Lavori Pubblici

Sindrome dell'«ultimo miglio» per le riforme: i decreti attuativi si fanno attendere

Giuseppe Latour

Pochi passi avanti da registrare nell'ultimi mese per quanto riguarda la decretazione attuativa delle riforme del governo

Ottobre va in archivio come un mese di transizione per l'attuazione del piano di riforme del governo Monti. A fronte di un'attività del Consiglio dei ministri molto vivace, con il varo di diversi progetti di legge e provvedimenti, come il decreto sviluppo-bis e il Ddl semplificazioni, la decretazione di attuazione si è inceppata e la situazione è rimasta ferma a quanto «Edilizia e Territorio» aveva già rilevato a fine settembre (si veda articolo ): 28 decreti da emanare, sette dei quali già attuati (Tabella riassuntiva a questo link ).

L'unica (parziale) eccezione è rappresentata dal regolamento sull'Iva per cassa, destinato alle imprese e ai professionisti con meno di due milioni di euro di fatturato. Questi, con l'introduzione della novità, potranno liquidare l'imposta solo dal momento in cui la incassano materialmente. Evitando così di creare alle imprese più piccole problemi di liquidità. In attesa della pubblicazione sulla «Gazzetta ufficiale», il decreto attuativo della misura prevista dal decreto sviluppo è stato diffuso sul sito internet del dipartimento finanze del ministero dell'Economia. Può, in sostanza, considerarsi definitivo. Anche se manca l'ultimo passo.

E l'ultimo passo può non essere così scontato. Anzi, in molti casi può essere il più difficile di tutti. Lo dimostrano diversi provvedimenti allo studio in questa fase, caratterizzata dalla grande difficoltà nel finalizzare riforme che sembrano sostanzialmente definite. È il caso del regolamento che disciplina l'anagrafe delle opere incompiute, creata dal Dl Salva Italia. Sebbene sia già pronta una bozza di regolamento, ferma nei cassetti del ministero delle Infrastrutture da diverse settimane, questa non è ancora stata licenziata. Dal dicastero ripetono che è in dirittura di arrivo, ma continua a non vedere la luce.

Meno lineare la situazione del rating di legalità. In questo caso si attende un regolamento dell'Antitrust, ma le molte perplessità sullo strumento hanno reso la situazione parecchio intricata. Non ci sono solo le imprese a pensare che le nuove regole non funzionino. Diversi attori pubblici del settore dei lavori e degli appalti hanno avanzato le proprie perplessità. E i tempi sembrano destinati ad essere lunghi.

Sul fronte della Banca dati nazionale dei contratti pubblici, la relativa deliberazione dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici non sembra prossima. E già si segnala un ridimensionamento del suo raggio d'azione. Secondo quanto dichiarato dal presidente dell'Autority, Sergio Santoro dal primo gennaio 2013 la novità coinvolgerà solo un numero limitato di imprese, circa il 10 per cento.

Non pervenuta l'autorizzazione unica ambientale. Il relativo regolamento è stato approvato dal Consiglio dei ministri a metà settembre ma ancora non si vede in «Gazzetta ufficiale». E, per questo, le sue semplificazioni non sono hanno ancora sortito effetti. Mentre per un'altra riforma i tempi nell'ultimo mese si sono allungati. Si tratta del meccanismo di compensazione dei crediti verso la Pa ai fini del rilascio del Durc. Nel Ddl semplificazioni bis, infatti, è stato inserito un articolo che corregge alcuni passaggi della norma. Difficile, allora, che il relativo decreto ministeriale, richiesto dal primo Dl spending review, veda la luce prima dell'approvazione del disegno di legge, previsto entro la fine della legislatura.

E non ci sono notizie nemmeno sul piano carceri in project financing, che dovrebbe coinvolgere investitori privati nel lavoro di ammodernamento degli istituti penitenziari italiani. In attesa di un decreto congiunto Giustizia-Infrastrutture, si va avanti con appalti tradizionali. La Dia telematica, allo stesso modo, dovrà aspettare: servirà ad avviare le pratiche edilizie via internet anziché su carta, con un risparmio importante sia per i clienti che per i progettisti. Per farla partire, però, manca ancora un regolamento previsto dal decreto Sviluppo.


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