Lavori Pubblici

White-list e stretta sugli arbitrati: il disco verde arriva con la fiducia al Ddl anticorruzione. L'approfondimento

Giuseppe Latour, Mauro Salerno e Giorgio Santilli

Il provvedimento arriva al giro di boa al Senato con la fiducia al maxi-emendamento presentato dal Governo. White-list obbligatorie, stop ai magistrati-arbitro, nuovi obblighi di trasparenza tra le misure per gli appalti

Votata la fiducia in Parlamento al Ddl anticorruzione che questa ha chiuso il suo percorso in Senato. Il voto (i sì sono risultati 228, i contrari 33, gli astenuti 2) ha riguardato il maxi-emendamento unico del Governo (scarica qui il testo approvato dall'Aula ) e non, come sembrava più probabile, su tre diversi articoli spacchettati. La sostanza, comunque, non cambia: le norme sulla repressione della corruzione nella pubblica amministrazione fanno un passo avanti verso la Gazzetta ufficiale. Adesso manca solo il via libera definitivo della Camera, atteso a questo punto in tempi molto brevi.

L'assetto del provvedimento è stato, in larghissima parte, confermato. Le uniche novità sono arrivate in materia di traffico di influenze, corruzione tra privati e collocamento fuori ruolo dei magistrati. Le molte norme dedicate in qualche modo all'edilizia hanno mantenuto inalterata sia la forma che la sostanza.

Diventano così una realtà le white list. Si tratta di elenchi di «fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori» al riparo da qualsiasi sospetto di infiltrazione mafiosa. Le prefetture dovranno curarsi di tenerli e aggiornarli; una volta inserita nella lista, l'impresa non dovrà più presentare la documentazione antimafia prevista dalla legge. L'obbligo di gestire le white list da parte delle Prefetture non scatterà però subito, all'entrata in vigore della legge, ma solo dopo un Dpcm che il Governo - in base al Ddl anticorruzione - dovrà emanare entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge, con una ulteriore vacatio di 60 giorni dopo il decreto.

Viene rimaneggiata la disciplina degli arbitrati. Le controversie derivanti dai contratti pubblici potranno essere «deferite ad arbitri» solo «previa autorizzazione motivata da parte dell'organo di governo dell'amministrazione». In sostanza, dall'approvazione definitiva del Ddl servirà un provvedimento specifico per portare avanti un arbitrato in tutti i casi nei quali per un appalto sia stato speso denaro pubblico. Addio poi ai magistrati-arbitri. Il ddl stabilisce infatti che comunque, gli arbitri non potranno essere selezionati tra le file dei magistrati «ordinari, amministrativi, contabili e militari».

Scattano nuovi obblighi di trasparenza per le pubbliche amministrazioni. Queste dovranno pubblicare sui propri siti web istituzionali, in caso di gare, una serie di informazioni relative al bando, come l'oggetto, l'elenco degli operatori invitati a presentare offerte, l'aggiudicatario, i tempi di completamento dell'opera. Sull'obbligo vigilerà l'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici.

E cambia l'articolo 135 del Codice appalti. Vengono inserite una serie di nuove ipotesi di risoluzione del contratto. Saranno sanzionate in questo modo le sentenze passate in giudicato per reati come l'associazione mafiosa,traffico di droga, contrabbando, traffico di rifiuti. delitti con finalità di terrorismo, oltre ai più classidci reati di corruzione, concussione, peculato e malversazione a danno dello Stato

Infine viene stabilita una nuova incompatibilità per i membri delle commissioni giudicatrici. Non ne potranno fare parte i condannati - con sentenza passata i giudicato - per delitti contro la Pa come peculato, malversazione, corruzione, abuso d'ufficio o interruzione di pubblico servizio.


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