Lavori Pubblici

Anche per i bar «galleggianti» serve il permesso di costruire

Pietro Verna

Lo ha stabilito il Tar Toscana con la sentenza 1699/2012: la mancanza di «precarietà» della struttura rende necessario verificare la sussistenza dei parametri urbanistici-edilizi

I vincoli urbanistici ed edilizi imposti alle aree portuali, inclusi gli specchi acquei destinati alla nautica da diporto, si applicano anche ai natanti stabilmente ormeggiati che somministrano cibi e bevande. È il dictum della sentenza n. 1699/2012 del Tribunale amministrativo della Toscana, che si è pronunciato sull'applicazione delle disposizioni in materia di "turismo nautico" introdotte dall'articolo 31 del decreto legislativo 23 maggio 2011, n. 79 «Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo».

L'articolo 3 del codice del turismo prevede che la realizzazione delle strutture di interesse turistico-ricreativo dedicate alla nautica da diporto, per la quale sia stata rilasciata concessione demaniale marittima o lacuale, anche provvisoria, non necessita di alcun ulteriore titolo abilitativo edilizio e demaniale, ferma restando la quantificazione del canone in base alla superficie occupata.

Per strutture di interesse turistico ricreativo si intendono anche i pontili galleggianti a carattere stagionale, collegati alla terra ferma mediante ancoraggio con corpi morti e catenarie
L'articolo 2, comma 1, lettera c), del Dpr n. 509/1997 definisce come strutture dedicate alla nautica da diporto i punti d'ormeggio, ovvero le aree demaniali marittime e gli specchi acquei dotati di strutture che non importino impianti di difficile rimozione, destinati all'ormeggio, alaggio, varo e rimessaggio di piccole imbarcazioni e natanti da diporto.

La vicenda può essere riassunta come segue. Una società per azioni compartecipata dal Comune di Viareggio, già concessionaria di banchine e specchi acquei destinati al mantenimento di pontili galleggianti per unità da diporto, aveva chiesto (ed ottenuto) dal Comune un ampliamento della stessa concessione, per poter svolgere in tali aree attività commerciali di somministrazione di cibi e bevande su imbarcazioni e/o strutture galleggianti.
Di seguito, la medesima società aveva pubblicato un bando di gara per l'individuazione di un soggetto cui affidare la gestione delle predette attività commerciali, da svolgersi su un natante ancorato nello specchio acqueo in concessione.

Esperita la gara, l'aggiudicatario aveva impugnato la nota con la quale il Comune aveva chiesto a quest'ultimo di attivarsi per ottenere i titoli prodromici all'acquisizione di validità della Scia ed all'esercizio dell'attività di somministrazione di cibi e bevande da effettuare su un natante ormeggiato in pianta stabile all'interno di quell'area.

Di qui il ricorso dell'aggiudicatario, che ha eccepito sostanzialmente due motivi.
In primis, la violazione delle norme sulla conferenza di servizi di cui alla legge n.241/1990, perché nonostante il parere favorevole formulato dal dirigente dello Sportello unico per le attività aroduttive in sede di conferenza di servizi , il Comune di Viareggio - in un secondo tempo - si era espresso in senso contrario, in assenza di una nuova conferenza di servizi. In secondo luogo, la violazione del citato articolo 31 del decreto legislativo n.79/2011, in quanto l'apprestamento dei servizi complementari alla nautica da diporto non richiede alcun titolo edilizio.

A conclusioni diverse è pervenuto il Tar, che ha rigettato il ricorso, muovendo dalla classificazione del natante effettuata dal Registro italiano navale ( uno speciale galleggiante per servizio ristoro ormeggiato permanente a banchina) e dalle convergenti valutazioni fornite dalla Capitaneria di porto.

Peraltro il piano regolatore del porto viareggino fuga ogni dubbio: le strutture fisse ivi allocate devono rispettare gli indici urbanistici ed edilizi .

Ne deriva che la mancanza di precarietà di una struttura, come il natante questione, comporta l'obbligatorietà del permesso di costruire. Ragione per la quale, ad avviso del Collegio, il ricorrente non ha motivo dolersi della mancata autorizzazione, che potrà essere rilasciata «solo dopo la presentazione di una regolare richiesta di permesso di costruire che consentirà al Comune di accertare la sussistenza di quei parametri urbanistici-edilizi richiesti dallo strumento urbanistico».


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