Lavori Pubblici

Unionsoa scrive a Monti: «Non cancellare il sistema delle Soa»

Giuseppe Latour

«Siamo più controllati della Cia». Usa un'iperbole il vicepresidente di Unionsoa Rosario Parasiliti. E rende chiarissimo il concetto che vuole esprimere: le ipotesi, ventilate nell'ultimo mese, di ritorno al sistema della qualificazione pubblica sono inaccettabili. E, comunque, non hanno fondamento, perché il sistema delle Soa regge alla grande.

Il motivo del contendere è il rapporto presentato un mese fa al Governo da una commissione incaricata, nel corso dell'esame del decreto anticorruzione, esattamente il 22 ottobre scorso. In quelle pagine, nell'infuocato capitolo dedicato agli appalti pubblici, si leggono accuse pesanti, riferite alle Soa. Si parla di «una mancanza di stringenti vincoli alla composizione azionaria, una carenza dei controlli sulla documentazione presentata dalle imprese e un'assenza di un organo superiore che possa effettuare delle verifiche ispettive». Invocando, quindi, il «ritorno alla qualificazione pubblica».

Lette quelle parole, le società di attestazione ragionano per qualche settimana sulle mosse da compiere. E giovedì comprano una pagina del Sole 24 Ore per spiegare le loro ragioni (Leggi la lettera a questo link ). Che ci illustra proprio Parasiliti: «Se avessero detto che ci sono dipendenti pubblici che non hanno nulla da fare e che per questo si vuole tornare alla qualificazione pubblica, avrebbe avuto un senso, non avremmo avuto niente da dire. Ma quei termini non sono corretti; se si mette in dubbio che i nostri soci sono o mafiosi o lavorano con le imprese di costruzioni non si conosce la legge».

L'obiettivo della lettera aperta di Unionsoa è proprio spiegare i controlli ai quali sono sottoposte le società di attestazione. In primo luogo sui soci. «Se io, come proprietario di una Soa – dice Parasiliti - convivo con una donna, anche la persona mia convivente viene sottoposta a controllo. Questo significa che una società come la mia, con 70 persone assunte, controlla ogni tre mesi almeno quattrocento persone».

E anche le accuse di non verificare i documenti che le imprese producono viene seccamente respinta. «Per legge noi dobbiamo controllare tutto, anche il titolo di studio presso la scuola che l'ha rilasciato. Se una ditta ci presenta un direttore tecnico di un'impresa noi abbiamo l'obbligo di informarci sui suoi titoli. E non lo facciamo "a campione", ma per tutti».

Prosegue: «Chi scrive parole come quelle non conosce la legge. Sarei curioso di vedere esaminare un funzionario pubblico con i metodi di controllo che si applicano a noi». Di sicuro, comunque, non ci sono in vista riforme che vadano in direzione di un ritorno alla qualificazione pubblica. «Non c'è nulla. Non abbiamo scritto queste parole per andare contro qualcuno, ma per chiarire quello che facciamo».


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