Lavori Pubblici

Dalle reti di impresa agli adempimenti di sicurezza: focus sulle misure per l'edilizia

Giuseppe Latour

DURC
Vita più lunga per il documento unico di regolarità contributiva. Con le regole attuali il Durc rilasciato per gli appalti di lavori pubblici, forniture e servizi ha validità trimestrale e si riferisce a una specifica fase dell'appalto nell'ambito della quale viene emesso, come la stipula del contratto o il collaudo. Insomma, vive per un arco di tempo limitato, costringendo le imprese a chiedere continue riemissioni. Il nuovo assetto disegnato dal Ddl semplificazioni stabilisce che il documento unico di regolarità contributiva per «contratti di lavori pubblici, servizi e forniture ha validità di 180 giorni dalla data di emissione».
Sempre in materia di Durc, il Ddl corregge un errore di formulazione contenuto nel decreto spending review (Dl n. 52/2012, convertito con la legge n. 94/2012). In questo modo sarà possibile, dopo l'approvazione dei provvedimenti attuativi previsti dal Dl n. 52, ottenere il rilascio del Durc, nonostante la presenza di debiti contributivi, semplicemente esibendo una certificazione che attesti la sussistenza di un credito almeno di pari importo nei confronti della Pubblica amministrazione.

SILENZIO-RIFIUTO
Viene eliminato il silenzio rifiuto. Questo significa che la pubblica amministrazione non potrà più rimanere inerte nel caso in cui venga chiesto un permesso di costruire in presenza di un vincolo ambientale, paesaggistico o culturale. In base alle nuove regole questo silenzio non è più "significativo", non ha cioè più valore di diniego. Resta, quindi, assolutamente ferma «la necessità che l'amministrazione concluda il procedimento di rilascio del permesso di costruire con un provvedimento espresso».
Viene poi eliminata la distinzione tra immobili tutelati dall'amministrazione comunale e altri immobili che, invece, rientrano sotto altre competenze. In questo secondo caso, infatti, le norme attuali rendono obbligatoria la conferenza di servizi. Questa ipotesi viene eliminata "allo scopo – si legge nella relazione - di evitare inutili aggravi procedimentali e al fine di avere una più semplice formulazione del testo". Il Comune potrà convocare la conferenza solo se lo ritiene necessario. «In questa norma non c'è nessun condono, nessuno sconto, nessun attacco all'ambiente, nessuna porta aperta alla speculazione sui territori protetti e di pregio. Il governo ha confermato un principio del diritto e ha risolto una distorsione - ha commentato il ministro Corrado Clini -. Perché un cittadino che fa una domanda a un'amministrazione pubblica ha il diritto di avere una risposta, positiva o negativa che sia. Se si chiede un intervento vietato dalle norme vigenti quella domanda non va ignorata o messa in un cassetto, ma va rifiutata esplicitamente ed in tempi ragionevolmente brevi. Il silenzio-rifiuto al contrario de-responsabilizza l'amministrazione pubblica e consente di non rispondere alle domande dei cittadini. E l'inerzia delle amministrazioni è stata troppo spesso un alibi per l'abusivismo».


TERRE E ROCCE DA SCAVO
Viene completata, con il disegno di legge, la disciplina che regola l'utilizzo delle terre e rocce da scavo. Dopo il decreto sui grandi cantieri, pubblicato da poco, il Ddl regola anche le procedure per i piccoli cantieri, sotto i seimila metri cubi di materiale estratto. Questi possono riutilizzare le terre, senza doverle portare in discarica e trattare come rifiuto, se rispettano una serie di condizioni: certezza della destinazione di riutilizzo, rispetto delle soglie di contaminazione del materiale, assenza di rischi per la salute nel quadro dell'operazione di riuso.
In questi casi non sarà necessario redigere il piano di utilizzo, la parte centrale della complessa procedura prevista nei grandi cantieri. Al suo posto basterà una dichiarazione al Comune in cui si precisano i tempi e i modi di impiego, purché non si superi il termine massimo di un anno dal momento della produzione del materiale. Per il trasporto, al posto dell'articolato iter richiesto per i grandi cantieri, basterà utilizzare una semplice scheda che contenga tutti i dettagli relativi alle terre.

RETI DI IMPRESE
Il disegno di legge incorpora con questo articolo una segnalazione avanzata nei giorni scorsi dall'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici. Se il Ddl sarà approvato dal Parlamento, anche le imprese legate attraverso i contratti di rete potranno essere ammesse al mercato dei lavori pubblici e potranno partecipare alle gare di appalto. Perché, fino ad oggi, la partecipazione era possibile per i consorzi stabili e le cooperative ma non per le reti. Secondo la legge, infatti, queste non danno vita ad "un ente munito di soggettività autonoma". E, per questo, non possono essere classificate nel recinto delle gare pubbliche.
Nei network di piccole e medie imprese, però, viene instaurato un rapporto di collaborazione duraturo e continuativo, non limitato ad una specifica gara e finalizzato al perseguimento di un programma di sviluppo di ampia portata. Un rapporto assolutamente compatibile con gli appalti pubblici. Non essendoci un unico soggetto giuridico, per andare in gara le parti dovranno regolare attraverso accordi la partecipazione congiunta alle procedure di appalto nell'oggetto del contratto di rete.

SICUREZZA
Diverse le semplificazioni in materia di sicurezza nei cantieri. C'è, anzitutto, una decisa sforbiciata agli adempimenti che il testo unico sicurezza impone alle imprese in fase di organizzazione del lavoro. Un decreto del ministero del Welfare dovrà individuare, entro 60 giorni dall'entrata in vigore della norma, una serie di modelli semplificati per la redazione del Piano operativo di sicurezza (Pos) e del Piano di sicurezza e coordinamento (Psc). 
Un altro decreto, stavolta dei dicasteri di Lavoro e Infrastrutture, si occuperà, invece, del piano di sicurezza sostitutivo del Psc.
Accanto a questa semplificazione, l'articolo 4 del Ddl esclude dall'ombrello del Testo unico sicurezza, nella parte relativa ai cantieri, tutti quei lavori "finalizzati alla realizzazione o manutenzione delle infrastrutture per i servizi". In questo modo si chiarisce un dubbio interpretativo in bilico da tempo e si portano risparmi alle Pmi pari a 138 milioni di euro.

Infine, le verifiche periodiche sulle macchine da lavoro successive alla prima, obbligatorie per legge, non dovranno più essere fatte necessariamente presso Inail o Asl, ma potranno essere effettuate presso un privato abilitato.

GARANZIE
Per alleviare i problemi delle imprese che operano sul mercato degli appalti pubblici, spesso in difficoltà nel reperire liquidità, il disegno di legge riduce la quota dell'importo della garanzia di buona esecuzione non svincolabile quando il contratto è in corso. Si passa così dall'attuale 25 fino al 20 per cento.
Va in questa stessa direzione la norma che regola il caso in cui l'opera, ultimata e consegnata dall'impresa, non venga dichiarata completa a causa della sola mancanza formale del collaudo. In questi casi sarà possibile svincolare automaticamente la cauzione, liberando così il denaro a disposizione dell'impresa. Nello specifico, il Ddl prevede che lo svincolo automatico scatti quando passa almeno un anno dalla messa in esercizio senza il successivo collaudo. Resta bloccata solo una quota del 20% non svincolabile prima del collaudo effettivo. E' prevista, a tutela del committente nei confronti dell'impresa, una clausola di garanzia nell'ipotesi di vizi o difformità dell'opera non rimossi dall'appaltatore entro un anno dalla messa in esercizio.


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