Lavori Pubblici

Architetti vs geometri: no all'ampliamento delle competenze

Mauro Salerno e Massimo Frontera

Freyrie in audizione al Senato sul Ddl Vicari lancia la proposta di un «tavolo delle competenze» tra le professioni tecniche. Replica il presidente dei geometri, Fausto Savoldi: «Va bene, ma niente preclusioni alla progettazione»

Si riaccende la battaglia delle professioni. Gli architetti tornano in campo contro il rilancio del Ddl Vicari in parlamento richiesto dai geometri la settimana scorsa durante la «giornata nazionale della difese a delle competenze professionali dei geometri», che ha visto anche alcuni componenti della categoria scendere in piazza con sit-in al Senato e di fronte al ministero della Giustizia (clicca qui ).

Ora sono gli architetti a tornare sul tema destinato a riaccendere le polemiche, tra tecnici. «Ribadiamo il nostro parere assolutamente contrario al Ddl 1865 attualmente in discussione al Senato che, senza fondamento alcuno, estende indebitamente le competenze progettuali dei geometri e dei periti, consentendo loro di occuparsi anche di progettazione architettonica - ha detto Leopoldo Freyrie, Presidente del Consiglio nazionale degli architetti nel corso di una audizione dinanzi alla Commissione Lavori Pubblici del Senato. -. Nel momento in cui la crisi ci spinge ad essere ancora più competitivi in termini di qualità dei servizi offerti ai cittadini, favorendo, tra l'altro, la cooperazione tra i professionisti, ci sembra del tutto anacronistico proporre norme che, contro le indicazioni comunitarie, estendono le competenze di una categoria a danno di un'altra».

Freyrie bolla come «anacronistici e del tutto inutili tutti i tentativi di forzare la definizione di "modesta dimensione" di una costruzione: negli ultimi 50 anni tutto ciò ha prodotto, da un lato, un enorme spreco di giurisprudenza, dall'altro non pochi scempi edilizi. Altrettanto evidente è poi la non "economicità legislativa" di un intervento come quello proposto che entra nello specifico di materie propriamente tecniche».

Ma non basta. «Le nuove competenze che si vorrebbero estendere a geometri e periti – sottolinea Freyrie - non hanno riscontro in alcun paese dell'Unione Europea, poiché gli interventi riguardanti l'architettura e il paesaggio, e le direttive comunitarie su questo aspetto sono chiarissime, devono essere realizzati da professionisti che abbiano svolto idonei studi universitari».

La strada da percorrere, secondo gli architetti, è quella indicata dal Dpr attuativo della Riforma delle professioni che «supera il problema delle competenze e promuove, invece, l'integrazione professionale e interprofessionale con l'istituzione di nuove forme societarie».

Per questi motivi il Consiglio nazionale degli architetti propone di emendare il disegno di legge sostituendolo con un unico articolo che istituisca - presso il Ministero della Giustizia e di concerto con il Ministero delle Infrastrutture - un tavolo delle competenze a cui partecipino i rappresentanti dei Consigli Nazionali delle Professioni dell'area tecnica. Al tavolo dovrebbe essere demandato il compito di redigere ogni ano «le linee guida di interpretazione e di aggiornamento delle competenze professionali – anche sulla base delle novità legislative intervenute - nel rispetto delle direttive e politiche comunitarie che dovrebbero poi essere emanate mediante decreto ministeriale».


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