Lavori Pubblici

Pubblicato il decreto correttivo antimafia, nuove regole sulle informative in vigore dal 13 febbraio

Giuseppe Latour

Il decreto correttivo antimafia prende il numero 218/2012. Tra le novità il raddoppio di validità temporale delle informazioni prefettizie e la stretta sugli obblighi di tracciabilità finanziaria. Testo e commenti degli esperti nel fascicolo on line

Arriva sulla Gazzetta ufficiale n. 290 del 2012 il decreto correttivo del Dlgs antimafia (n. 159/2011). E va così a regime un pacchetto di novità che, almeno in parte, sarà di difficile digestione per le imprese. Portando una stretta sugli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari e, soprattutto, la conferma delle informative atipiche.

Il testo, che prenderà il numero 218 del 2012, manda anzitutto in vigore, dopo una lunga attesa, le norme che rivedono completamente le regole in materia di documentazione antimafia. Esattamente, a due mesi dalla pubblicazione (quindi il 13 febbraio) andranno a regime tutte le nuove regole in materia di comunicazioni e informative, messe fino ad oggi in congelatore.

Sarà, quindi, rinnovato tutto il sistema della documentazione antimafia, prevedendo i casi di infiltrazione che danno luogo all'informativa e disciplinando la loro efficacia. Per le comunicazioni viene fissato un termine di validità di sei mesi, che sale a dodici mesi per le informative.
Il correttivo porta, poi, una serie di modifiche alla disciplina della documentazione antimafia. Vengono, ad esempio, soppresse, in chiave di "decertificazione", le regole che consentono al privato di utilizzare la copia autentica della comunicazione antimafia. E viene stabilito che il rilascio automatico della comunicazione può avvenire solo quando il soggetto interessato è stato censito nella banca dati sull'antimafia; altrimenti si procede con le modalità ordinarie, cioè con gli accertamenti del prefetto. Con il decreto si sblocca anche il raddoppio della validità delle informative che passa da sei a dodici mesi.

Ma la vera chicca arriva in tema di tracciabilità dei flussi finanziari. Con il nuovo provvedimento vengono ricomprese tra le fattispecie, dalle quali il prefetto può desumere il tentativo di infiltrazione mafiosa, anche «le violazioni agli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari derivanti da appalti pubblici, commesse con la condizione della reiterazione». In sostanza, possono dare luogo a una sanzione sia le fattispecie più gravi, come le transazioni finanziarie effettuate senza avvalersi di una banca. Ma anche quelle oggettivamente meno gravi, come la semplice omissione dei codici identificativi di gara nella documentazione ufficiale.

In materia di informative atipiche, poi, il decreto fa salva, nel quadro del riordino della materia, la norma che consente ai prefetti di comunicare alle amministrazioni «elementi di fatto e altre indicazioni utili alla valutazione» di cui le amministrazioni stesse possono tenere conto nell'emanare provvedimenti di carattere discrezionale, eventualmente escludendo le imprese. Alla base delle informative non ci sono necessariamente fatti conclamati, come le sentenze passate in giudicato, ma anche semplici elementi indiziari.


© RIPRODUZIONE RISERVATA