Lavori Pubblici

Direttiva pagamenti, i lavori pubblici rischiano l'esclusione

Giorgio Santilli

In un «position» paper comune le associazioni imprenditoriali delle costruzioni lanciano l'allarme sul recepimento della direttiva Ue 2011/7 - «L'esclusione sarebbe una follia, il Governo chiarisca»

C'è il rischio che i lavori pubblici siano esclusi dal recepimento della direttiva Ue 2011/7 in materia di pagamenti. L'allarme viene lanciato dall'intero arco delle associazioni imprenditoriali delle costruzioni con un «position paper» che tenta un'interpretazione favorevole del decreto legislativo approvato dal Governo e, al tempo stesso, minaccia un ricorso a Bruxelles qualora l'interpretazione del Governo, in fase applicativa, risultasse diversa. Alla fine il «position paper» ha soprattutto una finalità: stanare il Governo con un'interpretazione che chiarisca una volta per tutte come stiano le cose. «Chiediamo al Governo di chiarire, in modo inequivocabile, che l'ambito di applicazione del provvedimento di recepimento della direttiva include il settore dei lavori pubblici», afferma il documento che porta la firma di Ance, Confartigianato, Cna, Casa, Aniem e delle tre centrali cooperative. Intanto, il decreto legislativo è stato firmato dal presidente della repubblica, Giorgio Napolitano, e dovrebbe essere pubblicato in Gazzetta ufficiale tra oggi e domani.

Ma qual è il punto che allarma i costruttori? Nella direttiva 7, nelle premesse, all'undicesimo «considerando», si afferma esplicitamente che i settori cui si applica la disciplina «dovrebbero anche includere la progettazione e l'esecuzione di opere e edifici pubblici, nonché i lavori di ingegneria civile». Questo richiamo esplicito si è perso nel testo del Dlgs di recepimento, ma le stesse associazioni riconoscono che questo inserimento non era affatto dovuto. «Consideriamo - afferma il documento - che la nuova disciplina introdotta con il decreto legislativo di integrale recepimento della direttiva trovi applicazione anche al settore dei lavori pubblici».
Da contatti informali con la commissione Ue, l'Ance ha avuto rassicurazioni che i lavori pubblici non possono essere esclusi dal recepimento della direttiva, ma a pesare è anche il fatto che nella precedente disciplina sui pagamenti (decreto legislativo 231/2002) i lavori pubblici furono esclusi. L'allarme nasce proprio dal fatto che il nuovo decreto legislativo va a modificare quel vecchio provvedimento senza innovare sul punto specifico.
Dal ministero dell'Economia e dalla Ragioneria, d'altra parte, non sono arrivate interpretazioni esaustive su una questione che comporterebbe una rivoluzione nel sistema di pagamenti dell'intera pubblica amministrazione: passare a 30 o 60 giorni dal 1° gennaio non è affatto un'impresa realistica se tutta una serie di procedure autorizzative e di vincoli (patto di stabilità) non vengono rese coerenti con l'obiettivo.

Da qui la preoccupazione. «Qualsiasi diversa interpretazione - dice ancora il documento - creerebbe una inaccettabile disparità di trattamento, nonché un disallineamento solo italiano rispetto alle prescrizioni delle istituzioni europee che, infatti, hanno esplicitamente inserito un riferimento al settore dei lavori pubblici nella direttiva stessa». Un'eventuale esclusione - e il riferimento è certamente esplicito - «rappresenterebbe un'inspiegabile anomalìa nel panorama europeo e porterebbe inevitabilmente all'apertura di una procedura di infrazione per la non corretta applicazione della direttiva».


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