Lavori Pubblici

Pagamenti, in Gazzetta le istruzioni del Mef

Giuseppe Latour

Sono state pubblicate sulla Gazzetta ufficiale n. 291 del 14 dicembre 2012 le due circolari con le quali il ministero dell'Economia e delle Finanze fornisce una guida pratica all'applicazione delle norme sulla certificazione del credito. I due testi (n. 35 e 36 del 2012) sono indirizzati a enti locali e amministrazioni centrali dello Stato. Ma possono costituire una bussola anche per le imprese e tutti gli operatori privati.

Nelle circolari sono contenute indicazioni in diversi ambiti di applicazione delle nuove regole. Si parte dal Durc, che non potrà essere richiesto al momento del rilascio della certificazione, «in quanto la regolarità contributiva è un requisito che non incide sulle caratteristiche del credito da certificare» che sono certezza, liquidità ed esigibilità. Si passa per la nozione di certezza, che sarà rispettata solo quando il credito sia «afferente a una obbligazione giuridicamente perfezionata per la quale sia stato assunto, ai sensi dell'articolo 34 delle legge 31 dicembre 2009, n.196, il relativo impegno di spesa, registrato sulle scritture contabili».
E si precisa che le procedure già avviate in maniera ordinaria non finiranno nel cestino, ma potranno essere recuperate. Anche se la procedura telematica di certificazione del credito ha sostituito quella cartacea, infatti, «i procedimenti avviati con istanza presentata con la procedura ordinaria dovranno proseguire con la medesima modalità». In sostanza, non si dovrà ripartire da zero.

Ad ogni ente sarà data la possibilità di utilizzare una propria piattaforma telematica, senza fare riferimento a quella messa a disposizione dalla Ragioneria generale dello Stato. L'unico limite fissato dalle circolari a questa facoltà è che il nuovo sistema risulti compatibile con lo standard nazionale.

Infine, le circolari forniscono un elenco dettagliato di tutte le amministrazioni statali sulle quali ricadono gli obblighi di certificazione. Sono inclusi «gli istituti e scuole di ogni ordine e grado, le istituzioni educative e le istituzioni dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica, le soprintendenze speciali dotate di autonomia gestionale e gli istituti dotati di autonomia speciale». Sono esclusi dall'elenco gli organi costituzionali, le Camere di commercio e le loro associazioni e tutti gli enti pubblici economici. E sono escluse anche le società a partecipazione e controllo pubblico. Per gli enti del servizio sanitario nazionale è prevista una limitazione: sono vincolati agli obblighi di legge solo se questi risultano «compatibili con i saldi di finanza pubblica programmati». Tra gli enti locali le novità si applicano a Comuni, Comunità montane, Province e Regioni.


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