Lavori Pubblici

Impianti, la stretta sui requisiti Og11 mette a rischio tremila imprese

Giuseppe Latour

Il 5 dicembre scattano le nuove regole di qualificazione previste dal regolamento appalti (Dpr 207/2010). Il ministero delle Infrastrutture ha annunciato un emendamento per sterilizzare l'inasprimento dei requisiti

Oltre due miliardi di fatturato in meno e più di 140mila dipendenti a rischio taglio. Sono stime drammatiche quelle che arrivano da Assistal, l'associazione delle imprese impiantiste aderente a Confindustria, sul possibile impatto della piena entrata in vigore del regolamento di attuazione del codice appalti (Dpr 207/2010). Il settore, di fatto, corre il rischio di una compressione violentissima e improvvisa del suo giro d'affari con l'arrivo dei nuovi criteri per l'attestazione, assai più restrittivi dei precedenti.

La stretta scatterà, se non ci dovesse essere un intervento del Governo (si veda l'altro articolo ) , il prossimo 5 dicembre. E consisterà nell'innalzamento dell'asticella per ottenere l'abilitazione a lavorare con gli impianti tecnologici (Og11): si passerà dall'attuale 100 al 180 per cento. Per le tre categorie specialistiche che compongono la Og11 (Os28, Os30 e Os3), cioè, non ci sarà più il requisito del 40-40-20%, ma si passerà al 70-70-40 per cento. Un aumento che porterà, di fatto, un restringimento netto di questa fetta degli appalti pubblici. Molte meno imprese potranno accedere alle relative gare.
Assistal ha fatto i conti sul possibile impatto di questa novità, mettendo a confronto la composizione del mercato prima e dopo la svolta del 5 dicembre. E il quadro che ne viene fuori non è confortante, come racconta il vicedirettore dell'associazione, Giancarlo Ricciardi: «Andiamo incontro a un netto ridimensionamento del settore, con un crollo di fatturati e dipendenti. E si tratterà di un effetto destinato a colpire tutti, sia le imprese meno strutturate, che in alcuni casi usciranno dal mercato, sia quelle più strutturate, che saranno costrette a ridimensionare il loro giro d'affari».

In concreto, oggi ci sono 2.834 imprese attestate in prima classe, secondo i numeri dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Supponendo che queste siano già al loro limite di fatturato, con l'innalzamento dell'asticella in arrivo tra un paio di settimane queste usciranno di colpo dal mercato perché non potranno più riattestarsi. E questo porterà un impatto economico sostanzioso, perché attualmente queste imprese cubano 146 milioni di fatturato e 8.500 dipendenti.
Questo effetto si ripropone per tutte le altre classi, nelle quali non c'è un effetto di uscita dal mercato ma di ridimensionamento, a volte netto. Con un impatto sui fatturati e sul numero di dipendenti. «Le imprese – racconta ancora Ricciardi – potranno partecipare a bandi di importo più limitato e ne pagheranno le conseguenze. Ad esempio, nella classe che non ha imiti di importo oggi ci sono 241 imprese; stimiamo che dal 5 dicembre potranno restarne al massimo dieci».

Il saldo di questo terribile effetto domino è parecchio pesante. Secondo le proiezioni dell'associazione, potrebbero andare in fumo 2,3 miliardi di fatturato e poco meno di 144mila dipendenti. Il conto più caro lo pagherebbero proprio le grandi imprese, che rischiano di lasciare per strada quasi un miliardo, ma l'effetto finale di questo taglio sarà spalmato su tutte le categorie. «Tutti vengono colpiti in una maniera che possiamo definire orizzontale», commenta Ricciardi. A pesare molto, poi, è anche il ritardo che si sta accumulando in questa fase. All'indomani dell'ultima proroga, infatti, il Governo aveva promesso una soluzione definitiva e stabile per il settore, per consentire agli operatori di muoversi con il dovuto tempismo. Quella soluzione è stata trovata per tutti, tranne che per le imprese Og11, che oggi si trovano ancora una volta a metà del guado.

Spiega Rosario Parasiliti, vicepresidente di Unionsoa: «Ancora una volta non sono state date alle aziende le certezze necessarie. Pensiamo alla situazione delle imprese che si sono riattestate secondo il criterio del 180%; se le regole dovessero cambiare in corsa, rischierebbero di trovarsi penalizzate». Ferme a guardare, poi, ci sono migliaia di aziende che non si sono ancora riattestate. E che, ancora una volta, aspetteranno l'ultimo minuto per muoversi. Rischiando di creare un blocco nel settore. «Sono almeno l'80%», dice Parasiliti. Per loro scatterà una corsa all'ultimo secondo quando, a inizio dicembre, la situazione sarà finalmente chiara.


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