Lavori Pubblici

Bandi, costi delle opere, interventi privati: va tutto on line, Il Governo obbliga la Pa alla trasparenza

Giuseppe Latour

Via libera al decreto legislativo previsto dalla legge anticorruzione (190/2012). Restano i vincoli di pubblicità legale. Gli enti dovranno anche raccogliere i dati sulla propria attività in tabelle e inviarli ogni anno entro il 31 gennaio all'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici

Le pubbliche amministrazioni diventano case di vetro. Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo che dà attuazione ai commi 35 e 36 della legge anticorruzione (n. 190/2012). Fissando nel dettaglio quali saranno i nuovi obblighi informativi alle quali le Pa italiane saranno sottoposte.

Si tratta di una ventina di pagine che stabiliscono paletti parecchio stringenti. Non si parla solo di documenti da mettere on line. Ma, addirittura, si impone di pubblicare, con cadenza annuale, «un indicatore dei propri tempi medi di pagamento relativi agli acquisti di beni, servizi e forniture, denominato indicatore di tempestività dei pagamenti». Per essere operativo, il provvedimento decreto deve ora passare ora al vaglio del Garante della privacy e della Conferenza unificata (clicca qui per scaricare il testo ).

. Che, anzitutto, fa salvi gli obblighi di pubblicità legale previsti a livello statale o regionale in capo alle stazioni appaltanti: questi restano completamente invariati. Fatta questa premessa, il provvedimento stabilisce che, per le gare di lavori, servizi e forniture, «ciascuna amministrazione pubblica per ciascun contratto comunque assegnato» il bando, la determina di aggiudicazione definitiva, nonché una serie di informazioni aggiuntive.

In questo catalogo viene ricompresa la struttura proponente, l'oggetto del bando, l'oggetto dell'eventuale delibera a contrarre, l'importo dell'aggiudicazione, l'aggiudicatario, la base d'asta, la procedura e la modalità di selezione del contraente, il numero di offerenti che hanno partecipato al procedimento, i tempi di completamento dell'opera, l'importo delle somme liquidate, le modifiche contrattuali, le decisioni di ritiro e recesso dei contratti.

Unica eccezione: i contratti di importo inferiore ai 20mila euro, per i quali la pubblicazione di queste informazioni potrà avvenire in forma aggregata ogni tre mesi. Solo per i lavori viene stabilito anche l'obbligo a pubblicare il verbale di consegna dei lavori, il certificato di ultimazione dei lavori e il conto finale dei lavori.

Una volta all'anno, poi, ciascuna Pa dovrà fare il punto sulla propria attività. Entro il 31 gennaio tutte le informazioni elencate prima dovranno essere raccolte in «tabelle riassuntive liberamente fruibili», in un formato che consenta di analizzare e rielaborare i dati a chiunque, anche a fini statistici. Il passaggio successivo è l'invio di questi dati all'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, che a quel punto avrà un quadro nazionale della situazione e potrà pubblicare tutto sul proprio sito internet, mettendolo a disposizione dei cittadini. Catalogando le informazioni in base alla tipologia di stazione appaltante e per regione.

Infine, entro il 30 aprile di ogni anno l'Avcp manderà alla Corte dei conti l'elenco dei "cattivi", che non hanno rispettato i loro obblighi. L'Authority potrà applicare le sanzioni indicate dal Codice appalti. Chi non dichiara nulla, senza giustificato motivo, potrà essere sanzionato fino a 25.822 euro. Chi dichiara il falso, invece, potrà subire una multa fino a un massimo di 51.545 euro.

Pianificazione. La trasparenza viene garantita anche in fase di pianificazione. Le Pa dovranno pubblicare sui propri siti i documenti di programmazione, anche pluriennale, delle opere pubbliche, le linee guida di valutazione degli investimenti, le relazioni annuali e ogni altro documento predisposto in fase di valutazione. Anche i pareri che si discostano dalle valutazioni dell'amministrazione. Ancora, il decreto stabilisce che le amministrazioni «pubblicano le informazioni relative ai tempi, ai costi unitari e agli indicatori di realizzazione delle opere pubbliche completate». Le indicazioni sui costi dovranno essere redatte secondo modelli standard predisposti dall'Avcp, che poi le metterà sul proprio sito.

In questa chiave vanno pubblicati, già in fase di approvazione, gli atti di governo del territorio, come i piani territoriali, i piani di coordinamento e gli strumenti urbanistici in genere. Allo scopo di favorire il dibattito pubblico. Una luce particolare viene accesa sui procedimenti di iniziativa privata: questi andranno in una sezione apposita del sito del Comune interessato, con particolare attenzione alle operazioni che «comportino premialità edificatorie a fronte dell'impegno alla realizzazione di opere». In materia ambientale, invece, restano ferme le regole già esistenti, fissate principalmente nel Dlgs n. 195/2005.

Le deroghe. Infine, in caso di calamità naturali, le Pa che adottano provvedimenti urgenti dovranno pubblicarli, indicando espressamente i motivi delle deroghe alle regole ordinarie. E dovranno indicare i termini temporali per i provvedimenti straordinari e il loro costo preventivato.


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