Lavori Pubblici

Cassazione: la ritenuta di garanzia è esente da Iva fino al collaudo definitivo dell'opera

Giuseppe Latour

Secondo i giudici della Corte le garanzie possono essere considerate corrispettivo ai fini fiscali solo dopo la verifica dell'esatto adempimento del contratto

La ritenuta a garanzia non va considerata corrispettivo. E, per questo, non incide sul calcolo dell'Iva al momento dell'emissione dello stato di avanzamento lavori e della fattura per il pagamento. Il principio è stato affermato dalla Corte di Cassazione con la recente sentenza n. 16977 dello scorso 5 ottobre. Secondo i giudici di legittimità, le garanzie potranno essere considerate corrispettivo, ai fini fiscali, solo dopo l'avvenuto collaudo dell'opera. Perché solo da quel momento il denaro può effettivamente essere considerato «liquido ed esigibile».
Il caso analizzato dalla Corte riguarda «l'omessa fatturazione degli importi della ritenuta a garanzia, operata dal committente, in relazione a lavori condotti in appalto e pagati sulla base di stati di avanzamento lavori». Secondo i giudici di merito, le somme ritenute a garanzia dal committente dei lavori «pur rappresentando un maturato economico dell'impresa, non potevano qualificarsi ricavi definitivi, ossia corrispettivo, non essendo immediatamente esigibili». In sostanza, la ritenuta per sua natura non viene pagata subito ma solo dopo l'esito positivo del collaudo, che verifichi l'esatto adempimento del contratto. Per questo non può essere messa sullo stesso piano del normale corrispettivo.

L'Agenzia delle Entrate ha impugnato queste conclusioni davanti alla Corte di Cassazione, contestando che «nel caso in specie, l'Iva è dovuta sull'intera somma contabilizzata nello stato di avanzamento lavori, ancor quando parte di essa non venga liquidata e venga trattenuta a garanzia dell'esatta esecuzione dell'appalto». Nella base imponibile per l'imposta sul valore aggiunto dovuta dall'impresa, in altre parole, va conteggiata anche la ritenuta a garanzia.
La Cassazione ha respinto questa impostazione, confermando nella sostanza quanto avevano deciso i giudici di merito. In particolare, si accetta l'idea che «l'importo della ritenuta a garanzia non va considerato corrispettivo, trattandosi di somma che in base al contratto di appalto ha una specifica destinazione, assolvendo alla finalità di garantire il committente per la corretta esecuzione del contratto stesso, e, fra l'altro, per eventuali vizi dei lavori previsti ed eseguiti e per possibili danni».
I giudici proseguono: «Corretto è stato, quindi, nel caso, l'operato della società, che dopo avere provveduto a fatturare quanto incassato al netto della ritenuta a garanzia, come danno atto i giudici di appello, dopo il collaudo ha provveduto alla relativa fatturazione, esponendo e versando l'Iva dovuta«. Quindi, la fatturazione che precede il collaudo non deve considerare le ritenute. Solo dopo queste potranno essere calcolate nella base imponibile ai fini dei versamenti Iva.


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