Lavori Pubblici

Verso l'ok al Dl sviluppo-bis: tutte le novità per imprese e professionisti

Mauro Salerno

Approvato in commissione Industria al Senato il testo emendato del Dl Sviluppo-bis.

Giornata decisiva per il decreto sviluppo bis. Si votano oggi in commissione Industria al Senato gli emendamenti concordati tra governo e relatori alla legge di conversione del decreto 179/2012, il cosiddetto decreto sviluppo bis. Dopo l'approvazione in commissione il testo approderà domani in Aula e poi passerà alla Camera per il via libera definitivo. Il termine per l'approvazione della legge di conversione scade il prossimo 18 dicembre. Dopo l'ok della commissione il testo diventa quindi praticamente definitivo, non essendoci spazio per ulteriori ritocchi in Parlamento.

Molte le novità con un impatto diretto sulle costruzioni, a partire dall'inversione di rotta sui Durc per cui torna la possibilità di presentazione diretta da parte delle imprese in alternativa all'acquisizione d'ufficio della Pa (clicca qui per leggere l'articolo ) fino all'ultimo intervento in tema di responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore con l'eslcusione degli appalti pubblici e la limitazione a opere e servizi (cancellata l'applicazione alle forniture, clicca qui per saperne di più ).

No invece del Ministero dell'Economia all'ipotesi di abbassare la soglia del credito d'imposta al project financing dalle opere sopra i 500 a quelle sopra i 100 milioni di euro. La soglia resterà dunque come prevista nel decreto legge originario, a 500 milioni. La proposta di abbassare a 100 milioni era stata avanzata dai relatori, Simona Vicari (Pdl) e Filippo Bubbico (Pd). Il No é arrivato dal ministero dell'Economia. Il sottosegretario alle Infrastrutture, Guido Improta, rileva che «il ministero dell'Economia continua ad avere una interpretazione prudente».
Il relatore, Filippo Bubbico (Pd), ritiene che sia «irragionevole» il mantenimento della soglia a 500 milioni «perché il suo abbassamento - aggiunge - avrebbe aperto un grande spazio nel settore delle infrastrutture».
Non é passata, riferisce ancora Improta, la modifica presentata dai relatori sui project bond perché l'emendamento é stato ritirato.Su questi ultimi due punti pesa peraltro l'incognita della Commissione Bilancio, secondo cui l'abbassamento della soglia minima per il credito di imposta al project financing e il nuovo assetto della responsabilità solidale sarebbero suscettibili di comportare nuovi oneri per le casse dello Stato. Un parere, rilasciato in tarda serata, che potrebbe comportare anche un'eventuale riformulazione degli emendamenti.

Pubblicità legale a carico delle imprese. A partire dal primo gennaio 2013 saranno le imprese e non le stazioni appaltanti a farsi carico degli obblighi di pubblicità legale dei bandi. Il maxiemendamento messo a punto da Governo e relatori prevede infatti che le spese di pubblicazione degli avvisi siano «rimborsate alla stazione appaltante dall'aggiudicatario, entro il termine di sessanta giorni dall'aggiudicazione». L'obbligo vale tanto per gli appalti soprasoglia comunitaria - da pubblicare su due quotidiani a tiratura nazionale e su altri due a maggiore diffusione locale - che per gli avvisi compresi tra 500mila euro e la soglia comunitaria, da pubblicare su un quotidiano nazionale e uno a diffusione locale.

Certificazione crediti anche per i professionisti
. Le norme sulla certificazione dei crediti «non prescritti, certi liquidi ed esigibili» vengono estese anche ai progettisti. L'emendamento al decreto sviluppo bis si incarica di chiarire che le norme sui crediti vantati dalle imprese nei confronti delle pubbliche amministrazioni vanno interpretate «nel senso di includere anche le somme spettanti quale corrispettivo per prestazioni professionali eseguite da un professionista iscritto ad albo o collegio». La norma vale anche per il meccanismo della compensazione dei crediti con eventuali debiti iscritti a ruolo.

Expo. Arriva, poi, una norma "salva Expo". Il comma in questione prevede che il pacchetto di tagli lineari assestato dal decreto 78/2010 sia sospeso con riferimento ai fondi stanziati nel 2008 a favore delle opere da realizzare per l'evento: 30 milioni nel 2009, 45 milioni nel 2010, 59 milioni nel 2011, 223 milioni nel 2012, 564 milioni nel 2013, 445 milioni nel 2014 e 120 milioni nel 2015. Il decreto 78/2010, in dettaglio, aggancia i suoi tagli lineari alla riduzione degli stipendi dei dipendenti pubblici: se non saranno raggiunti i risparmi ipotizzati fino al 2013, la riduzione dei fondi a disposizione dei diversi ministeri aumenterà per coprire l'ammanco. Da questo meccanismo viene esentato il tesoretto a disposizione dell'Expo, che diventa così intoccabile.

Via sulle grandi opere. L'emendamento che sarà discusso in commissione Industria al Senato si incarica anche di correggere un'incongruenza contenuta nel Codice degli appalti. Il riferimento è alla procedura di Via sulle opere strategiche. Il comma 4, dell'articolo 184 del Dlgs 163/2006 faceva riferimento a un articolo di legge abrogato dal codice ambiente. La nuova formulazione elimina il riferimento normativo e stabilisce che il Ministro dell'Ambiente ha 30 giorni di tempo per rispondere alle osservazioni presentate «dal soggetto aggiudicatore o dall'autorità proponente»

Ferrovie. Il nuovo articolo 33 contiene anche una norma sulle infrastrutture ferroviarie strategiche. Si stabilisce che, per le opere di legge obiettivo, nel caso di interventi il cui soggetto aggiudicatore non sia Rfi ma una società sua partecipata, i fondi dovranno essere assegnati dal Governo direttamente a Rfi. La norma è costruita per due ipotesi specifiche: le infrastrutture transfrontaliere nelle quali è coinvolta la società italiana, il tunnel del Brennero e la Torino-Lione. In questi casi Rete ferroviaria italiana agisce all'interno di due consorzi internazionali: Bbt, insieme alle ferrovie austriache, e Ltf, insieme al gestore dell'infrastruttura francese. Il nuovo schema, che nasce con l'emendamento, prevede che i fondi vengano assegnati a Rfi che, a sua volta, li trasferirà nel consorzio attraverso un aumento di capitale, sul modello di quanto già fanno i partner stranieri.

Nasce l'Agenzia per la coesione territoriale
. Il Governo aveva già provato a inserirla nella legge di stabilità, ma il relativo emendamento era stato stralciato per estraneità della materia. Adesso ci riprova con il decreto sviluppo bis, al voto in queste ore. L'Agenzia, di fatto, prenderà molte delle funzioni adesso delegate al dipartimento di Palazzo Chigi diretto dal ministro Fabrizio Barca. Tra le altre cose, provvederà «alle iniziative in materia di utilizzazione dei fondi strutturali dell'Unione europea», partecipando alla definizione delle relative politiche. E si occuperà di «fondi nazionali per la coesione».


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