Lavori Pubblici

Ok in conferenza unificata al Dm Economia sui crediti nei confronti dei Comuni

Massimo Frontera

Passano in conferenza unificata le modifiche al Dm Economia che consente alle imprese di attivare la procedura di rientro del credito nei confronti degli enti locali avvalendosi del certificato lavori previsto dal codice appalti

La novità consentirà alle imprese di aspettare fino a 120 giorni per la certificazione del credito.
Altra novità di peso è l'ampliamento del perimetro delle procedure di rientro del credito alle Regioni e Asl (quasi tutte al Sud) impegnate nel rientro del proprio debito. È però necessaria un'attestazione da parte del commissario straordinario sui crediti certificati nei piani di rientro.
Le norme sono scritte sulla bozza di Dm Economia – ora alla Corte dei conti, prima della successiva pubblicazione in «Gazzetta» – che modifica il precedente Dm Economia del 25 giugno 2012 sulle modalità di certificazione del credito per appalti e forniture a enti locali (pubblicato sulla «Gazzetta» del 2 luglio scorso).

Le novità riguardano pertanto i crediti nei confronti dei soli enti locali e territoriali: Comuni, Regioni e Asl. Parallelamente, ricorda l'Ance, il Governo si è impegnato a intervenire anche sul versante delle amministrazioni statali (oggetto di un apposito Dm Economia) equiparando in tal modo i diversi creditori.

Una volta entrato in vigore, sarà possibile attivare le procedure a disposizione dell'impresa per gestire il proprio credito. Sulla carta, le imprese hanno più di una opzione: cessione del credito (pro soluto o pro solvendo), anticipazione bancaria, anticipazione a valere sul fondo di garanzia per le Pmi, compensazione con somme iscritte a ruolo.

La dotazione di risorse conta 10 miliardi di provvista Abi, nella quale è stata assorbita anche la provvista Abi-Cdp di due miliardi, più i due miliardi di dotazione del fondo di garanzia per le Pmi.
Nella pratica, tuttavia, le opzioni si riducono drasticamente. I motivi sono vari: di fatto è sparita l'opzione di cessione del credito pro soluto: resta il pro solvendo, sconveniente per le imprese.
Persistono poi i vincoli al patto di stabilità dei Comuni: per non sforare, l'ente locale eviterà di apporre una data al certificato lavori e questo, spiegano all'Ance, rende di fatto impraticabile l'opzione della compensazione. Restano l'anticipazione bancaria e l'anticipazione a valere sul fondo di garanzia, limitata però a due miliardi per tutte le Pmi.


© RIPRODUZIONE RISERVATA