Lavori Pubblici

Altri tagli al Mose nel Ddl Stabilità. Parere in Senato: via la soglia per il credito d'imposta al Pf

A. Arona e G. Latour

Dopo la revoca di 553 milioni decisa dal Cipe il 26 ottobre, ora per il Mose arriva una riduzione dei fondi previsti per 2013 (da 50 a 45) e 2014 (da 400 a 305). Credito al project, una spinta dal Senato

Ampliare la portata del credito d'imposta per le infrastrutture in project financing. Abbassando o eliminando la soglia dei 500 milioni di euro di valore delle opere. La commissione Lavori pubblici del Senato ha dato parere positivo al decreto sviluppo-bis (Dl n. 179/2012) , esprimendo questa sola riserva: la norma, per come è scritta adesso, si applica a un numero troppo limitato di infrastrutture. E, quindi, perde molta della sua spinta propulsiva.
Intanto arrivano dalla Camera ulteriori difficoltà per il Mose: dopo il taglio di finanziamenti per 553 milioni operato dal Cipe il 26 ottobre (si vedano i servizi correlati, qui a sinistra), ora arriva dalla Camera, nel pacchetto di emendamenti concordati con il Governo al Ddl Stabilità (e dunque "blindati"), una "limatura" sui fondi da assegnare tra il 2013 e il 2014 (articolo 8 comma 6 del Ddl), che passano da 50 + 400 a 45 + 305, dunque 100 milioni in meno in due anni (clicca qui per il Dossier Camera con testo e relazioni tecniche).

CREDITO D'IMPOSTA AL PF, IL NODO DELLA SOGLIA
La commissione presieduta da Luigi Grillo ha affrontato uno dei punti più delicati delDl Sviluppo-bis al primo capoverso del suo parere. Qui si spiega, in primo luogo, che «si valuta positivamente il credito di imposta di cui all'articolo 33, comma 1, che si colloca nell'ambito delle importanti misure adottate nel recente passato per incentivare l'afflusso di capitali privati verso la realizzazione delle opere pubbliche, al fine di colmare il gap infrastrutturale che affligge il paese e di concorrere alla ripresa dell'economia». Insomma, nessuna riserva sul merito della misura, anche perché proprio Grillo è tra i principali artefici della disciplina del project financing italiano.
Eppure, il parere individua un limite nella norma. «Sarebbe necessario ampliarne l'ambito di applicazione, eliminando la previsione che lo circoscrive alle sole opere di importo superiore a 500 milioni di euro». Per chi conosce il mercato del project financing, infatti, è evidente che questo limite taglia fuori molte opere piccole, che hanno tenuto a galla lo strumento negli ultimi anni. E la commissione lo rileva puntualmente: «La presenza di tale soglia comporta infatti l'applicabilità della misura ad un numero troppo limitato di opere, con l'esclusione di infrastrutture che, sebbene di importo inferiore, potrebbero svolgere un fondamentale ruolo propulsivo della crescita economica, quali ad esempio quelle necessarie alla diffusione della banda larga e alla riduzione del digitali divide».

DDL STABILITA', MENO SOLDI AL MOSE
Intanto, alla Camera avanza il Ddl stabilità, che oggi avrà via libera in commissione per approdare domani in Aula ed essere blindato con la fiducia la prossima settimana. In materia di grandi opere non ci sono stati cambiamenti sostanziali al pacchetto di finanziamenti inseriti nella legge. Con una sola eccezione: lo stanziamento per il Mose è stato ridotto di 100 milioni di euro negli anni 2013 e 2014. Nell'emendamento presentato martedì in commissione Bilancio, (nell'ambito del pacchetto concordato tra Governo e relatori di maggioranza, dunque blindato), si parla di 45 milioni nel 2013, 305 nel 2014 e 400 milioni per ciascuno degli anni 2015 e 2016, per un totale di 1,150 miliardi, allo scopo di garantire la costruzione dell'infrastruttura. Il testo originario prevedeva, invece, 50 milioni per il 2013 e 400 milioni per ciascuno degli anni 2014, 2015 e 2016, per un totale di 1,250 miliardi.
Nello stesso emendamento si stanziano però 50 milioni per diversi interventi fissati con la legge 798 del 1984, come le «opere di approvvigionamento idrico, igienico-sanitario, nonche' di impianti di depurazione» o per «l'esecuzione di opere di restauro e risanamento conservativo del patrimonio immobiliare privato» per i comuni del Veneto. Altri 50 milioni saranno invece
reperiti attraverso il Cipe.
In apparenza i tagli al Mose sono "limature", ma l'effetto sarà probabilmente quello di rallentare ulteriormente l'opera, che sconta già un paio d'anni di ritardo proprio a causa del ritmo molto rallentato dei finanziamenti statali. Il Cipe, infatti, nella seduta del 26 ottobre, costretto dai tagli legislativi al Fondo infrastrutture 2011, aveva scelto di operare il taglio sui fondi assegnati al Mose il 6 dicembre 2011, revocandone 552,8 su 600 allora assegnati. Il ragionamento del Comitato di Ministri era che il Ddl di Stabilità stava per portare nuove risorse al Mose, e dunque per il concessionario Consorzio Venezia Nuova sarebbe bastato stringere un po' la cinghia con anticipi bancari a breve (come d'altra parte già avvenuto negli ultimi anni) per proseguire i lavori.
Ora però l'operazione si fa ancora più complessa, visto che nella trattativa per modificare il Ddl Stabilità si è deciso appunto di trovare 100 milioni ai danni del Mose, concentrati in gran parte (95 mln) sul 2014.


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