Lavori Pubblici

Informative valide 12 mesi e stretta sulla tracciabilità, il Governo approva il Dlgs antimafia

Giuseppe Latour e Alessandro Arona

Il decreto legislativo, che manda finalmente a regime un pacchetto di regole rimasto nel congelatore per mesi, andrà ora in pubblicazione in Gazzetta Ufficiale

Stretta sulla tracciabilità, informative atipiche e un nuovo sistema di comunicazioni antimafia. Il decreto correttivo del Dlgs antimafia (159/2011), varato dal Consiglio dei ministri di venerdì scorso e atteso a breve in Gazzetta ufficiale, si prepara a portare un piccolo sconvolgimento nel settore degli appalti. Mandando finalmente a regime un pacchetto di regole rimasto nel congelatore per mesi.

Con il decreto si anticipa infatti l'entrata in vigore di tutta una serie di regole contenute nel libro II del Dlgs 159 e rimaste congelate nel Codice, in attesa dell'entrata in vigore della banca dati nazionale antimafia. Qui è contenuto, tra le altre cose, il nuovo catalogo delle situazioni dalle quali si desume l'esistenza di un tentativo di infiltrazione mafiosa. Ma anche la disciplina della Banca dati e delle comunicazioni. Il tutto andrà a regime due mesi dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del correttivo.

Partiamo dalle note dolenti. Con il decreto vengono, anzitutto, confermati i due passaggi più sgraditi all'edilizia: la stretta sugli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari e la conferma delle informative atipiche. Sul primo fronte è stata approvata una norma osteggiata per mesi da tutte le associazioni di imprese. Con il nuovo provvedimento, in sostanza, vengono ricomprese tra le fattispecie dalle quali il prefetto può desumere il tentativo di infiltrazione mafiosa anche "le violazioni agli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari derivanti da appalti pubblici, commesse con la condizione della reiterazione". In sostanza, possono dare luogo a una sanzione sia le fattispecie più gravi, come le transazioni finanziarie effettuate senza avvalersi di una banca, ma anche quelle oggettivamente meno gravi, come la semplice omissione dei codici identificativi di gara nella documentazione ufficiale.

In materia di informative atipiche, poi, il decreto materia fa salva, nel quadro del riordino della materia, la norma che consente ai prefetti di comunicare alle amministrazioni "elementi di fatto e altre indicazioni utili alla valutazione" di cui le amministrazioni stesse possono tenere conto nell'emanare provvedimenti di carattere discrezionale, eventualmente escludendo le imprese. Alla base delle informative non ci sono necessariamente fatti conclamati, come le sentenze passate in giudicato, ma anche semplici elementi indiziari. Un assetto che fa temere alle associazioni di categoria di subire in futuro l'eccessiva discrezionalità lasciata alla pubblica amministrazione. Insomma, un altro duro colpo per le certezze delle imprese.

Oltre a questo, il decreto manda finalmente in vigore, senza attendere il - due mesi dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del nuovo decreto - le norme che rivedono completamente le regole in materia di documentazione antimafia. Non si dovranno più aspettare, come è previsto oggi, due anni dal regolamento che disciplina la Banca dati della documentazione antimafia presso il ministero dell'Interno. Le norme in oggetto (libro II) disciplinano la documentazione antimafia, vengono previsti i casi di infiltrazione che danno luogo all'informativa e viene disciplinata la loro efficacia. Per le comunicazioni viene fissato un termine di validità di sei mesi, che sale a dodici mesi per le informative (oggi sottoposte a un termine di appena sei mesi).
La norma, infine, porta una serie di modifiche alla disciplina della documentazione antimafia. Vengono, ad esempio, soppresse, in chiave di "decertificazione", le regole che consentono al privato di utilizzare la copia autentica della comunicazione antimafia. E viene stabilito che il rilascio automatico della comunicazione può avvenire solo quando il soggetto interessato è stato censito nella banca dati sull'antimafia; altrimenti si procede con le modalità ordinarie, cioè con gli accertamenti del prefetto.


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