Lavori Pubblici

Distanze legali, per il Consiglio di Stato l'ascensore esterno non è una «costruzione»

Alfredo Vitale

L'impianto rientra fra i volumi tecnici strumentali alle esigenze tecnico-funzionali dell'immobile

L'ascensore non può qualificarsi come «costruzione» sottoposta al relativo regime giuridico delle distanze legali, poiché l'impianto di ascensore – al pari di quelli serventi alle condotte idriche, termiche etc. dell'edificio principale – rientra fra i volumi tecnici o impianti tecnologici strumentali alle esigenze tecnico-funzionali dell'immobile.
È quanto statuito da una recente decisione del Consiglio di Stato (sez. IV, sentenza 5 dicembre 2012, n. 6253 ) chiamata a pronunciarsi su appello proposto avverso sentenza del TAR Abruzzo - Pescara (sez. I, sentenza 24 febbraio 2012, n. 87) con riferimento ad un'ipotesi di diniego di permesso di costruire un ascensore esterno ad un fabbricato finalizzato all'abbattimento di barriere architettoniche.

Come è noto, l'articolo 79 del Testo unico edilizia prevede espressamente che le opere finalizzate all'eliminazione di barriere architettoniche possono essere realizzate in deroga alle norme sulle distanze previste dai regolamenti edilizi (anche per i cortili e le chiostrine interni ai fabbricati o comuni o di uso comune a più fabbricati), ma che è in ogni caso fatto salvo l'obbligo di rispetto delle distanze di cui agli articoli 873 e 907 del codice civile nell'ipotesi in cui tra le opere da realizzare e i fabbricati alieni non sia interposto alcuno spazio o alcuna area di proprietà o di uso comune.

Il Tar Abruzzo-Pescara ha avuto modo di evidenziare come le predette disposizioni, pur avendo sicuramente elevato il livello di tutela dei soggetti portatori di minorazioni fisiche, tuttavia identificano un sistema di tutela applicabile compatibilmente con altri interessi pubblici che non possono essere pretermessi e che devono essere, invece, bilanciati con quello, superiore, alla tutela ottimale delle medesime persone.

In particolare, nel bilanciamento degli interessi contrapposti - del cittadino-disabile alla piena fruizione degli spazi e degli altri condomini alla salubrità degli edifici - il Tar abruzzese ha respinto il ricorso ritenendo che la norma del Testo Unico Edilizia poc'anzi citata debba essere interpretata nel senso di dare prevalenza al diritto di questi ultimi al rispetto delle distanze tra le costruzioni, che quindi non può mai essere "minore di tre metri", in base alla previsione codicistica, all'evidente fine di garantire la salubrità delle costruzioni. In definitiva, il legislatore nel bilanciamento degli interessi in gioco nel mentre ha ritenuto prevalente l'interesse dei portatori di handicap rispetto a quello degli altri "condomini", ha ritenuto al contrario recessivo tale interesse rispetto a quello dei soggetti "terzi", cioè dei proprietari di immobili finitimi, che non possono veder leso il loro diritto alla salute, ugualmente meritevole di tutela, a non vedere create delle intercapedini che possono incidere sulla salubrità delle costruzioni.

La decisione è stata tuttavia riformata in appello dal Consiglio di Stato, non solo considerando che l'ascensore non possa qualificarsi come "costruzione" sottoposta al relativo regime giuridico delle distanze legali, ma anche statuendo che in materia di rimozione di barriere architettoniche l'accezione da dare a locuzioni ed espressioni tecniche quali «spazio o area di proprietà o di uso comune», non possa essere strettamente civilistica, ma debba invece essere calata nell'ambito della normativa tecnica esistente in materia, in conformità a quanto prescritto dal Dm 14 giugno 1989, nr. 236 (contenente la normativa regolamentare-attuativa dell'art. 79 Testo unico edilizia).

Ne deriva, secondo il Consiglio di Stato, che il legislatore, nel far riferimento a spazi o aree «di proprietà o di uso comune», «ha inteso richiamare non soltanto il dato giuridico dell'esistenza di una comproprietà o di una servitù di uso comune, ma anche il semplice dato materiale dell'esistenza di uno spazio comunque denominato, che per le sue caratteristiche si presti a essere impiegato dai residenti di entrambi gli immobili confinanti».

La decisione di appello ha invece considerato argomento assorbito il tema del contemperamento degli interessi contrapposti (di contro espressamente scrutinato dal Giudice di primo grado), lasciando aperta la questione se la costruzione di opere finalizzate alla rimozione di barriere architettoniche possa avvenire anche derogando alle distanze minime stabilite. Tema, questo, evidentemente non suscettibile di soluzioni univoche, e che richiede, piuttosto, l'analisi caso per caso della specifica fattispecie concreta.


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