Lavori Pubblici

Concorso-flop, consulenze, lavori senza gara, esplosione dei costi: l'Autorità contro la nuova sede dell'Agenzia spaziale italiana

Mauro Salerno

L'edificio progettato dai genovesi 5+1AA dopo il concorso «revocato» a Fuksas è costato 84 milioni rispetto ai 12 preventivati nel 1999. Un maxi-progetto («di grande rappresentatività») affidato a trattativa privata con il pretesto della sicurezza nazionale

Un concorso di progettazione vinto dall'archistar Massimiliano Fuksas finito al nulla; progettisti "cooptati" in qualità di «consulenti» invece che selezionati tramite gara; cantieri affidati a trattativa privata con costi quadruplicati rispetto al progetto iniziale. E poi varianti, allungamento dei tempi di esecuzione, frazionamento artificioso degli incarichi per evitare l'obbligo di ricorrere a competizioni formali. Insomma: un gran «dispendio di denaro pubblico».

C'è tutto il catalogo delle anomalie che non di rado inquinano il percorso di realizzazione delle opere pubbliche italiane nel progetto di realizzazione della nuova sede dell'Agenzia spaziale italiana, partito nel 1999 e inaugurato la scorsa estate a Roma. Almeno nella ricostruzione effettuata dall'Autorità di vigilanza dei lavori pubblici, che - su richiesta della Corte dei Conti - ha acceso i fari su un progetto dal costo iniziale di 24 miliardi di lire (poco più di 12 milioni di euro, lira più lira meno) per 24mila mc, lievitato fino a 84.434.755,65 euro per un edificio che a colpi di varianti è arrivato a misurare ben 90.134 mc (120.379, 94 mc contando anche scale, impianti e depositi). L'istruttoria effettuata da via Ripetta è confluita nella deliberazione numero 109/2012, depositata il 10 gennaio 2013 (clicca qui per scaricare il testo ) e inviata per le valutazioni di competenza ai magistrati contabili.

Il concorso rimasto sulla carta. Il documento dell'Authority ricostruisce passo per passo il lungo e complicato iter di realizzazione dell'edificio. Nemmeno il tempo di dare il «pronti-via» che scattano subito anomalie e polemiche. Il progetto di Massimilano Fuksas assegnato nel 2000 a seguito di un regolare concorso di progettazione, viene infatti quasi subito accantonato a seguito della decisione di spostare la sede dal quartiere Flaminio (a due passi dall'area dove ora sorge il museo Maxxi realizzato da Zaha Hadid) in un'area di 60mila mq concessa dall'Università di Tor Vergata, in base a una convenzione che includeva anche l'affidamento del progetto preliminare dell'edificio all'Ateneo a fronte di un corrispettivo di 118mila euro. Fuksas viene "liquidato" con una parcella di 1.379.177,22 euro in parte dovuti per l'attività progettuale già eseguita (831.276,45 euro), in parte (546.900,77 euro) derivanti dall'accordo di transazione seguito alla vertenza scoppiata dopo la revoca dell'incarico.

Soldi buttati, sottolinea l'Autorità, e non solo perché di quel progetto, pur ben pagato, non è mai stato realizzato neppure un mattone. Ma anche perché l'indennizzo riconosciuto al famoso architetto romano dalla convenzione sottoscritta dall'Asi «in forma di scrittura privata» (pari al 25% degli importi non maturati) non trova riscontro da quanto previsto dalle norme sugli incarichi professionali.

Le «consulenze» per la progettazione. Altre «anomalie e criticità» riguardano poi tanto la fase di progettazione del complesso inaugurato l'estate scorsa a Tor Vergata, quanto la sua realizzazione. Con procedure gestite dal Servizio integrato infrastrutture e trasporti del Lazio (Siit) sulla base di un convenzione firmata con l'Agenzia, dichiaratasi priva «delle competenze professionali adeguate a gestire una realizzazione della complessità della nuova sede»

L'Autorità contesta innanzitutto la procedura di affidare la redazione del progetto definitivo tramite contratti di consulenza - non contemplati dalle norme di settore - allo studio genovese 5+1AA per il progetto architettonico, all'ingegner Camillo Nuti per le strutture, all'architetto Annalaura Spalla (opere esterne, viabilità e rendering) e al geologo Donatella Pingitore per un totale di 442.123,15 euro. Importo che - ricorda l'Autorità - avrebbe richiesto l'indizione di una gara formale per l'affidamento dell'incarico e che si aggiunge peraltro all'incentivo riconosciuto ai tecnici interni alla Pa per le attività di progettazione per un totale di 207.856,07 euro. Non solo. In via discrezionale - e dunque «in palese violazione» delle norme contesta l'Autorità - è stato affidato anche l'incarico di 430mila euro per il coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione ad Alfonso Femia, socio insieme a Gianluca Peluffo dello studio 5+1AA.

Lavori senza gara. «Altro punto saliente - si legge nella delibera - concerne la questione relativa alla sottrazione dell'appalto alla concorrenza». Ricorrendo a motivazioni legate a questioni di sicurezza, l'intervento costato alla fine più di 84 milioni, è stato affidato all'impresa romana Sac al termine di una una trattativa privata svolta tra ditte di fiducia dell'amministrazione. «La limitazione della concorrenza operata - sottolinea l'Autorità - può aver determinato l'affidamento dei lavori a condizioni meno vantaggiose per l'amministrazione; si rileva, infatti, come la gara informale abbia visto la partecipazione di sole n. 6 imprese (una settima ha ringraziato) e l'aggiudicazione per un ribasso del 6,57%, valore particolarmente modesto rispetto a quelli che caratterizzano l'affidamento di opere simili in procedure concorsuali».

Una scelta controproducente per le casse pubbliche, insomma, ma soprattutto ingiustificata. Visto che i locali interessati da necessità di sicurezza coprono solo 200 mq rispetto ai ben 28.613 occupati dall'intero edificio.

Le varianti. Ripercorrendo la storia del cantiere l'Autorità ricostruisce come le tre varianti apportate in corso d'opera abbiano profondamente modificato l'idea iniziale comportando «l'introduzione di 309 nuovi prezzi rispetto ai 513 utilizzati per la stima del progetto posto a base di gara, ed il loro valore rappresenta quasi il 30% rispetto all'importo del contratto». Non solo. «L'elemento che appare del tutto ingiustificato riguarda l'inserimento, fra le somme a disposizione dell'amministrazione, di importi per la progettazione e realizzazione di opere di completamento, impianti speciali di completamento, impianto fotovoltaico, realizzazione di parcheggi pubblici pertinenziali, di ammontare pari a quasi 20 milioni di euro, con un aumento del costo complessivo dell'opera di oltre il 30.

L'esplosione delle cubature
. Ultimo punto sotto esame è il sovradimensionamento dell'edificio rispetto alle reali esigenze dell'agenzia. Gli standard per gli uffici pubblici, segnala l'Autorità, «variano da un massimo di 28,3 mq/persona per i dirigenti a un minimo di 9,0 mq/persona per gli impiegati». La sede dell'Asi, alla fine tarata per 500 persone, regala molto più spazio ai suoi dipendenti: ben 43 mq a testa.

Insomma: un progetto faraonico. Tanto che Via Ripetta non manca di evidenziare come «la nuova sede dell'Ente, già in fase di stesura del progetto preliminare architettonico, è stata concepita con l'intenzione di essere di grande rappresentatività e di contenere funzioni accessorie raramente presenti presso altre pubbliche amministrazioni».
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