Lavori Pubblici

White list obbligatorie e stop alle «informative atipiche»: i costruttori ascoltati sul Ddl anticorruzione

G.Latour e M.Salerno

I rappresentanti Ance ascoltati anche sulle strategie energetiche nazionali. La richiesta: integrare le misure attualmente in campo, potenziando la certificazione energetica e rendendo strutturali gli incentivi per la riqualificazione

Rendere obbligatoria l'iscrizione alle white-list, evitare che le stazioni appaltanti possano decidere l'eclusione di un'impresa dalle gare soltanto sulla base di informazioni prefettizie «atipiche», cioè basate su semplici elementi indiziari. Sono le due correzioni richieste dall'Ance, al Ddl anticorruzione che in questi giorni torna d'attualità al Senato (Ddl n.2156/B, clicca qui per scaricare il testo ).

Ascoltata dalle Commissioni riunite Affari Costituzionali e Giustizia del Senato l'associazione che rappresenta i costruttori ha posto innanzitutto l'accento sulla necessità di rendere vincolante l'iscrizione alle white list prefettizie previste dall'articolo 13 del provvedimento.

Secondo i costruttori bisognerebbe rendere l'iscrizione obbligatoria per almeno due motivi. Primo «come dimostra l'evidenza empirica, le white list costituite su base volontaria, attualmente esistenti (per la ricostruzione dell'Abruzzo e per l'Expo 2015), risultano del tutto inefficaci. Gli operatori, infatti, hanno dimostrato di non comprendere l'utilità dell'iscrizione a tali liste, ma di percepirla come una complicazione aggiuntiva». Secondo: «L'obbligatorietà dell'iscrizione consentirebbe di estendere il controllo sistematico delle Prefetture a tutti gli investimenti in costruzioni, sia pubblici che privati. Infatti, circoscrivere l'applicazione delle white list ai soli contratti sottoscritti per appalti pubblici lascia al di fuori del controllo sistematico delle Prefetture la grande maggioranza degli investimenti in costruzioni».

Quanto al secondo punto, il riferimento è all'articolo 3, comma 3, del Ddl anticorruzione, laddove si prevede la possibilità di escludere dalle gare le imprese che non aderiscono ai protocolli di legalità. Il problema, sottolinea l'Ance, è che i protocolli di legalità fanno spesso riferimento alle cosiddette «informative prefettizie atipiche», basate su elementi puramenti indiziari.

«Il punto debole dell'istituto - commenta l'Ance - sta proprio nel rimettere alla amministrazione procedente decisioni delicate ed impegnative, quali l'esclusione di un'impresa dalle gare o la rescissione di un contratto, sulla base di elementi che non hanno consentito neppure all'Autorità di pubblica sicurezza un giudizio completo (altrimenti sarebbe stata emessa un'informazione interdittiva e, dunque, tipica)». «In tali circostanze le amministrazioni, che sono di regola sensibili alle comunicazioni della prefettura, normalmente procedono alla esclusione dalle gare o alla rescissione dei contratti, sulla base di semplici elementi indiziari per di più spesso legati a fatti risalenti nel tempo ovvero relativi ad altre imprese con le quali il soggetto interessato si è associato». «Per le considerazioni sopra espresse - conclude la nota dell'associazione -, si ritiene necessario valutare l'opportunità di chiarire nella disposizione in argomento che le informazioni atipiche non possono, di per se stesse, costituire causa di esclusione dalle gare, né causa ostativa alla stipulazione del contratto o dell'autorizzazione al subcontratto».

STRATEGIA ENERGETICA
Oltre che sul Ddl anticorruzione l'Ance è stata ascoltata anche sul piano energetico nazionale. La richiesta: integrare le misure attualmente in campo, potenziando la certificazione energetica e rendendo strutturali gli incentivi per la riqualificazione. L'audizione, che si è tenuta martedì alla commissione Industria del Senato, ha messo in luce il netto distacco che esiste tra gli obiettivi di efficientamento fissati per l'edilizia e gli strumenti a disposizione del settore.

Il Piano d'azione per l'efficienza energetica del 2011 ha, infatti, riconosciuto all'edilizia un ruolo centrale, "attribuendole un potenziale risparmio energetico pari a 60.000 GWh/anno per il solo settore residenziale", molto più dell'industria e dei trasporti.

A questi obiettivi così ambiziosi, però, non sono state accompagnate azioni concrete. L'attuale assetto degli incentivi consentirà, secondo i costruttori, di raggiungere alla fine del 2012 appena il 19% dell'obiettivo fissato per il 2016. Insomma, serve più impegno.

In primo luogo, ricorda l'Ance, «andrebbe resa strutturale la detrazione fiscale del 55%». Poi, bisognerebbe prendere strade creative: «si potrebbero definire soluzioni per stimolare interventi di efficienza energetica in situazioni "critiche" come quelle degli immobili in affitto, anche attraverso accordi cosiddetti "verdi", sottoscritti tra il proprietario dell'immobile e i soggetti abilitati (ad esempio le Esco) che finanziano l'intervento».

Infine, serve la riforma della certificazione energetica, per uscire dai localismi che oggi la caratterizzano. Secondo l'Ance è necessario «renderla credibile e affidabile», prevedendo che, per le classi energetiche migliori, la certificazione sia rilasciata dall'Ente unico nazionale di accreditamento (Accredia).


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