, la circolare è inequivocabile: «Si ritiene che la nuova disciplina dei ritardati pagamenti introdotta in attuazione della normativa comunitaria 7/2011/Ue si applica ai contratti pubblici relativi a tutti i settori produttivi, inclusi i lavori, stipulati a decorrere dal 1° gennaio 2013, ai sensi dell'articolo 3, comma 1 del Dlgs n. 192 del 2012».

I tempi di pagamento. Successivamente, la circolare fornisce i chiarimenti sulla corretta declinazione dei principi e delle indicazioni contenute nel Dlgs di recepimento (192/2012) all'interno delle peculiarità della procedura per gli appalti di costruzione. A fare da "bussola" nell'interpretazione ministeriale è il principio dell'applicazione della disciplina più favorevole al creditore. Nel caso particolare, le scadenze massime da individuare riguardano le due fasi della procedura di pagamento. La prima fase è quella della verifica del lavoro eseguito. La seconda fase è quella del pagamento.

Per la prima fase, il codice appalti prevede un termine di 45 giorni entro il quale il responsabile del procedimento emette il certificato di pagamento da corrispondere all'esecutore. Il termine di 45 giorni indicato dal codice appalti, rileva la circolare, «risulta non compatibile con la previsione del comma 6 dell'articolo 4 del Dlgs 231/2002, che fissa in 30 giorni il termine per la verifica preordinata al pagamento; detto termine deve pertanto essere inteso come ridotto a 30 giorni, ove non sia previsto nella documentazione di gara – e pattuito espressamente nel contratto – un termine maggiore, ma comunque (...) non superiore a 45 giorni». Nel caso del pagamento, il termine di 30 giorni indicato dalla direttiva coincide con quello già fissato dal codice appalti. E infatti nella circolare si legge: «Il termine di trenta giorni di cui all'articolo 143, comma 1, secondo periodo, del regolamento per il pagamento delle rate di acconto dall'emissione del certificato di pagamento risulta ancora applicabile in quanto coincidente con quello fissato dall'articolo 4, comma 2 del Dlgs 231/2002».

La rata di saldo. La maggiore novità è invece nei tempi di pagamento della rata di saldo dell'opera. Il codice appalti prevede 90 giorni per il pagamento della rata di saldo, contro i 30 giorni della direttiva. Quest'ultimo termine, puntualizza la circolare Sviluppo-Infrastrutture, «risulta non compatibile» e deve essere abbreviato a 30 giorni. Tuttavia, concede la circolare, è ammesso un termine più lungo, ma non oltre i 60 giorni.

Penaltà più pesanti. Non compatibili con la direttiva «e non più applicabili» sono anche le disposizioni sugli interessi che maturano a favore del creditore. Ma qui la circolare fa un'importante distinzione tra – da una parte – il ritardo per l'emissione del certificato di pagamento (che attiene alla fase della verifica) e – dall'altra – il ritardo nella liquidazione. In quest'ultimo caso scattano le nuove, automatiche, pesanti penalità previste dalla direttiva.
«Invece, riguardo all'ipotesi relativa al ritardo nell'emissione del certificato di pagamento per causa imputabile alla stazione appaltante, deve ritenersi ancora applicabile il comma 1 dell'articolo 144 del regolamento che prevede la decorrenza degli interessi corrispettivi al tasso legale per 60 giorni e, in caso di ritardo ulteriore, la decorrenza degli interessi moratori nella misura stabilita dal richiamato decreto interministeriale (Dm Economia sul tasso di interesse applicato dalla Bce,ndr).

Le reazioni. «Abbiamo segnalato una positività di questa circolare perché dà una certezza di interpretazione e bisogna ringraziare il ministro Passera e il viceministro Ciaccia, ma anche Tajani come Commissione europea, perché è uscita una interpretazione che ci tranquillizza», commenta Paolo Buzzetti, presidente dell'Ance, che tuttavia segnala alcune difformità di interpretazione.

Per esempio, secondo l'Ance le penalità "europee" si applicano anche al ritardo sull'emissione del certificato di pagamento, che va rilasciato entro 30 giorni e non 45. «Noi riteniamo che la nostra interpretazione è quella corretta ed è anche più aderente ai principi della direttiva – rimarca Buzzetti –. Esiste un'incongruenza e ci vuole una circolare del ministero delle Infrastrutture agli enti appaltanti per fare chiarezza. Abbiamo bisogno di vedere un'applicazione dei tempi certi».

Dal vecchio codice alle norme europee. Ecco cosa cambia, in sintesi (link )


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