Lavori Pubblici

Dlgs Antimafia, restano la stretta sulla tracciabilità e le informative atipiche

Giuseppe Latour

ll testo che andrà all'esame dell'Esecutivo venerdì 26 ottobre conferma interamente l'impianto dei due passaggi più sgraditi al settore: la stretta sugli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari e le informative atipiche. Per il resto, i suoi dieci articoli hanno il merito di mandare finalmente in vigore tutta la sezione del Codice dedicata alle comunicazioni antimafia e alla Banca dati ad esse dedicata.

Anche il decreto correttivo del Dlgs antimafia (150/2011) è stato inserito nell'ordine del giorno del Consiglio dei ministri convocato per venerdì 26 ottobre. E non porta buone notizie per le imprese. Il testo che andrà all'esame dell'Esecutivo conferma interamente l'impianto dei due passaggi più sgraditi al settore: la stretta sugli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari e le informative atipiche. Per il resto, i suoi dieci articoli hanno il merito di mandare finalmente in vigore tutta la sezione del Codice dedicata alle comunicazioni antimafia e alla Banca dati ad esse dedicata.

Il governo con questo provvedimento esercita la delega riconosciutagli dallo stesso Codice antimafia. E porta diverse novità importanti. Quella principale è, come detto, l'entrata in vigore di un'intera sezione del Codice che era rimasta nel congelatore. Qui è contenuto, tra le altre cose, il nuovo catalogo delle situazioni dalle quali si desume l'esistenza di un tentativo di infiltrazione mafiosa. Ma anche la disciplina della Banca dati e delle comunicazioni. Andrà a regime due mesi dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale del correttivo.

Per il resto, il testo contiene diverse novità. C'è una precisazione della durata della comunicazione antimafia: sei mesi dal momento dell'acquisizione e non più del rilascio. Con l'entrata in vigore del Codice raddoppia anche la validità dell'informazione antimafia: 12 mesi ripetto agli attuali sei mesi. Vengono soppresse, in chiave di decertificazione, le norme che consentono al privato di utilizzare la copia autentica della comunicazione antimafia. «Premessa la natura certificativa della documentazione antimafia, essa può essere prodotta esclusivamente nei confronti della» pubblica amministrazione, in linea con quanto il governo sta stabilendo in tutti i settori. Viene stabilito che il rilascio automatico della comunicazione può avvenire solo quando il soggetto interessato è stato censito nella Banca dati; altrimenti si procede con le modalità ordinarie, con gli accertamenti del prefetto.

Nonostante il parere negativo sia dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, sia delle associazioni di categoria, le norme sulla tracciabilità dei flussi finanziari restano intatte. Con il nuovo provvedimento, in sostanza, vengono ricomprese tra le fattispecie dalle quali il prefetto può desumere il tentativo di infiltrazione mafiosa anche «le violazioni agli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari derivanti da appalti pubblici, commesse con la condizione della reiterazione».

Questo passaggio era stato oggetto di contestazione perché la definizione di «obblighi di tracciabilità» inserita nel decreto è molto ambigua e rischia di dare adito a interpretazioni diverse. In sostanza, per come è formulata, può ricomprendere sia le fattispecie più gravi, come le transazioni finanziarie effettuate senza avvalersi di una banca. Ma anche quelle oggettivamente meno gravi, come la semplice omissione dei codici identificativi di gara nella documentazione ufficiale.

A queste sollecitazioni, però, il governo non ha risposto e ha lasciato la norma inalterata. Confermando che l'accertamento delle violazioni degli obblighi di tracciabilità dei flussi finanziari «con la condizione della reiterazione» può portare il prefetto a «desumere il tentativo di infiltrazione mafiosa». Facendo scattare lo stop ai danni dell'impresa.

Stessa delusione sull'altra grande questione di interesse per le imprese, le informative atipiche. Il decreto fa salva la norma che consente ai prefetti di comunicare alle amministrazioni «elementi di fatto ed altre indicazioni utili alla valutazione» di cui le amministrazioni stesse possono tenere conto nell'emanare provvedimenti di carattere discrezionale.

Il timore è che queste possano portare abusi nei confronti delle imprese da parte delle pubbliche amministrazioni. Le informative atipiche, infatti, si basano su elementi puramente indiziari, «prescindendo – come scriveva l'Ance a suo tempo - dalla sussistenza di un quadro completo e significativo dal quale possa dedursi, con ogni logica conseguenza, il tentativo di ingerenza della criminalità organizzata, elemento che, invece, deve caratterizzare le informazioni tipiche». Nella relazione tecnica di accompagnamento al provvedimento, però, si legge che «appare opportuno» mantenere in vita l'informativa atipica.


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