Lavori Pubblici

Dl Sviluppo-bis, ok al Senato ma con il credito d'imposta ai Pf solo per le mega opere. Guida alle novità che restano per l'edilizia

Alessandro Arona, Giuseppe Latour e Mauro Salerno

Approvato con fiducia al Senato il decreto Sviluppo-bis, che ora va alla Camera per l'ok finale. Saltano le principali modifiche proposte dai relatori per favorire l'edilizia. Sì alle gare publiche per le reti d'impresa Il Governo costringe i relatori alla retromarcia su molti punti riguardanti l'edilizia. Sulla garanzia fideiussoria aumenta però la quota svincolabile

Con 127 voti a favore, 17 contrari e 23 astenuti il Senato ha approvato la fiducia posta dal governo sul Dl Sviluppo-bis (decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179). I presenti sono stati 169 i votanti 167. La maggioranza era quindi di 84 senatori. Il decreto, che é in prima lettura al Senato, passa ora al vaglio della Camera (clicca qui per scaricare il testo approvato ), ma visti i tempi stretti (conversione entro il 18 dicembre) non sarà probabilmente modificato. Il gruppo del Pdl non ha partecipato al voto anche se il capogruppo Maurizio Gasparri e il vice Gaetano Quagliariello, assieme a un gruppetto sparuto di colleghi si sono astenuti per assicurare comunque il numero legale (ma l'astensione vale come un voto contrario).

Nel testo approvato resta la soglia di 500 milioni (opere sopra quell'importo) per la possibilità di utilizzare il credito di imposta alle società concessionarie di nuove opere in project financing. L'allargamento anche alle opere tra 100 e 500 milioni era stato proposto dai relatori (Pd e Pdl), ma bocciato poi dal Governo (in particolare dal Ministero dell'Economia) ed escluso quindi dal maxi-emendamento finale. No del Governo anche all'allargamento del credito d'imposta alle opere già aggiudicate (norma che poteva aiutare a "salvare" qualche maxi opera in Pf già in corso di realizzazione - o in fase di avvio - in difficoltà finanziaria).
Con lo stop al credito d'imposta allargato vanno nel cestino molte delle modifiche inserite dai relatori (d'intesa con il Governo) in appositi emendamenti, presentati tra venerdì e lunedì. E' stata una rivoluzione quella che ha travolto la conversione del decreto sviluppo bis nella notte tra lunedì e martedì. A conti fatti, le novità rimaste in piedi sono davvero poche: tra queste l'aumento all'80% della quota svincolabile della garanzia fideiussoria e la possibilità delle reti di impresa di partecuipare alle gare pubbliche (si veda altro servizio ). Entrano nel Dl Sviluppo-bis, senza modifiche di rilievo, anche le norme del Dl 2 novembre 2012, n. 187 relative al Ponte di Messina (si veda altro servizio ), che a questo punto sarà lasciato decadere.

La seduta notturna di lunedì della commissione Industria si è risolta solo alle sette e mezza di martedì mattina. Ed è stata caratterizzata da una trattativa a distanza con la commissione Bilancio, che solo a notte fonda ha sciolto la riserva su un parere che tagliava le gambe a quasi tutte le modifiche ipotizzate dai relatori. Il parere del ministero dell'Economia è stato decisivo; a prevalere sono stati i dubbi di copertura.

E' successo per il credito di imposta, che resta fermo a 500 milioni e non scenderà a 100, come ipotizzato a più riprese dagli stessi membri dell'esecutivo. A sottolineare la scollatura tra le diverse componenti del governo c'è il sottosegretario alle Infrastrutture, Guido Improta che rileva come «il ministero dell'Economia continua ad avere una interpretazione prudente».
Il relatore, Filippo Bubbico (Pd), ritiene che sia «irragionevole» il mantenimento della soglia a 500 milioni "perché il suo abbassamento - aggiunge - avrebbe aperto un grande spazio nel settore delle infrastrutture".

Salta anche la possibilità (prevista da un emendamento dei relatori) di utilizzare il credito di imposta per le infrastrutture di telecomunicazioni, (reti NGN) e anche sotto i 500 milioni di euro, purché l'operazione sia predisposta da un'apposita società di capitali costituita presso Cassa depositi e prestiti.

Sempre nella norma sul credito di imposta ai grandi project financing, l'unica novità che resta, rispetto al testo originario del Governo, è la possibilità di riconoscere esenzioni anche al canone di concessione, purché insieme al credito d'imposta non si sfori il tetto del 50% del costo dell'opera.


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