Lavori Pubblici

Stop del Consiglio superiore al Dm parametri-bis sui compensi professionali: onorari superiori alle vecchie tariffe

Mauro Salerno

In un parere inviato al ministero delle Infrastrutture il Consiglio superiore boccia i criteri di determinazione degli importi a base di gara: in alcuni casi risulta violato il divieto imposto dal Dl sulle liberalizzazioni

Tegola del Consiglio superiore di lavori pubblici sulla bozza di decreto con i nuovi compensi da porre a base delle gara di progettazione. Per il massimo organo tecnico consultivo dello Stato, il cosiddetto decreto parametri-bis è da rifare perché in alcuni casi comporta la determinazione di onorari superiori a quelli delle vecchie tariffe previste dal Dm 4 aprile 2001. Una possibilità esclusa esplicitamente dal Dl sulle liberalizzazioni (Dl 1/2012) - da cui il Dm parametri-bis prende le mosse - che, all'articolo 9, stabilisce che «i nuovi parametri non possono condurre alla determinazione di un importo a base di gara superiore a quello derivante dall'applicazione delle tariffe professionali vigenti prima dell'entrata in vigore del presente decreto».

Un rischio evidenziato in alcune simulazioni sull'applicazione dei nuovi parametri a una serie di opere pubbliche pubblicate da «Edilizia e Territorio» lo scorso dicembre (clicca qui ) e contestate da architetti e ingegneri (clicca qui ), ma che ora il parere del Consiglio superiore dei lavori pubblici mette nero su bianco in un documento ufficiale.

«Alcuni di tali parametri - si legge nel parere alla bozza di Dm Giustizia-Infrastrutture -, quelli relativi allo studio di prefattibilità ambientale, allo studio di impatto ambientale, alla fattibilità ambientale, alla relazione di indagine geotecnica determinano un corrispettivo da porre a base di gara più elevato rispetto a quello derivante dall'applicazione del Dm 4 aprile 2001. Il che risulta in contrasto dal vincolo imposto dalla norma in questione», vale a dire il Dl 1/2012.

Per il Consiglio superiore le simulazioni sull'applicazione dei nuovi parametri contenute nella relazione che accompagna il decreto non bastano a coprire tutti i possibili casi che potrebbero verificarsi in concreto. E non si tratta di casi particolari o residuali. Ad esempio, si segnala nel parere, «nessuna simulazione è stata effettuata per lavori di importo inferiore a 250mila euro né superiore a 10 milioni». Dunque? «Tali circostanze non consentono quindi di verificare il puntuale adempimento del vincolo di cui all'ultimo periodo dell'articolo 9 del Dl 1/2012».

Conseguenza? I valori dei parametri allegati alla bozza di decreto Giustizia-Infrastrutture dovranno essere rivisti prima dell'approvazione definitiva. Anche perché, secondo il Consiglio superiore, l'unica soluzione sarebbe quella di caricare i funzionari (Rup) delle singole amministrazioni della responsabilità di verificare volta per volta che i corrispettivi calcolati in base alle nuove regole rispettino l'obbligo di non superare i vecchi minimi. Ipotesi impraticabile nei fatti e foriera di nuove fattispecie di contenzioso.

A questo punto non è escluso che il compito di occuparsi della definizione del decreto tocchi al nuovo Governo.


© RIPRODUZIONE RISERVATA