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Con il decreto enti locali arriva la stretta sui «lavori urgenti» dei Comuni
Pubblicata la legge di conversione del decreto 174/2012. Non basta più l'ok a posteriori della Giunta. Il provvedimento di spesa deve ottenere anche il placet del Consiglio Comunale
di Mauro SalernoCronologia articolo10 dicembre 2012

Arriva al traguardo la legge di conversione del decreto sugli enti locali (Dl 174/2012). La settimana scorsa il provvedimento ha ottenuto il via libera decisivo, sulla base di un maxiemendamento presentato dal Governo e approvato con voto di fiducia. Nel fine settimana è arrivata la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, in modo da rispettare il termine per la conversione in legge del provvedimento che scadeva il 9 dicembre. La legge di conversione del decreto (legge 213/2012), è stata pubblicata sulla Gazzetta numero 286/2012 (supplemento ordinario n. 206, clicca qui per scaricare la legge, con il testo coordinato del decreto legge 174/2012)
In tema di cantieri, il decreto introduce un giro di vite sulla deliberazione dei lavori urgenti dei Comuni. In sintesi non basterà più ordinare i lavori da regolarizzare entro 30 giorni. La nuova procedura – delineata sostituendo il comma 3 dell'articolo 191 del Dlgs 267/2000 – prevede infatti che i lavori di somma urgenza debbano essere regolarizzati dalla Giunta «su proposta del responsabile del procedimento» entro il termine di 20 giorni (ora raddoppiato rispetto ai 10 previsti dal Dl 174/2012, pubblicato in «Gazzetta» lo scorso 10 ottobre) con un provvedimento di spesa sottoposto al Consiglio comunale. Oltre al raddoppio del termine per la regolarizzazione della spesa, l'altra modifica rispetto al testo del decreto legge pubblicato a ottobre riguarda la precisazione che l'attivazione della nuova procedura avviene «qualora i fondi specificamente previsti in bilancio si dimostrino insufficienti». Il provvedimento di riconoscimento della spesa deve essere approvato in Consiglio entro 30 giorni dalla proposta della Giunta.
Le altre novità riguardano i lavori post terremoto in Emilia Romagna. La norma si innesta sul decreto terremoto 74/2012. Questo fissava una procedura semplificata per la gestione delle terre e rocce da scavo, ma non poteva tenere conto della disciplina varata dal Dm 161/2012: il primo provvedimento infatti è datato giugno, il secondo agosto. Per questo, il testo appena votato mette ordine nella materia e stabilisce che nelle aree colpite dal sisma non si applicheranno le nuove norme, che prevedono un regime particolarmente complesso per il trattamento delle terre come sottoprodotto.
Ancora l'articolo 11 precisa che i contratti stipulati dai privati, anche se beneficiari di contributi pubblici, non dovranno sottostare alle regole del codice appalti. Restano i controlli antimafia, con l'istituzione di white list presso le prefetture. Per realizzare i lavori di ricostruzione, anche nell'ambito di subcontratti, le imprese operanti in settori considerati a rischio infiltrazione (dai noleggi al movimento terra) dovranno «comprovare quantomeno l'avvenuta presentazione della domanda di iscrizione» negli elenchi tenuti dalle prefetture
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