Lavori Pubblici

L'Authority al Governo: norme snelle per l'accesso al mercato di imprese e di professionisti

Alessandro Arona, Mauro Salerno, Stefano Setti

L'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici chiede al Governo di ammettere anche i contratti di rete di Pmi tra le forme di aggregazione ammesse a partecipare alle gare di lavori

Aprire le porte del mercato degli appalti alle reti di impresa. L'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici si schiera a favore delle Pmi organizzate in network flessibili, chiedendo al Governo di ammettere anche i contratti di rete tra le forme di aggregazione ammesse a partecipare alle gare d'appalto.

In un atto di segnalazione inviato al Governo (link ), l'Autorità guidata da Sergio Santoro delinea le misure che sarebbero necessarie a inserire le reti di impresa tra i soggetti riconosciuti dal Codice degli appalti (Dlgs 163/2006) e quindi ammessi a prendere parte alle gare pubbliche di lavori, servizi e forniture. Un'innovazione che il Governo sembra orientato a favorire, visto che la possibilità di ammettere le reti di impresa al mercato degli appalti è una delle misure incluse nel pacchetto-semplificazioni che dovrebbe essere esaminato in una delle prossime riunioni del Consiglio dei Ministri.

In prima battuta, l'Autorità ricorda che il contratto di rete rappresenta la forma più flessibile di associazione tra imprese e per questo bisognerebbe mantenere una normativa quanto più possibile snella anche per la partecipazione agli appalti. Si parte con una distinzione: tra reti di impresa dotate di un organo di rappresentanza comune e network che invece hanno deciso di farne a meno. Nel primo caso «le parti dimostrano di voler in parte ridurre la caratteristica flessibilità della rete, privilegiando una maggiore stabilità del rapporto associativo». Dunque si può valorizzare il rapporto di mandato all'organo di rappresentanza «al quale può essere conferito espressamente il potere di presentare domande di partecipazione o offerte per tutte o determinate tipologie di procedure di gara in qualità di mandataria (laddove in possesso dei requisiti di qualificazione)». La volontà di avvalersi di una simile possibilità per una specifica gara, andrebbe confermata da tutte le imprese aderenti alla rete mediante la sottoscrizione dell'offerta.

Per i network privi di un organo di rappresentanza l'Autorità propone di richiedere per ciascuna gara il conferimento di un mandato collettivo a una delle imprese. Per «non gravare di oneri eccessivi le imprese che hanno già sottoscritto il contratto di rete», il mandato «in fase di partecipazione potrebbe essere sostituito dall'impegno scritto al conferimento dello stesso a valle dell'aggiudicazione», oppure prendere la forma della «scrittura privata autenticata».
Quanto ai requisiti di qualificazione Via Ripetta propone di applicare le regole già previste dal Codice per i raggruppamenti temporanei di impresa. Mentre per quanto riguarda la fase di esecuzione dell'appalto bisognerebbe sancire «la responsabilità solidale, nei confronti della stazione appaltante, delle imprese "retiste" che stipulano il contratto di appalto, alla pari di quanto previsto per i raggruppamenti temporanei». Tale responsabilità, nota l'Authority, non può «in alcun modo ritenersi estesa ai soggetti che, seppur sottoscrittori del contratto di rete, non abbiano preso parte alla specifica procedura di gara». Possibile il recesso di una o più imprese dalla rete a patto che le rimanenti imprese mantengano i requisiti previsti dalle norme per l'esecuzione dell'appalto. No, invece, a cambi di composizione in corsa che prevedano aggiunte o sostituzione tra le fila del network.

L'ultima notazione riguarda lo status dei possibili sottoscrittori del contratto di rete. Nell'atto di segnalazione, l'Autorità chiede di superare i paletti che restringono la possibilità di partecipazione agli «imprenditori» allargando la definizione agli «operatori economici», nel senso indicato dalle norme comunitarie, facendo dunque riferimento a «qualsiasi attività che si concretizzi nell'offerta di beni e servizi sul mercato». Una definizione che sembrerebbe aprire le porte dei contratti di rete anche alle attività professionali. «A tal fine - conclude il documento dell'Autorità - sarebbe necessaria una modifica legislativa volta a permettere la partecipazione alle reti di impresa anche a professionisti non qualificabili alla stregua di imprenditori in senso civilistico».


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