Lavori Pubblici

Si può rivedere il costo di un'opera anche dopo l'affidamento degli interventi

Giuseppe Latour

Il caso della metropolitana di Milano apre una strada perché in diversi passaggi della convenzione di concessione viene prevista la possibilità di rivedere il piano

Rivedere in corsa l'architettura finanziaria di un'opera da pagare con fondi pubblici e privati è possibile, anche dopo l'aggiudicazione della gara. Anzi, è opportuno farlo, se questo serve a centrare l'obiettivo più importante: arrivare in fondo, evitando di lasciare l'infrastruttura a metà. E' questo lo spirito che anima la delibera n. 105 dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, che sarà pubblicata nei prossimi giorni. Aprendo la strada a revisioni simili anche per altri casi.
La pronuncia prende le mosse da una delle opere più travagliate degli ultimi anni: la linea 4 della metropolitana di Milano.
Un collegamento, inserito nel dossier dell'Expo, che dovrà unire l'aeroporto di Linate con il quartiere di Lorenteggio e che, secondo il progetto preliminare, sarebbe dovuto costare circa 1,7 miliardi di euro, da coprire con poco più di 500 milioni di euro di risorse private e, per il resto, con denaro pubblico. Il condizionale è d'obbligo, perché il consorzio guidato da Impregilo e Astaldi, che ha vinto la gara, ha presentato al Comune di Milano un progetto definitivo che sfora di circa il 20% la previsione iniziale.

Lo stallo che ne è seguito ha indotto il sindaco del capoluogo lombardo, Giuliano Pisapia a prendere carta e penna per scrivere all'Authority: "Ci è stato chiesto di tracciare una strada da percorrere, senza il rischio di incorrere in vizi di legittimità", spiega il presidente dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, Sergio Santoro. A quella lettera ha fatto seguito un'indagine e, dopo settimane di approfondimenti, la delibera appena licenziata.

Lo stesso Santoro la sintetizza così: "Nel tirare le somme della nostra ispezione abbiamo enucleato un principio, la rivedibilità del piano economico e finanziario, che non deve più essere un feticcio ma un documento al quale è possibile rimettere mano". A condizione, però, che i motivi che hanno portato all'aumento dei costi, nel quadro del partenariato pubblico privato, non siano imputabili all'impresa che si è aggiudicata la gara. "Nel caso in esame, questo 20% in più – dice ancora Santoro – non altera la "par condicio" tra i partecipanti alla gara, perché chiunque si sarebbe trovato nella stessa situazione". Il piano vincola le parti alle condizioni originarie, se poi le condizioni cambiano è necessario adeguarsi. "Tutelando così l'interesse dell'Erario e quello generale, perché esiste il rischio concreto che l'opera non venga completata".

Il caso di Milano apre una strada, perché in diversi passaggi della convenzione di concessione viene prevista la possibilità di rivedere il piano. "Secondo la nostra interpretazione – prosegue il presidente – non è però necessario che ci sia un'esplicita previsione contrattuale, perché questo principio è essenziale per il mantenimento dell'equilibrio delle prestazioni delle parti, anche al di fuori di quelle che sono state le pattuizioni. D'altronde, sono molte le infrastrutture che avrebbero potuto trarre giovamento dall'applicazione di questo principio".
Il riferimento, nemmeno tanto velato, è alla metro C di Roma, che ha da sempre vissuto i suoi travagli maggiori proprio a causa di problemi legati alla sostenibilità finanziaria. "Per questo – sottolinea Santoro - la rivedibilità del piano economico finanziario orienterà la nostra attività futura. Ne terremo certamente conto in fase di preparazione dei contratti tipo". Si tratta di schemi di contratti pubblici che l'Autorità si appresta a preparare, ad uso e consumo delle amministrazioni.

Tornando alla M4, comunque, la delibera ribadisce che, principi generali a parte, non si può più perdere tempo: "Le disfunzioni prodottesi dopo l'aggiudicazione – si legge - sono state in ultimo contenute dall'amministrazione comunale di Milano con il differimento di concludere il closing finanziario entro il termine del maggio 2013, termine ritenuto idoneo a salvaguardare il raggiungimento del rilevante obiettivo Expo 2015". A conti fatti, allora, restano grossomodo quattro mesi per chiudere la partita. Oltre non sarà possibile andare.

IL TESTO DELLA DELIBERA


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