Lavori Pubblici

Fausto Savoldi (geometri): «Sediamoci a un tavolo ma niente preclusioni alla progettazione»

Massimo Frontera

Il presidente dei geometri Fausto Savoldi risponde alla proposta lanciata dal presidente degli architetti Leopoldo Freyrie per sedersi a un tavolo delle professioni tecniche presso il ministero della Giustizia

Trovare un accordo sulla «modesta costruzione» per siglare la "pace" nel contrasto che persiste tra, da una parte, ingegneri e architetti e, dall'altra, i geometri. È questo il senso della replica del presidente dei geometri, Fausto Savoldi, alla proposta lanciata dal presidente degli architetti, Leopoldo Freyrie di istituire un tavolo tra le professioni tecniche presso la sede istituzionale del ministero della Giustizia (leggi l'intervista a Leopoldo Freyrie a questo link ).

In particolare, il consiglio nazionale degli architetti ha proposto di emendare il disegno di legge sostituendolo con un unico articolo che istituisca - presso il ministero della Giustizia e di concerto con il ministero delle Infrastrutture - un tavolo delle competenze a cui partecipino i rappresentanti dei Consigli Nazionali delle Professioni dell'area tecnica. Al tavolo dovrebbe essere demandato il compito di redigere ogni anno «le linee guida di interpretazione e di aggiornamento delle competenze professionali – anche sulla base delle novità legislative intervenute - nel rispetto delle direttive e politiche comunitarie che dovrebbero poi essere emanate mediante decreto ministeriale».

«Siamo sempre pronti a discutere questa questione - replica a stretto giro Savoldi -: siamo perfettamente d'accordo a trovare una soluzione. Ma il tavolo non può partire con la preclusione assoluta sulla progettazione. Si tratta di definire dei limiti». «Se si parte con l'assoluta preclusione per la progettazione, calcolo e le altre cose che ci concede la legge - ribadisce il presidente dei geometri - questo mette un po' in discussione la cosa. Ma siamo d'accordo: si tratta di identificare la "modestia" delle costruzioni».

«Quello che non è pensabile - torna a sottolineare Savoldi - è partire da una preclusione assoluta : in questo caso, se non c'è più l'identificazione della modesta costruzione ma solo un divieto, allora non è pensabile».

«La verità è che gli organismi edilizi richiedono oggi la collaborazione di più professioni, noi siamo parte integrante della filiera: non vogliamo perdere quote ma vogliamo ragionare».


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