Lavori Pubblici

Approvazione in vista per la qualificazione dei restauratori

Giuseppe Latour

Il pacchetto di modifiche è frutto di una mediazione a tre parti, tra il ministero dell'Istruzione, quello dei Beni culturali e la maggioranza

La matassa della qualificazione dei restauratori, dopo anni di attesa, si sta finalmente per dipanare. Sono stati, infatti, depositati in commissione Beni culturali del Senato alcuni emendamenti, condivisi da Governo e relatori, che rimettono mano al testo base al quale si lavora ormai da diverse settimane. Risolvendo i problemi sorti finora. Salvo sorprese, a breve la discussione viaggerà a passi decisi verso un'approvazione rapida.
Le novità più importanti inserite nel pacchetto sono principalmente tre. Anzitutto, il rinvio dei termini per i diversi esami dal 31 ottobre fino a fine 2012. Poi, la creazione di una via privilegiata per l'esame di Stato a favore di coloro che hanno frequentato un corso universitario almeno quinquennale. E il riordino di dettaglio di diverse formulazioni che davano adito a interpretazioni discordanti.
Il pacchetto di modifiche così costituito è frutto di una mediazione a tre parti, tra il ministero dell'Istruzione, quello dei Beni culturali e la maggioranza, rappresentata dai due relatori: Andrea Marcucci del Pd e Franco Asciutti del Pdl. Il passaggio più intricato ha riguardato il valore che deve essere attribuito ai diversi titoli di studio nell'ambito dell'esame di Stato di abilitazione, con il quale si diventerà restauratori.

L'esistenza di un panorama molto frastagliato di corsi collegati in qualche modo alla professione di restauratore ha reso il compito particolarmente complesso. Alla fine, però, si è usciti dall'impasse, tanto che il sottosegretario Roberto Cecchi ha potuto già esprimere, nel corso di un'audizione davanti alla Commissione, "la sua personale soddisfazione per il buon esito del lavoro svolto".
Il sistema che viene fuori dal Ddl, quindi, è "a doppio binario". Da una parte sarà possibile diventare restauratori attraverso una procedura di selezione pubblica, basata sulla "valutazione dei titoli e delle attività" che ciascuno ha messo nel curriculum entro il 30 giugno 2012. Dovrà essere indetta, stando alle modifiche richieste, entro il 31 dicembre 2012 (non più entro il 31 ottobre). Guardando alle tabelle contenute nel Ddl, si dovranno raggiungere i 300 crediti formativi.

L'altra strada è quella della prova di idoneità, fatta attraverso un esame di Stato entro il 31 dicembre del 2012, per coloro i quali abbiano conseguito la qualifica di "collaboratore restauratore", una sorta di apprendista che potrà avere, ad esempio, un semplice diploma di un'accademia di belle arti dalla durata di tre anni.
A questa ipotesi, con un emendamento del governo, sarà aggiunta una terza via. Per usare le parole del sottosegretario Cecchi, "una prova di idoneità distinta con valore abilitante per l'esercizio della professione di restauratore, destinata a coloro che abbiano svolto un ciclo di studi universitari o dell'Alta formazione artistica e musicale (Afam), purché i titoli di accesso siano intesi cumulativamente e il percorso svolto sia perciò della durata complessiva di cinque anni".


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