Lavori Pubblici

Decreto sviluppo-bis, responsabilità solidale esclusa per gli appalti pubblici

Giuseppe Latour e Mauro Salerno

Lo prevede un emendamento alla legge di conversione del decreto in discussione al Senato. Tra le novità salta - per il NO dell'Economia - l'abbassamento a 100 milioni della soglia minima per il credito di imposta ai project financing. Possibilità per le imprese con crediti verso le Pa di partecipare alle gare pubbliche in assenza di Durc

Esclusione della responsabilità solidale negli appalti pubblici e possibilità di partecipare alle gare per quelle imprese che non abbiano acquisito il Durc a causa di ritardati pagamenti da parte della Pa. No invece del Ministero dell'Economia all'emendamento concordato dai relatori che abbassava da 500 a 100 milioni di euro la soglia per il credito d'imposta alle infrastrutture.
Il decreto sviluppo bis questa settimana si appresta a chiudere il suo percorso in Senato. E, salvo sorprese dell'ultimo minuto, dovrebbe portare queste novità. Lasciando in sospeso l'eterno problema dei requisiti per l'Og11.

I cambiamenti sono stati oggetto di una trattativa serrata tra relatori e Governo che ha congelato i lavori per un paio di giorni, a metà della scorsa settimana. Alla fine, comunque, è venuto fuori un pacchetto di modifiche che è stato votato stamattina in commissione Industria e dovrebbe ricevere l'ok definitivo in aula entro oggi (martedì), o al massimo mercoledì mattina. Seguiremo tutti gli aggiornamenti in tempo reale sul nostro sito .

Credito d'imposta, niente modifiche.
il tetto al credito d'imposta per le infrastrutture previsto nel decreto legge sulla crescita resterà a 500 milioni. Salta quindi la proposta avanzata dai relatori, Simona Vicari (Pdl) e Filippo Bubbico (Pd), di abbassare tale soglia a 100 milioni. La decisione é arrivata dopo il no del ministero
dell'Economia. Il sottosegretario alle Infrastrutture, Guido Improta, rileva che «il ministero dell'Economia continua ad avere una interpretazione prudente».
Il relatore, Filippo Bubbico (Pd), ritiene che sia «irragionevole» il mantenimento della soglia a 500 milioni «perché il suo abbassamento - aggiunge - avrebbe aperto un grande spazio nel settore delle infrastrutture».
Non é passata, riferisce ancora Improta, la modifica presentata dai relatori sui project bond perché l'emendamento é stato ritirato.

Le modifiche
Nel pacchetto, poi, sono entrati due cambiamenti inattesi. L'ennesimo chiarimento in materia di responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore sui debiti contributivi e Iva dovrebbe, finalmente, essere quello decisivo. Il Dl Sviluppo, infatti, stabilisce che la norma non si applica ai contratti stipulati in applicazione del Dlgs 163/2006. Praticamente, il mondo degli appalti pubblici viene esentato da questo pesante onere. Con la nuova formulazione, anche le forniture verrebbero escluse dal campo di applicazione della norma. Le novità si applicherebbero comunque a partire dal primo gennaio 2013. Fino ad allorea resteranno in vigore le vecchie regole.

Il decreto ribadisce l'obbligo per la Pa di acquisire da sola il documento. Ma risponde anche al problema delle imprese che non possono pagare i loro debiti contributivi a causa di ritardati pagamenti proprio da parte della pubblica amministrazione. Un provvedimento del ministero dell'Economia, entro 60 giorni dalla conversione del decreto, andrà a determinare i criteri in base ai quali queste imprese potranno partecipare comunque alle gare, «dichiarando la propria condizione all'atto della domanda o accettazione dell'invito».

Oltre a questo pacchetto, dovrebbe rientrare nella partita anche un altro emendamento del Governo, depositato in settimana. Si tratta di una modifica alla disciplina del dissenso di una Regione nel corso della conferenza di servizi. L'esecutivo non potrà più prendere la propria decisione superando la volontà degli enti locali, ma dovrà instaurare una sorta di «contraddittorio lungo», fatto da almeno tre incontri.

Infine, tra gli emendamenti governativi non c'è traccia delle modifiche in materia di Og11. I requisiti per qualificarsi nella categoria degli impianti tecnologici, a poche ore dalla scadenza della proroga, restano così inchiodati al 180 per cento. E non scenderanno, come prospettato dal ministero delle Infrastrutture, al 100 per cento. Salvo sorprese


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