Lavori Pubblici

Costruzioni incluse nelle norme europee. Sui tempi di pagamento vale il principio della «disciplina più favorevole al creditore»

Massimo Frontera

Arriva la nota ministeriale Infrastrutture-Sviluppo con i chiarimenti chiesti a gran voce dalle imprese: le nuove norme vanno applicate anche ai lavori pubblici

Sono arrivati - dopo una lunga attesa - i chiarimenti invocati dalle imprese di costruzione sull'applicazione delle nuove norme europee sui tempi di pagamento. Con una nota di 10 pagine redatta congiuntamente dai dicasteri delle Infrastrutture e dello Sviluppo economico - e inviata a 10 associazioni di settore, a cominciare dall'Ance - viene eliminata la principale incertezza segnalata dalle imprese nel dlgs 192/2012 di recepimento della direttiva comunitaria, incertezza dovuta alla mancanza di un espresso richiamo al settore delle costruzioni.

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Le costruzioni sono incluse

Sulla questione principale, la nota si esprime in modo inequivocabile: «Si ritiene che la nuova disciplina dei ritardati pagamenti introdotta in attuazione della normativa comunitaria 2011/7/Ue si applica ai contratti pubblici relativi a tutti i settori produttivi, inclusi i lavori, stipulati a decorrere dal 1° gennaio 2013, ai sensi dell'articolo 3, comma 1 del d.lgs n.192 del 2012».

I tempi di pagamento

Successivamente, la nota fornisce i chiarimenti sulla corretta declinazione dei principi e delle indicazioni contenute nel dlgs di recepimento all'interno delle peculiarità della complessa procedura per gli appalti di costruzione. A fare da "bussola" nell'interpretazione ministeriale è il principio dell'applicazione della disciplina più favorevole al creditore.

Nel caso particolare, le scadenze massime da individuare riguardano le due fasi della procedura di pagamento. La prima fase è quella della verifica del lavoro eseguito. La seconda fase è quella del pagamento.

La verifica

Per la prima fase, il codice appalti prevede un termine di 45 giorni entro il quale il responsabile del procedimento emette il certificato di pagamento da corrispondere all'esecutore. Il termine di 45 giorni indicato dal codice appalti, rileva la circolare, «risulta non compatibile con la previsione del comma 6 dell'articolo 4 del d.lgs n.231/2002, che fissa in trenta giorni il termine per la verifica preordinata al pagamento; detto termine deve pertanto essere inteso come ridotto a trenta giorni, ove non sia previsto nella documentazione di gara - e pattuito espressamente nel contratto - un termine maggiore, ma comunque (...) non superiore a 45 giorni».

Il pagamento

Nel caso del pagamento, il termine di 30 giorni indicato dalla direttiva coincide con quello già fissato dal codice appalti. E infatti nella nota si legge: «Il termine di trenta giorni di cui all'articolo 143, comma 1, secondo periodo, del regolamento per il pagamento delle rate di acconto dall'emissione del certificato di pagamento risulta ancora applicabile in quanto coincidente con quello fissato dall'articolo 4, comma 2 del d.lgs n.231/2002».

Il saldo

La maggiore novità è invece nei tempi di pagamento del saldo dell'opera. Attualmente il vecchio codice appalti prevede 90 giorni per il pagamento della rata di saldo, contro i 30 giorni della direttiva. Quest'ultimo termine, puntualizza la circolare Sviluppo-Infrastrutture, «risulta non compatibile» e deve essere abbreviato a 30 giorni, salvo diversa pattuizione prevista dal contratto, che non può comunque prevedere il superamento dei 60 giorni.

Interessi di ritardato pagamento

Non compatibili con la direttiva «e non più applicabili» sono anche le disposizioni sugli interessi che maturano a favore del creditore. Ma qui la nota ministeriale fa un'importante distinzione tra - da una parte - il ritardo per l'emissione del certificato di pagamento (che attiene alla fase della verifica) e - dall'altra - il ritardo nella liquidazione. In quest'ultimo caso scattano le nuove, automatiche, pesanti penalità previste dalla direttiva.

«Invece, riguardo all'ipotesi relativa al ritardo nell'emissione del certificato di pagamento per causa imputabile alla stazione appaltante, deve ritenersi ancora applicabile il comma 1 dell'articolo 144 del regolamento che prevede la decorrenza degli interessi corrispettivi al tasso legale per 60 giorni e, in caso di ritardo ulteriore, la decorrenza degli interessi moratori nella misura stabilita dal richiamato decreto interministeriale (Dm Economia sul tasso di interesse applicato dalla Bce, ndr).

Il motivo, come spiega la nota, è che la norma di recepimento della direttiva «non prevede alcuna conseguenza nel caso il termine (per il rilascio del certificato, ndr) venga rispettato. Per tale ipotesi, dunque, rimane salva la discplina speciale contenuta all'articolo 133, comma 1, del codice e all'articolo 144 , comma 1, del regolamento, che non presenta profili di contrasto con le disposizioni della direttiva».


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